"Forse dovremmo pensarci": c'è un conto in sospeso al Nürburgring, Auer lancia la sfida per il 2027 insieme a Verstappen

"Forse dovremmo pensarci": c'è un conto in sospeso al Nürburgring, Auer lancia la sfida per il 2027 insieme a Verstappen
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La rottura del semiasse a tre ore dalla fine brucia ancora, ma Lucas Auer guarda già al futuro. L'austriaco apre alla possibilità di riunire l'equipaggio stellare con il campione del mondo per riprendersi l'Inferno Verde nel 2027
20 maggio 2026

Il motorsport sa essere di una crudeltà spiazzante, capace di strapparti dalle mani l’impresa della vita quando vedi già la bandiera a scacchi del traguardo. Ne sanno qualcosa i 352.000 spettatori che hanno invaso l'Inferno Verde per un’edizione record, arrivati fin qui per spingere con gli occhi e con il cuore il debutto leggendario di Max Verstappen. E ne sa qualcosa Lucas Auer, che con il fuoriclasse olandese, Daniel Juncadella e Jules Gounon ha condiviso il sedile della Mercedes-AMG GT3 Evo numero #3 del team Verstappen.com Racing. Una cavalcata trionfale, costruita sorpasso dopo sorpasso, con il cannibale della Formula 1 capace di addomesticare la notte della Nordschleife e di rifilare quaranta secondi ai rivali più esperti. Poi, a sole tre ore dalla fine, il silenzio della meccanica: la rottura del semiasse mentre si trovavano saldamente al comando e la vittoria consegnata su un piatto d'argento alla vettura gemella numero #80.

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È una ferita aperta, ma lo spirito dell’endurance pulsa forte nelle parole di Lucas Auer, che riesce ancora a trovare la forza di sorridere dopo la beffa. Il pilota austriaco non nasconde l'amarezza, ma preferisce guardare il quadro generale di un weekend indimenticabile: "Sì, beh, lo è stato fondamentalmente fino a quando non ci siamo dovuti fermare. È stata una bellissima gara. Ovviamente c'è frustrazione, ma sono anche orgoglioso del nostro gruppo ed è stato un assoluto piacere condividere la vettura con i ragazzi e con tutto il team”. La pressione intorno alla vettura numero #3 era enorme, una marea umana e mediatica catalizzata dalla presenza del quattro volte campione del mondo di Formula 1, ma la squadra ha risposto da veterana. "Penso che abbiamo gestito tutto molto bene — spiega Auer — Ovviamente c'era molta attenzione da parte dei media e molta più gente, ma eravamo davvero ben organizzati. Alla fin fine, comunque, per la categoria GT3 è incredibile quello che abbiamo visto qui, quello che si vede”.

Un lavoro che profuma di un conto in sospeso con la pista più spaventosa del mondo, tanto che l'idea di riprovarci l'anno prossimo inizia già a serpeggiare, anche se l'austriaco frena i tempi: "Sì, in realtà forse. Forse dovremmo pensarci, ma non ne abbiamo ancora parlato”.

Il momento del dramma sportivo si è consumato mentre al volante si trovava Daniel Juncadella, costretto a percorrere mezza pista a velocità ridotta prima di infilare la corsia dei box e spegnere definitivamente i sogni di gloria. Auer ha vissuto quei concitati minuti direttamente dal cuore pulsante del muretto: "Oh sì, ero di sopra. Ero accanto ad alcuni ingegneri, quindi sapevo cosa stava succedendo”. E sulla reazione di Verstappen, rimasto appiedato prima di poter compiere il suo ultimo stint programmato, Auer svela una maturità da veri uomini di corsa: "L'ha presa allo stesso modo, con frustrazione, ma alla fine siamo tutti nel motorsport da molto tempo. Sappiamo come va questo ambiente a volte, ma vale lo stesso discorso anche in questo caso: fino a quel momento era stato davvero fantastico”.

Nessun errore dei piloti, nessuna sbavatura causata dai passaggi aggressivi sui cordoli o dalle insidie del traffico, che in questa maratona travolge e stravolge ogni piano. Auer difende la condotta di gara dell'equipaggio: "Dobbiamo indagare, ma no, in realtà fino a quel momento era stata una gara molto pulita. Sui cordoli... No, questo è quello che fai qui. Con la gestione del traffico e le diverse categorie, è una questione di sopravvivenza per tutti, per le auto e per gli esseri umani. Però no, da parte nostra è stata in realtà una gara piuttosto pulita”.

Una pulizia di guida e una fame agonistica che hanno esaltato il pubblico, regalando brividi puri in un weekend dominato dall'emozione. "Non ho avvertito la pressione, in realtà mi sono divertito — ammette con un sorriso Auer — Se guidi per un costruttore tedesco questo è l'evento più importante, la pressione c'è sempre. Però alla fin fine, anche insieme a Max, è stata un'esperienza incredibile. Quando guidi sei nel tuo tunnel, ma è una settimana lunga e per come è cresciuta l'atmosfera con 352.000 persone, è stato davvero impressionante”.

Il bilancio finale, nonostante il trofeo più grande sia sfuggito, resta stellare. Il team ha dimostrato di avere in mano le chiavi della Nordschleife fin dalle prime sessioni di qualifica, dominando il lotto dei partenti. "Un lavoro straordinario, quindi posso solo dire grazie; da parte loro è stato un lavoro stellare, davvero incredibile”, conclude Auer, lasciando la porta aperta a un futuro ritorno all'Inferno Verde, anche se per il 2026 i programmi non sono ancora scritti: "Quest'anno non lo so. Al momento non c'è nulla di pianificato, ma vedremo”. Il Nordschleife ha tolto, ma la sensazione è che questo gruppo abbia tutta l'intenzione di tornare a riprendersi ciò che il destino gli ha scippato a tre ore dalla bandiera a scacchi.

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