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Il sipario sulla 24 Ore del Nürburgring è calato, ma per Mattia Drudi è già ora di guardare avanti. Il suo programma fittissimo, infatti, dopo la terza posizione conquistata all’Inferno Verde con l'Aston Martin Vantage AMR GT3 EVO #34 di Walkenhorst Motorsport – condivisa con Christian Krognes e Nicki Thiim –, prevede ora altri due importanti impegni. Il primo è a Spa-Francorchamps, nel cuore delle Ardenne, per il prologo dell’altro iconico appuntamento dell’Endurance che ha già vinto nel 2024 e che andrà in scena a fine giugno. Poi si tornerà finalmente nella sua Italia per il secondo round del GT World Challenge Europe nel Tempio della Velocità a Monza. Nel mentre, dovrà svolgere anche il suo ruolo di pilota al simulatore Audi per il weekend di Formula 1. In poche parole, una vita al massimo per Mattia.
Il terzo posto, con il conseguente piazzamento sul podio al termine della 24 Ore del Nürburgring, è un risultato che Drudi non si aspettava. Le qualifiche non sono state lisce per la sua Aston Martin Vantage AMR GT3 EVO numero #34 di Walkenhorst Motorsport, ma in una gara di durata, ancor di più se su una pista critica come quella del Nordschleife, tutto può accadere. Gli errori sono dietro l’angolo, ma a differenza delle altre 24 Ore – come ci ha spiegato Mirko Bortolotti – all’Inferno Verde l’aggressività alla guida paga. E Mattia Drudi, alternandosi con i compagni di equipaggio Christian Krognes e Nicki Thiim, è riuscito non solo a portare a termine l’obiettivo tagliando il traguardo, ma a farlo con il trofeo stretto tra le braccia e un sorriso che va da orecchio a orecchio. “Devo dire che la preparazione di giovedì ci ha aiutato ad avere un alto livello di fiducia, e lo abbiamo sicuramente visto il venerdì nelle Top Qualy, dove abbiamo avuto un passo abbastanza veloce al mattino”, ci racconta in esclusiva al termine della gara, ancora provato dalla fatica della 24 Ore e con lo champagne impregnato sulla tuta, non il massimo vistii 7°C che ci sono fuori.
“Durante la gara bisogna adattarsi alle condizioni, bisogna essere veloci a cambiare strategia, ad adattarsi a tutto quello che succede in pista”, e su una pista come quella del Nordschleife questi cambi improvvisi sono repentini. Per questa edizione il meteo ha riportato indietro il calendario a un dicembre inoltrato italiano, con temperature bassissime – nella notte si è sfiorato lo zero –, la pioggia battente e un vento gelido che, per quanto possibile, allontanava l’agglomerato di nubi che tra il venerdì e il sabato ha bagnato gran parte della pista. Ed essendo lungo più di 20 chilometri, all’Inferno Verde non è detto che le condizioni di pista presenti in un tratto siano le stesse del resto del tracciato. Dunque, un livello di difficoltà che solo i veri esperti sono in grado di gestire. “Lo abbiamo fatto soprattutto la sera, dove ci siamo trovati al comando, poi quando ha iniziato a piovere forse abbiamo fatto un giro di troppo fuori con le slick, perdendo così tempo prezioso. Poi siamo riusciti a risolvere, trovandoci costantemente in lotta per il podio; abbiamo dimostrato di essere veloci, abbiamo proseguito senza errori o contatti. Peccato aver perso la seconda posizione, però un podio è sempre bello”, ha analizzato ancora Mattia.
A rendere l’italiano uno dei migliori a leggere le condizioni della pista e a sapersi adattare costantemente a nuovi stili di guida, oltre che di auto, è il suo lavoro al simulatore Audi per la Formula 1. Un impegno che richiede abilità anche nella gestione dei vari programmi. “È abbastanza complicato perché tra il simulatore, il WEC e il GT World Challenge, oltre a tutti gli altri impegni con Aston Martin, riesco ad avere poco tempo libero a casa. Però è bello adattarsi. Il simulatore è un qualcosa che faccio da un po’ di anni, prima con Sauber e ora con Audi. Sempre affiancato agli impegni in pista, mi tiene occupato perché faccio fino a 18 weekend all’anno di gare, a cui si aggiungono altre sessioni e il simulatore ovviamente. Quindi devi adattarti sempre in fretta: quando sali – ovunque tu sia – devi ‘switchare’ il cervello. Cambia la vettura ma anche le regole tra i vari impegni che ho, però è bello e mi tiene attivo. Alla fine, è quello che mi piace fare e sono contento così”.
Dopo la 24 Ore del Nürburgring, il trofeo tanto bramato dovrà attendere per essere posizionato nel suo personale palmarès a casa, perché Drudi avrà un’altra tappa intermedia. Da una 24 Ore all’altra, dato che in questi giorni si sta svolgendo il prologo della 24 Ore di Spa, in scena dal 24 al 28 giugno nel cuore delle Ardenne. Poi sarà il turno del GT World Challenge Europe a Monza. “Siamo pronti, ma andremo prima a Spa. Arriviamo da leader del campionato dopo la vittoria al Paul Ricard, quindi cercheremo di fare un buon lavoro soprattutto in Belgio. L’anno scorso abbiamo avuto un problema tecnico nella notte, ma stavamo dimostrando di essere veloci e di poter lottare per la vittoria esattamente come l’anno prima. Dunque, l’obiettivo è provare a essere in lizza per la vittoria a Spa, soprattutto dopo aver vinto al Paul Ricard, dando un occhio anche al campionato per avere più punti di tutti alla fine dell’anno. Poi a Monza avremo del tempo in pista che sarà importantissimo”, ha aggiunto Mattia.
Al Paul Ricard era presente per visionare da vicino il suo team Verstappen.com; al Nürburgring è sceso direttamente in pista, ma un problema tecnico ha fatto sfumare quella che con altissime probabilità doveva essere una passerella verso la vittoria. Parliamo ovviamente di Max Verstappen, che è una vecchia conoscenza di Drudi. “È stato bello averlo in pista qui. Noi ci siamo conosciuti quattro anni fa perché ho corso con Thierry Vermeulen, che fa parte di Verstappen.com. È una persona veramente appassionata perché, anche quando era impegnato con le sue gare in Formula 1, seguiva tutto quello che io e Thierry facevamo, dalle prove libere alla gara. È veramente coinvolto in pieno. Averlo al Nürburgring è stupendo perché attira tanta gente, porta tanto interesse, oltre che a questa gara, a tutte le altre competizioni GT con il suo team. Lo abbiamo visto al Paul Ricard che si aggirava per i box. Questo fa sicuramente bene a tutto l’ambiente perché sta dimostrando a chi prima magari non conosceva questo mondo che le gare sono veramente molto divertenti, avvincenti, e anche che le 24 Ore alla fine si decidono sempre all’ultimo”.