Esiste qualcuno più forte anche di Verstappen: la 24 Ore del Nürburgring

Esiste qualcuno più forte anche di Verstappen: la 24 Ore del Nürburgring
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Il rischio c’era. Con la partecipazione di una star come Max Verstappen, la 24 Ore del Nürburgring, una delle ultime corse old school rimaste in vita sul pianeta Terra, poteva perdere lucidità, offuscarsi, allontanarsi dalla sua natura. Per nostra grande fortuna non è successo.
17 maggio 2026

Parliamoci chiaro: per gli organizzatori della maratona dell'Eifel, assicurarsi la presenza del cannibale della Formula 1 era un’occasione commerciale e mediatica semplicemente troppo ghiotta. E i numeri, infatti, hanno confermato subito la portata dell'evento. Abbiamo assistito a un record storico di presenze, con ben 350.000 spettatori arroccati sulle colline del Nordschleife contro i soliti 200-250.000 degli anni scorsi. Biglietti per il weekend totalmente sold out e una copertura mediatica senza precedenti.

Di fronte a una simile macchina da visibilità, il timore era più che legittimo. Il pericolo latente era che, pur di garantire alla super star un piazzamento da podio o una vetrina d'onore, o magari per attirare altri piloti del suo calibro nelle prossime edizione, si potessero scatenare reazioni impreviste dall'alto: qualche favoritismo regolamentare, Balance of Performance (BoP) rivisti ad hoc all'ultimo minuto, corsie preferenziali dettate dal marketing, o regolamenti edulcorati nel tentativo di garantire maggiori standard di sicurezza ma anche un più elevato prestigio mediatico. Insomma, ospitare un personaggio di questo calibro è sempre un'opportunità gigante, ma porta con sé il rischio concreto di snaturare una corsa nata per essere dura, pura e spietata.

 

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Una stella nel buio dell'Inferno Verde

Tutto questo, per nostra grande fortuna, non è successo. La corsa è rimasta magnificamente e testardamente fedele alle sue radici. Max Verstappen, dal canto suo, è stato semplicemente grandioso. Vederlo guidare su quel tracciato è stato un privilegio per gli occhi: ha rimontato posizioni in maniera feroce, guidando con un'aggressività d'altri tempi e giocandosi jolly pazzeschi. Ha rischiato persino di decollare, dopo aver affrontato con un po’ troppa foga uno dei celebri scollinamenti del tracciato. E, specialmente durante la notte, quando l'Inferno Verde diventa un tunnel nero che non lascia spazio all'errore, ha infiammato gli animi del pubblico con una guida sublime. Il pilota olandese ha fatto un lavoro magistrale, da vero fuoriclasse del volante, dimostrando, in più di un’occasione, di viaggiare una spanna sopra a molti - non tutti - dei suoi colleghi là in pista.

Eppure, alla fine, il Nürburgring è stato più forte anche di lui. La tradizione di questa corsa leggendaria non si è persa e non si è piegata nemmeno davanti alla stella più luminosa del motorsport moderno pronta a brillare sulle colline dell’Eifel. Tutto è rimasto incredibilmente identico alle edizioni precedenti, nel bene e nel 

 

Democrazia da corsa e regole d'altri tempi

I campeggi attorno alla pista sono rimasti pieni fino all'inverosimile, intrisi del solito, meraviglioso e folle folklore tedesco fatto di birra, fumo di barbecue e musica techno. In pista, nonostante la presenza della star olandese, si è consumato il solito, bellissimo miracolo democratico che vede una Dacia Logan o una vecchia Opel Corsadividere le traiettorie e gli specchietti con le GT3 più incredibili e micidiali del pianeta, tra cui un’improbabile M3 Touring station wagon che ha più volte rischiato persino di salire sul podio. Abbiamo visto auto capaci di rimontare 25 posizioni per poi andare a vincere la gara (la Mercedes numero 80 dei compagni di squadra di Verstappen), e cambi di classifica a ogni ora del giorno e della notte, con molti favoriti finiti improvvisamente contro le barriere o risucchiati nelle retrovie a causa di una foratura o di una ruota finita, magari solo per qualche centimetro, su quel maledetto e insidiosissimo prato che costeggia il nastro d’asfalto.

Il Nürburgring possiede una forza interiore talmente devastante che gli ha permesso, ancora una volta, di proteggersi da solo dalle tentazioni del mainstream, rifiutando di conformarsi o di omologarsi ai moderni standard edulcorati delle corse degli anni ‘20. Lo streaming della gara è rimasto totalmente gratuito per tutti su YouTube – e buona fortuna a trovare un'altra corsa di questo livello che offra lo stesso servizio oggi. Anche le procedure di sicurezza sono rimaste quelle, crude e spettacolari, di sempre: le barriere di protezione e i guard rail vengono riparati in tempo reale mentre le auto continuano a girare (a velocità ridotta) sul tracciato, sorpassando i carri attrezzi in pista (!). La corsa non si ferma mai, nemmeno in caso di incidente. Al massimo, si rallenta sotto il regime dei famigerati Code 60, con i piloti che fanno slalom tra detriti e ghiaia per salvare il salvabile ed evitare inutili forature.

 

Il verdetto insindacabile della pista

Ed è stata proprio questa totale assenza di sconti tipica del Green Hell a piegare la star di questa edizione. I micidiali e tormentati saliscendi della Nordschleife non hanno avuto alcuna pietà per il sistema di trasmissione della Mercedes-AMG GT3 di Verstappen e compagni, che ha ceduto di schianto proprio mentre la sua squadra si trovava saldamente e meritatamente in testa alla gara. Nessun favoritismo, nessun occhio di riguardo politico o reverenziale: il Ring ha preteso il suo tributo meccanico, come fa da quasi un secolo con chiunque osi sfidarlo. Ed è proprio questo il fascino eterno della 24 Ore. Speriamo che il campione del mondo Red Bull voglia rifarsi il prossimo anno. E che, anche lui proprio come noi, non riesca a resistere al richiamo viscerale di questa folle corsa che non potremmo amare di più.

L’unica vera differenza che abbiamo notato rispetto al passato? Un plotone di influencer, più o meno famosi, che, con i loro look non sempre idonei al fango dell’Eifel, si sono riversati nel paddock e lungo il tracciato come mai si era visto prima. È difficile dire quanti di loro fossero realmente interessati alla dinamica sportiva, quanti conoscessero almeno qualche pilota e quanti sapessero effettivamente in quale punto geografico del mondo si trovassero. Ma in fondo, poco male, avremo comunque qualche reel in più. Il Nürburgring, intanto, non morirà mai e non perderà la sua anima, perché è semplicemente più forte di tutti. Dei trend, delle mode, delle gare moderne, degli influencer. E anche del più forte di tutti, Max Verstappen.

Foto: ledapaleari.eu

 

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