Problemi e incidenti: perché la Cina frena sullo sviluppo delle auto a guida autonoma?

Problemi e incidenti: perché la Cina frena sullo sviluppo delle auto a guida autonoma?
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La Cina rallenta sulla guida autonoma dopo incidenti e blocchi dei suoi robotaxi. Stop alle nuove licenze per le auto a guida autonoma e controlli più severi sulla sicurezza. Ecco perché Pechino interviene (e gli Usa non ancora) e cosa significa per il futuro del settore
17 maggio 2026

Tanto hyper per niente? Dopo mesi di curiosità, attese e coperture giornalistiche sfrenate, la Cina ha deciso di sospendere il rilascio di nuove licenze per i veicoli a guida autonoma, una mossa che segna una frenata significativa nello sviluppo delle auto senza conducente.

La decisione è arrivata dopo un grave incidente tecnico che ha coinvolto i robotaxi di Baidu nella città di Wuhan, dove decine di veicoli si sono improvvisamente fermati, creando disagi alla circolazione e lasciando alcuni passeggeri bloccati. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, l’episodio ha spinto il Ministero dell’Industria e altre due agenzie a convocare un incontro con i rappresentanti delle città coinvolte nei test, chiedendo verifiche complete sui sistemi e un rafforzamento del monitoraggio della sicurezza.

Nello specifico, la sospensione riguarda nuove licenze per veicoli con livello 4 di autonomia, cioè sistemi in cui il conducente non deve intervenire. E quindi? Di conseguenza, le aziende non possono ampliare le flotte di robotaxi, avviare nuovi progetti pilota o entrare in nuove città. Non è stato indicato quanto durerà il blocco.

L’episodio ha avuto anche un impatto immediato sui mercati: nel momento in cui scriviamo, le azioni di Baidu sono scese del 2,8% a Hong Kong, mentre i concorrenti Pony AI e WeRide hanno perso rispettivamente il 5,5% e il 4,7%. La misura rappresenta un passo indietro per un settore stimato da Soochow Securities in 83,1 miliardi di yuan (circa 12,2 miliardi di dollari) entro il 2030, in un contesto di competizione globale con aziende statunitensi come Waymo.

La frenata della Cina sulle auto a guida autonoma

La suddetta decisione delle autorità cinesi si inserisce in un quadro di crescente attenzione regolatoria, come riportato da Bloomberg, che ha descritto la sospensione delle nuove licenze dopo l’incidente dei robotaxi di Baidu a Wuhan. L’episodio, avvenuto lo scorso 31 marzo, ha coinvolto oltre 100 veicoli Apollo Go rimasti bloccati sulle strade cittadine, con la polizia che ha attribuito l’interruzione a un probabile guasto di sistema.

Le autorità hanno richiesto agli enti locali una revisione interna completa e un potenziamento dei controlli per evitare casi simili. La sospensione è particolarmente rilevante perché colpisce direttamente la fase di espansione industriale: senza nuove autorizzazioni, le aziende non possono aumentare la scala operativa, né testare nuove aree urbane.

Si tratterebbe di almeno del secondo caso in cui i regolatori cinesi interrompono il rilascio di permessi a seguito di un evento legato a Baidu, evidenziando una linea più prudente nella gestione della guida autonoma. Nel frattempo, alcune società come Pony AI e WeRide hanno dichiarato che le loro attività continuano normalmente in diverse città, segnalando che la misura non implica un blocco generalizzato del settore, ma un intervento mirato sulle nuove autorizzazioni.

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Cosa succede adesso?

Anche il dibattito pubblico e normativo sulla guida autonoma in Cina è stato rafforzato da episodi precedenti, come evidenziato dal Wall Street Journal, che ha raccontato come, sempre oltre la Muraglia, un incidente mortale legato a un sistema di assistenza alla guida abbia intensificato la sorveglianza regolatoria.

In quel caso, le autorità hanno convocato una riunione con circa 60 produttori per vietare pubblicità “esagerata o falsa” sulle capacità dei sistemi intelligenti, invitando le aziende a usare terminologia più prudente come “assistenza alla guida” invece di “auto autonoma”. La distinzione è cruciale: in Cina, anche le tecnologie più avanzate disponibili sul mercato rientrano spesso nel livello 2 di automazione, che richiede comunque l’attenzione costante del conducente.

Il passaggio al livello 3, in cui il veicolo può gestire temporaneamente la guida, non ha ancora completato il quadro normativo. In questo contesto, la Cina cerca di bilanciare innovazione tecnologica e sicurezza pubblica, soprattutto in un mercato delle auto altamente competitivo e con oltre cento marchi attivi nel segmento elettrico.

Le autorità puntano a evitare incidenti che possano alimentare sfiducia o proteste, come avvenuto in passato in alcune città, e al tempo stesso intendono mantenere il Paese in posizione di leadership nello sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità. La sospensione delle licenze rappresenta quindi un segnale chiaro: la crescita della guida autonoma in Cina continuerà, ma con controlli più stringenti, maggiore attenzione ai dati e una supervisione regolatoria rafforzata.

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