F1. Esclusiva, Luca De Meo: "Lo sport per noi è un laboratorio di ricerca in chiave stradale"

F1. Esclusiva, Luca De Meo: "Lo sport per noi è un laboratorio di ricerca in chiave stradale"
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Paolo Ciccarone
In un'intervista esclusiva il CEO di Renault, Luca De Meo, analizza la presenza del brand nel mondo dello sport per la progettazione di veicoli stradali
8 febbraio 2024

ENSTONE – Alpine rilancia e raddoppia. La Casa francese ha presentato le armi per la stagione 2024 in cui sarà presente in due categorie: F.1 con i piloti Ocon e Gasly e nel WEC con l’Alpine che va a sfidare i rivali nel campionato endurance dove sono presenti i principali costruttori mondiali. Una doppia presentazione con un cuore pulsante made in Italy. Non è un segreto che il CEO di Renault Luca De Meo sia un grosso appassionato di corse, come dimostra il passato nel gruppo Fiat con l’abbinata con Valentino Rossi nella MotoGP o il lancio di brand come Cupra e il rilancio di Abarth, tanto per far capire di che pasta è fatto l’uomo.

Adesso col progetto Alpine lancia la sfida nello sport, tenendo però un occhio alle vetture di tutti i giorni come da visione pragmatica e apre uno sguardo sul futuro: “Le corse col marchio Alpine sono innanzitutto un biglietto da visita internazionale – dice – la F.1 ha una copertura mondiale ed è seguita negli USA, Cina, Europa e ha dato visibilità al nostro marchio, tanto che con la A110 abbiamo incrementato i volumi eppure siamo presenti da 7 anni con un solo modello. Siamo ovviamente una piccola nicchia ma che nel tempo vedrà aggiungersi altri modelli. Lo sport per noi è un laboratorio di ricerca in chiave stradale. Non è un mistero che dalle corse si imparano tante cose, fra cui due essenziali: l’aerodinamica e per le vetture elettriche, che hanno un peso maggiore, diventa essenziale affinare la parte aerodinamica per ridurre la resistenza all’avanzamento. E poi le batterie e la parte elettrica, una ricerca nello sport che consente di avere maggiori batterie con maggiore autonomia, minor peso e ingombri ridotti, quindi un laboratorio dove si sviluppano idee e soluzioni in tempi brevi. E questo spiega perché, anche con Dacia alla Dakar, il gruppo ha investito nello sport”.

Si parla di elettrico ma il mercato non sembra pronto ad accogliere vetture di questo genere…”Intanto una vettura elettrica, dall’inizio alla fine del ciclo di vita, emette meno emissioni per cui ridurre l’impatto ambientale è un dovere primario. Lo vediamo tutti e ne siamo consci. Sui tempi possiamo vedere che, allo stato attuale, la soglia del 2030 con emissioni di 50 gr/CO2 per essere raggiunta necessita appunto del supporto elettrico. Oggi in circolazione le migliori auto termiche ibride hanno un limite di 82 gr, portarlo a 50 è un salto notevole e la soluzione è senza dubbio l’elettrico. La F.1 consente una ricerca importante e noi vediamo favorevolmente uno sviluppo futuro. Dagli E-fuel già programmati per il 2026, ipotizzo anche un banco di prova in cui si usa l’idrogeno, che sarebbe una soluzione importante per l’abbattimento immediato delle emissioni. Magari ci arriveremo in seguito. Non abbiamo preclusioni o preferenze per la neutralità ambientale e credo che l’idrogeno sia una strada immediata. La nostra ricerca nello sport ci porta a studiare soluzioni sostenibili, come dimostra il programma Dacia che correrà nella Dakar e che sarà alimentato da carburanti biosostenibili, la ricerca è avanti e le corse, con la F.1 e il mondiale endurance, aiutano in questa direzione”.

Il gruppo Renault si conferma quindi come un player mondiale a tutto campo: “Lo sport porta entusiasmo, conoscenza del marchio, innovazione tecnologica, ricerca, marketing, è un campo dove Renault ha una lunga esperienza e tramite lo sport comunichiamo tecnologia e conoscenze tecnologiche. Ci confrontiamo con rivali forti ed è uno stimolo a fare sempre meglio”.

La transizione ecologica nel mondo delle auto sta facendo passi da giganti grazie allo sport? “Senza dubbio. E’ un treno inarrestabile, potremo discutere sui tempi di introduzione, che forse non sarà il 2030 o il 2040, ma di sicuro avverrà. Ritengo che sia una occasione unica per le industrie europee sviluppare tecnologie ed essere leader a livello mondiale. Se siamo in primi possiamo dettare legge nel resto del mondo e io la vedo come una grande occasione di trasformazione e innovazione”.

Alpine porta un marchio sportivo francese nel mondo delle competizioni, penso alla 24 ore di Le Mans e il mondiale F.1, due categorie completamente diverse dove ha deciso di investire: “Si tratta di due programmi complementari. Con la A424 del WEC entriamo in una categoria inferiore rispetto a quella in cui corre Ferrari, per esempio, ma siamo fiduciosi che abbiamo le basi per competere. Se penso alle centinaia di migliaia di tifosi che sono a Le Mans e molti indossano il cappellino Alpine, vedo che c’è una base di tifosi molto vasta e questo mi fa piacere. La F.1 è una sfida mondiale, dove è difficile emergere, ma noi dal 2021 ad oggi, passo dopo passo, abbiamo iniziato il cammino che è lungo, non facile, ma non ho fretta per arrivare al vertice perché ci arriveremo. L’Italia ha la Ferrari che è la nazionale a motore e ha tifosi in tutto il mondo. Mi piacerebbe che l’Alpine diventasse l’emblema della Francia e che ci fosse dietro lo stesso tifo e passione che, da italiano, abbiamo tutti per Ferrari”.

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