Non volendo, Marc Márquez ha dato una lezione alla MotoGP e alla F1: “Del tutto superfluo, corriamo già troppi rischi. Qui lottiamo per il titolo”

Non volendo, Marc Márquez ha dato una lezione alla MotoGP e alla F1: “Del tutto superfluo, corriamo già troppi rischi. Qui lottiamo per il titolo”
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Marc Márquez dice basta agli show pre-gara di Liberty Media. Lo spagnolo invia un sostituto alla gara promozionale di Motegi e apre un dibattito necessario tra rischi, concentrazione e intrattenimento che coinvolge anche la Formula 1
5 ottobre 2026

Ha dato una bella lezione Marc Márquez alla Formula 1. Questo weekend le due principali categorie del motorsport su due e quattro ruote sono state protagoniste, rispettivamente in Giappone e in Malesia. Entrambe sul suolo asiatico ed entrambe con i rispettivi leader, Marc Márquez e Andrea Kimi Antonelli, che hanno esteso il loro vantaggio in classifica sui diretti rivali. Ma lo spagnolo di casa Ducati ha dato, suo malgrado, un’importante lezione al motorsport moderno. Perché lo spettacolo — sotto la regia di Liberty Media — sta prendendo decisamente troppo piede in un mondo in cui gli atleti e i piloti rischiano la vita a 300 km/h per vincere, non per intrattenere.

Foto copertina: ANSA

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Questo fine settimana il motorsport è stato messo dinanzi alla dura realtà. A Sepang, dove è andato in scena il Gran Premio del Bahrain in Malesia 2026 di Formula 1, è venuta a galla una grande piaga del nuovo regolamento tecnico, con le vetture piantate in pista e costrette ad attendere a lungo che venissero riavviati i software andati in tilt per via delle condizioni dell'asfalto. A Motegi, invece, teatro del Gran Premio del Giappone 2026 di MotoGP, si è svolta un'attività di contorno a cui non tutti i piloti del motomondiale hanno voluto prestarsi. La motivazione è estremamente logica e dovrebbe far riflettere l'intero mondo dello sport moderno.

Parallelamente al massimo sviluppo tecnologico delle monoposto e delle moto, la Formula 1 e la MotoGP hanno dovuto adattarsi a una nuova realtà. Una realtà spinta non dalla ricerca della prestazione pura in pista, bensì da quella dello spettacolo. E non parliamo dello spettacolo frutto dell’azione, nato dai duelli ruota a ruota o carena contro carena. Con l’arrivo di Liberty Media all’interno dei paddock delle due categorie molte cose sono cambiate, tutte in nome delle esigenze del nuovo mercato. Ora, per i nuovi appassionati, ma soprattutto per i numerosi sponsor e stakeholder, il momento più atteso del weekend non è più quello delle qualifiche o della gara, ma il contorno che sta arricchendo in maniera sempre più complessa e articolata il programma dei due campionati che rappresentano la massima espressione del motorsport. O che, quantomeno, dovrebbero rappresentarla.

Lo spettacolo di contorno alla pista è sicuramente un valore aggiunto, una necessità a cui Liberty Media ha voluto rispondere per consentire a F1 e MotoGP di tenere il passo di un mercato che si sta evolvendo verso una nuova concezione di intrattenimento sportivo. Tuttavia, non si deve mai dimenticare quale sia la stella polare: lo sport. Parliamo di piloti che nell’arco di un weekend di gara sono sottoposti a numerosi impegni extra-pista, collaterali al loro lavoro primario: correre. Incontri con i media, sponsor e tifosi; una sequenza a cui sono abituati fin da piccoli. Il problema è che in tempi recenti sono stati introdotti nuovi impegni che spesso vanno a collidere con uno dei momenti più delicati che un pilota deve affrontare: la preparazione della gara.

Prima che il semaforo si spenga, i piloti devono concentrarsi ed entrare nel loro mondo. Si parla con gli ingegneri per definire gli ultimi dettagli, si rivedono gli assetti con i meccanici e si riflette sulle strategie, valutando cosa si possa perfezionare prima del grande momento. Soprattutto, c’è la preparazione fisica e mentale, con il riscaldamento necessario per preparare il corpo allo sforzo estremo a cui è chiamato a resistere. Un rituale sacro per i piloti, all'interno del quale ognuno si gestisce come preferisce e con i propri tempi. Intervenire in questa delicata sinfonia preparatoria è un vero e proprio sacrilegio. Eppure, di recente, Liberty Media ha iniziato a scompaginare anche questo equilibrio.

In Formula 1 i piloti sono abituati da anni a effettuare un giro di pista - la driver parade - per salutare i tifosi sulle tribune, spesso a bordo di un camion appositamente attrezzato, su auto storiche o comunque legate alla storia del tracciato. Lo scorso anno a Miami hanno persino sfilato a bordo di vetture di F1 a grandezza naturale (1:1) realizzate con i mattoncini Lego, mentre quest’anno a Silverstone gli organizzatori hanno dato vita a una gara parallela al Gran Premio con dei kart, vinta da Fernando Alonso. La MotoGP ha voluto proporre la medesima idea proprio lo scorso weekend a Motegi, in occasione del Gran Premio del Giappone 2026.

Tuttavia, non tutti i piloti sono apparsi favorevoli a questa attività. Se c’è chi si è comunque prestato a scendere in pista per questa gara di go-kart, Marc Márquez ha invece deciso di dare una lezione al mondo dello sport. Perché questo è il mondo dello sport, non dell’intrattenimento e, come ha spiegato al termine della gara che l’ha visto trionfare davanti alle Aprilia di Jorge Martín e Marco Bezzecchi, bisogna rimettere al centro l'agonismo. “Stiamo lottando per il campionato. Capisco lo spettacolo, capisco che bisogna fare qualcosa per intrattenere la gente, ma con la tensione e il rischio che già corriamo in pista, l'ho trovato del tutto superfluo”, ha dichiarato Márquez al quotidiano spagnolo As. “Mi sono fermato dopo il warm-up; dovevo mettere del ghiaccio sul piede”, ha aggiunto il pilota.

Ed è qui che è intervenuto il colpo di genio di uno dei membri del team Ducati: mandare un sostituto. La squadra stessa ha compreso che il suo pilota aveva bisogno del tempo necessario alla preparazione atletica e mentale prima della gara, supportandolo per evitare che prendesse parte alla sfida sui kart. Così al posto di Marc è scesa in pista una controfigura, con il suo casco a coprirgli il volto. Martín ha subito capito che sotto quella visiera non vi era l'otto volte campione del mondo ma qualcun altro, sollevando lo scetticismo anche da parte della Federazione, che ha voluto vederci chiaro. “Sì, ho ricevuto una bella ramanzina, ma sono — e sarò sempre — egoista su questo punto”, ha chiosato Márquez.

Perché, come ha spiegato lui stesso, qui non si parla di performer chiamati a intrattenere, ma di piloti e atleti chiamati a scendere in pista per sfidare i propri limiti e quelli della fisica nella lotta per il titolo mondiale. Si rischia la vita ogni volta che si abbassa la visiera, si indossa la tuta e si accende il motore: alterare il delicato equilibrio mentale e fisico di un pilota può rivelarsi davvero pericoloso. Un messaggio di dignità sportiva che il Circus delle quattro ruote dovrebbe cogliere al volo, ricordandosi che il vero spettacolo non sono questi artifici di contorno, ma ciò che accade sull’asfalto quando la luce verde si accende.

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