La multa corre sul web, ti arriva con la PEC attraverso INAD

La multa corre sul web, ti arriva con la PEC attraverso INAD
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Alfonso Rago
  • di Alfonso Rago
Non è uno scioglilingua ma il nuovo sistema di notifica per contravvenzioni ed atti giudiziari, che si basa sull'indice nazionale di identità digitale, collegato alla posta elettronica certificata
  • Alfonso Rago
  • di Alfonso Rago
19 luglio 2023

Il postino non suona più due volte, anzi al massimo ci capiterà di ascoltare uno scampanellio aprendo il PC: dallo scorso 6 luglio, infatti, è diventato operativo l'INAD, acronimo che sta per Indice Nazionale dei Domicili Digitali, nuovo servizio pensato come canale di connessione tra la Pubblica Amministrazione ed i cittadini, che d'ora in poi potranno ricevere tutte le comunicazioni che li riguardano direttamente sulla propria casella PEC (Posta Elettronica Certificata).

In Italia, è dal 2018 che esiste l'obbligo di invio tramite PEC delle notifiche di violazioni in luogo dell'atto cartaceo, ovviamente quando l'indirizzo PEC del destinatario sia disponibile o recuperabile dai registri pubblici, e questo ha di fatto reso quasi inapplicato il provvedimento: con l'INAD, questo processo conosce un'accelerazione importante.

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Infatti, da parte della Pubblica Amministrazione verrano notificate direttamente nella casella di posta indicata dal cittadino (ed in tempo reale) le pratiche più importanti, come i rimborsi fiscali, le detrazioni d'imposta, gli accertamenti, i verbali di sanzioni amministrative, senza ritardi o problemi relativi al mancato recapito; una soluzione che grazie alla tecnologia consentirà anche importanti risparmi relativi al minor utilizzo di carta e l'azzeramento dei costi di spedizione, senza contare l'assoluta garanzia del corretto recapito della missiva, anche se fisicamente non presenti nella propria abitazione; a cura del destinatario restano la conservazione (anche nel solo formato digitale) della documentazione per il periodo di tempo previsto dalla legge e la gestione di tutti gli allegati presenti nella comunicazione da parte della Pubblica Amministrazione. 

Da non sottovalutare l'impatto positivo sull'ambiente del provvedimento: secondo un'analisi compiuta dalla SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), la dematerializzazione degli atti inviati dagli enti locali ai cittadini si tradurrà per ciascuno degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici in un mancato consumo di almeno 500 fogli di carta l'anno, per un totale ben superiore alle ottomila tonnellate, quindi salvando dall'abbattimento oltre centoventimila alberi l'anno, un risparmio di 3,5 miliardi di litri d'acqua ed un abbattimento dei consumi elettrici calcolato in almeno 62 milioni di Kwh su base nazionale.

Niente più file agli sportelli postali, quindi, e lunghe attese con l'avviso di giacenza in mano: come specifica il sito dell'Agenzia per l'Italia digitale "tutti potranno consultare l'Indice attraverso l'area pubblica e le P.A. che devono inviare comunicazioni con valore legale al cittadino utilizzeranno l'indirizzo di posta elettronica certificato registrato sull'indice”. 

L'iscrizione all'INAD, ricordiamo, è facoltativa e quindi chi non ha indicato la propria PEC continuerà a ricevere le comunicazioni in forma cartacea; al momento, risultano attive in Italia oltre 1,4 milioni di caselle PEC, che nel caso di alcune categorie professionali risulta obbligatorio avere.

L'arrivo dell'INAD è stata accolta con favore dalle principali associazioni dei consumatori che però, accanto alle positive conseguenze già descritte, rilevano anche come sia da evitare, visto il potenziale aumento delle richieste di caselle PEC da parte dei cittadini, che crescano i costi per la loro attivazione da parte delle società che erogano questo servizio, mentre da parte delle amministrazioni pubbliche, che non potranno più contare sugli introiti derivanti dalle "spese postali" c'è il rischio che siano aumentati i costi di accertamento.

Una dinamica peraltro già rilevata dall'Antitrust lo scorso anno, quando fu evidenziata, in assenza di criteri oggettivi di quantificazione fissati dal legislatore sulle spese di accertamento delle multe stradali, la tendenza da parte degli enti locali ad agire in maniera discrezionale, arrivando in alcuni casi a perpetrare anche evidenti abusi, con aumento considerevole dei costi di accertamento, giunti in alcuni casi anche a valere quindici euro a sanzione.

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