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100% Perù. Dakar Rewind. 30% Perù e Cerchi Concentrici

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Il percorso. Tutto in Perù. Pochissimo Perù, in verità, praticamente il Deserto di Ica, teatro della Dakar peruviana dello scorso anno, e una puntata più a Sud verso il confine con il Cile. That’s it! Si poteva fare di più

100% Perù. Dakar Rewind. 30% Perù e Cerchi Concentrici

Somewhere, some days after. Dakar 2019. 100% Perù, lo slogan strombazzato ai quattro venti come strillo della Dakar 2019 si prestava, sin dall’inizio a interpretazioni diverse. Per evitare il processo alle intenzioni, e in considerazione delle difficoltà incontrate dagli organizzatori durante la lunga e incerta fase istruttoria, abbiamo preso il lato buono della faccenda. A priori. In realtà si poteva fare di più, di quel 100%, e probabilmente si doveva. Si doveva cercare, almeno, di valorizzare quello che c’era a disposizione, che non è poco. Fermo restando, e questo è altrettanto chiaro, che non è stato facile “salvare” la Dakar in Perù.
 

Per prima cosa l’approccio con l’argomento. Non buono. Si doveva scoprire, ben presto, che del tracciato si sarebbe saputo poco o niente. Via il Tripy, per esempio. Vi abbiamo già raccontato della sparizione del GPS-Road Book-Tracking per le Assistenze. Pagato, sparito. E con questo addio anche alla motivazione originale della sua adozione: la Sicurezza (sì, con la “S” maiuscola)! Viva l’economia. In buona sostanza il percorso della Dakar 2019 è “svelato” in un solo modo, attraverso il road book. Diverso per le assistenze e per i mezzi in Gara, naturalmente. Per la Corsa, oltre alle “caselle” illustrate, anche Way Point e segnali di vario genere, soprattutto pericoli e gradi rotta. Per Assistenti, giornalisti e materiale umano al seguito solo un brevissimo, sintetico Road Book. Tanto valeva prendere per buona la Michelin stradale (non stampata neanche quella, altro contrappunto spiacevole in barba alla tradizione). Sì, ma la Mappa stradale ti dice anche dove sei, ti da un’idea della tua posizione geografica, il Road Book no, dove sei e dove stai andando lo scopri solo alla fine del giorno, della Tappa. Gli “strumenti di navigazione”, assai all’antica, erano limitati al Road book e programma di gara, con le città di fine tappa. Niente altro. Per il Pubblico l’indicazione della Zone Spettatori. Impossibile seguire la Gara.
 

Gli “strumenti di navigazione”, assai all’antica, erano limitati al Road book e programma di gara, con le città di fine tappa. Niente altro. Per il Pubblico l’indicazione della Zone Spettatori. Impossibile seguire la Gara.
Come mai tanto risparmio? Perché tanta segretezza? Perché alla fine si girava in tondo negli stessi posti. Lo si è scoperto strada facendo, o meglio ancora, nel suo disegno cosmico, solo alla fine, ricomponendo con fatica il puzzle. È singolare notare come sui giornali di mezzo mondo si parlasse di un percorso che è rimasto fantasma fino alla fine del Rally.
Vediamo dunque come era strutturato il tracciato 2019. Partiamo dal fondo. Dalle Tappe Marathon. Moquegua per le Moto e Tacna per le Auto. Siamo nel Sud del Perù. Speciali di diversa lunghezza, incentrate sulle spettacolari difficoltà delle dune di Ilo. Poi grandi trasferimenti per allontanarsi e rientrare a Arequipa. Due giorni di andata e ritorno girando come trottole nello stesso fazzoletto di Perù compreso tra Moquegua, Tacna e il Pacifico, in un’area di 150 per 150 chilometri circa. I concorrenti lo scoprono strada facendo, prima riscoprendo gli stessi scenari da diverse angolazioni, poi riconoscendo il terribile fesh-fesh, che si rimodella dopo il passaggio di Moto, Auto e Camion ma diventa ogni volta più infido.
 

E si arriva al Deserto di Ica, un angolo di Paradiso affacciato sul Pacifico, i cui confini sono delimitati grosso modo tra la città di Ica a Nord Est, Santiago, Ocucaje e Callango scendendo verso Sud, e i punti cospicui di San Juan de Marcona, Puerto Caballas, Punta Lomitas, le Playas de Media Luna e Esperanza, e Paracas risalendo lungo la costa dell’Oceano. È il teatro della Dakar peruviana del 2018, un palcoscenico mozzafiato.
Le Tappe di San Juan de Marcona, invece, si estendono in un’area ancor più ristretta e desolata, ma non meno interessante, lungo la Costa fino a Puerto Lomas, Yauca e le Dune di Tanaka, e la zona mineraria di Acari verso l’interno.
Tolte le Tappe tra Lima e Pisco, e le due Marathon a Sud di Arequipa, è chiaro che disegnare almeno 6 Tappe, e relative Speciali, in uno stesso fazzoletto di… Perù è stato il grande rebus del Rally, la cui soluzione ha offerto risultati discussi e contrastanti.
 

Dal punto di vista agonistico Tiziano Siviero ha fatto il miracolo. Ha ottenuto il massimo in una completa gamma di situazioni tecniche e di terreno, con il solo difetto sacrificale di essere obbligato a includere troppo fesh-fesh nei grandi raccordi. Veramente troppo. È un incubo, un ricordo negativo indelebile per chi l’ha sofferto. Variabili anche le dosi di difficoltà nella navigazione, schematica e dunque semplice in molti casi, ma in generale complicata dal fatto che girando senza una mèta precisa negli stessi posti, sbagliare o seguire la pista giusta era spesso la stessa cosa, salvo poi trovarsi correttamente a destinazione o in altro luogo. La sensazione generale più diffusa è stata quella di un percorso “artificiale”, per di più non ben “ripassato” dagli apripista.
Dal punto di vista del “viaggiatore”, invece, è stata una Dakar “senza memoria”. Luoghi e situazioni da favola con il difetto di essere difficilmente localizzabili, che tornavano ogni giorno o dopo qualche giorno confondendo le idee e il senso dell’orientamento. Pur non sapendolo, la maggior parte dei Concorrenti ha visto tutto e di più del Deserto stupendo a Sud di Ica, ma non saprebbe tornarvi se non con grande approssimazione. 
 

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