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Il tragico incidente avvenuto lungo l’autostrada A14 vicino a Bologna e – purtroppo – risultato fatale per il 51enne alla guida della vettura – è di quelli che non si dimenticano facilmente. Le immagini documentate da Il Resto del Carlino mostrano un'Audi A5 letteralmente incastrata sotto il rimorchio di un tir, senza apparenti segni di frenata.
Sembra che gli ADAS non siano riusciti a evitare o ridurre significativamente l'impatto devastante tra i due mezzi. Ma in casi come questo è giusto dare la colpa ai sistemi di assistenza alla guida?
Chiariamo un concetto fondamentale: gli ADAS non sono un 'pilota automatico'. Anche i sistemi obbligatori per legge dal 7 luglio 2024 per le nuove immatricolazioni in Europa – frenata automatica d’emergenza, mantenimento corsia, rilevamento stanchezza, segnalazione limiti di velocità e cruise control – o ausili alla guida ancora più avanzati richiedono sempre la supervisione del conducente. Nessuno di questi è progettato per “salvare” il guidatore da una distrazione totale.
Eppure, l’errore è comune: molti automobilisti pensano che questi sistemi possano consentire loro di ridurre l'attenzione alla guida perchè tanto interviene la tecnologia a gestire il veicolo al postro nostro. Una fiducia mal riposta che – nelle situazioni più sfortunate – può diventare fatale.
Secondo l’ultimo report ISTAT sulla sinistrosità stradale, la distrazione del conducente è la prima causa degli incidenti in Italia, con oltre il 15% dei sinistri. A seguire, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata.
Ma cosa si intende per distrazione? Ad esempio quella legata all'utilizzo dello smartphone (per chiamate, messaggi o social media) che può aumentare fino a 4 volte il rischio di incidentalità. Tra gli altri comportamenti "nocivi" per l'attenzione alla guida si possono citare:
Sono comportamenti ormai radicati, spesso sottovalutati. Eppure, bastano pochi secondi di distrazione – 3 o 4 – per percorrere decine di metri alla cieca.
Con l’evoluzione dei sistemi ADAS, i costruttori introducono sempre più funzionalità di guida assistita di livello 2 avanzato o livello 3.
Il Mercedes DRIVE PILOT, ad esempio, è stato uno dei primi sistemi a ricevere l'omologazione per la guida autonoma di Livello 3 sulle autostrade in Germania, seppur limitata a specifici tratti con traffico intenso o rallentato e fino a una velocità massima di 95 km/h.
Dal prossimo 7 luglio 2026, invece, entreranno in vigore i seguenti ADAS obbligatori sui veicoli di nuova immatricolazione:
Dal 1° gennaio 2026, poi, i veicoli di nuova omologazione devono essere dotati della generazione aggiornata dell'eCall compatibile con le attuali reti mobili 4G e 5G, in modo tale da sostituire i vecchi sistemi basati su reti 2G/3G che verrano progressivamente disattivati nei prossimi anni.
Casi come il tragico incidente dell’Audi A5 in A14 dimostrano come le tecnologie di assistenza alla guida siano importanti, ma finché le nostre auto non saranno totalmente autonome – e non lo saranno ancora per molti anni, almeno in Europa – la verità è che il primo e fondamentale ADAS dovremmo essere noi automobilisti e il nostro comportamento al volante.