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Aprire l'app, prenotare la corsa, aspettare la solita utilitaria nera. Routine pura. Peccato che, in quel preciso momento, dall'angolo della strada non spunti la solita utilitaria nera. Spunti una Pagani Huayra. E qui la routine, semplicemente, finisce. Il malcapitato di turno guarda l'auto, controlla il telefono, controlla di nuovo l'auto. Sta cercando l'errore. Non c'è nessun errore. Quella biposto da oltre un milione di euro è davvero il suo Uber.
A organizzare il piccolo agguato motoristico è Parker Nirenstein, volto noto del canale Vehicle Virgins, una community su YouTube che sfiora i due milioni e mezzo di iscritti. La sua specialità sono proprio queste imboscate a quattro ruote. Prenota la corsa a bordo della hypercar di turno, sistema le action cam, attende il cliente sul marciapiede e lascia fare al destino. Una formula collaudata che ha già regalato al canale clip da decine di milioni di visualizzazioni, perché quando lo stupore è autentico, l'algoritmo se ne accorge prima di chiunque altro.
Per capire fino in fondo l'efficacia dell'effetto sorpresa basta osservare la Huayra. Non è un'automobile come le altre, e per la verità fatica pure a entrare nella stessa categoria delle altre. Pagani lavora il carbonio e il titanio come altri lavorano l'argilla, gli interni sono un esercizio di artigianato che sconfina nell'ossessione, e l'idea stessa di poggiare le ruote sull'asfalto sembra quasi una concessione tecnica più che un bisogno reale. Il cuore di tutto questo lo firma Mercedes AMG: un dodici cilindri biturbo da 764 cavalli che non si limita a spingere, si annuncia.
Una volta a bordo, il cliente impiega qualche secondo a ricomporsi. Ride nervosamente, accarezza la pelle dei sedili, fa qualche domanda di rito sul prezzo e sulla potenza. Poi arriva quello che doveva arrivare. Lo youtuber, con il tempismo del prestigiatore, scarica i cavalli sull'asfalto. Il rombo del V12 riempie l'abitacolo, lo schienale spinge contro la schiena, il sorriso del passeggero si congela in qualcosa a metà tra l'entusiasmo e il puro disorientamento. Esistono pochi modi per vivere un'accelerazione di questo calibro, e quasi nessuno prevede di averla pagata al prezzo della tariffa minima.
Tutto questo, lo specifichiamo per chi stesse già pensando di replicare il format sotto casa, succede negli Stati Uniti. Lì Uber è praticamente un'estensione del marciapiede, da noi invece il servizio è presente ma con una diffusione molto più contenuta, limitata ad alcune grandi città e a una clientela ancora di nicchia. Per non parlare del livello successivo della provocazione: convincere un autista italiano a mettere in strada una hypercar da oltre un milione di euro per filmare la reazione di un cliente ignaro è uno scenario che, alle nostre latitudini, sconfina più nella fantascienza che nel content marketing.