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Sette italiani su dieci si dichiarano pronti ad acquistare un'auto cinese. È questa la situazione che fotografa il sondaggio condotto a gennaio da Areté - società di consulenza specializzata nel settore automotive e membro di ASSIRM (Associazione italiana delle aziende di ricerca di mercato). Se fino a ieri la convenienza economica era la motivazione numero uno, oggi sembra che il panorama stia cambiando.
Secondo la ricerca, il 73% degli intervistati si dice disponibile all'acquisto di un modelli made in China, un dato in aumento rispetto al 68% registrato a ottobre 2024. Analizzando i numeri dietro questa scelta, emerge che per il 51% del campione pesino affidabilità del prodotto, qualità dei materiali, dotazioni tecnologiche e sistemi avanzati di bordo.
Solo il 45% indica il prezzo competitivo come fattore determinante per l'acquisto di una vettura prodotta nella Repubblica Popolare. Si tratta di un netto cambiamento rispetto al passato recente, quando era ancora il vantaggio in termini economici a dominare le preferenze.
I dati di vendita paiono certificare la rilevazione. Nel 2025 le auto di marchi cinesi hanno raggiunto quota 128.600 immatricolazioni in Italia, pari all'8,4% del mercato totale. Una quota che colloca il nostro Paese dietro solamente a Regno Unito e Spagna nella classifica europea, ma saldamente davanti a Francia e Germania. Sono attualmente 24 i brand del Dragone presenti sul territorio nazionale, dai colossi BYD e MG — che da soli valgono rispettivamente l'1,95% e il 3% del mercato italiano — fino ai più recenti arrivati come Omoda, Jaecoo e Leapmotor.
L'offerta dei modelli Made in China si è ampliata molto nel corso dell'ultimo anno, includendo persino modelli premium. Tra l'altro, molti di questi veicoli ottengono le 5 stelle nei crash test Euro NCAP, un elemento che può certamente contribuire a rafforzare la fiducia dei consumatori nella sicurezza dei prodotti cinesi, così come le garanzie sul prodotto, spesso comprese tra 5 e 7 anni.
Il sondaggio di Areté delinea poi la tipologia di auto cinese che gli italiani acquisterebbero. Il 47% degli intervistati indica crossover e SUV quali segmenti preferiti, mentre sul fronte motorizzazioni emerge un dato significativo: Made in China non significa necessariamente elettrico. Per il 50% degli intervistati l'ibrido è considerata la tecnologia meglio rispondente alle proprie esigenze di mobilità.
Quanto alla spesa, il tetto massimo resta ancorato ai 30.000 euro, confermando come il mercato italiano si mantenga comunque molto sensibile al prezzo. È la fascia in cui costruttori cinesi stanno concentrando i loro sforzi, proponendo vetture che a parità di prezzo offrono dotazioni di serie più ricche rispetto ai competitor europei: dai sistemi ADAS avanzati agli infotainment evoluti, dalla connettività completa alle soluzioni di comfort presenti solo su allestimenti superiori.
Nonostante la fiducia in crescita, permangono alcune perplessità. Il 28% degli intervistati nutre dubbi sulla qualità dei materiali, mentre un ulteriore 28% teme un servizio di assistenza post-vendita non ancora pienamente all'altezza degli standard europei. Non a caso, i brand cinesi stanno investendo molto nella rete di concessionari e centri assistenza.
Per quanto riguarda l'esperienza di acquisto, il sondaggio rivela come, per le auto cinesi, vinca ancora il contatto diretto. Quasi la totalità dei rispondenti preferisce recarsi fisicamente in concessionaria e 8 italiani su 10 considerano il test drive un passaggio imprescindibile. Un approccio "vecchia scuola" che i costruttori cinesi sembra stiano assecondando, puntando più su showroom fisici, invece che su strategie di vendita puramente digitali.