Auto, la Commissione UE rinvia ancora il “made in Europe”: industria in attesa e incentivi bloccati

Auto, la Commissione UE rinvia ancora il “made in Europe”: industria in attesa e incentivi bloccati
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Il regolamento che dovrebbe favorire le produzioni europee attraverso sussidi e incentivi è stato rimandato a data da destinarsi. Il settore auto - e non solo - attende indicazioni chiare da Bruxelles, mentre gli Stati membri navigano a vista
21 gennaio 2026

Negli ultimi anni la Commissione europea ha moltiplicato le promesse a imprese e associazioni di categoria, soprattutto nei settori strategici dell’industria. Spesso però, secondo molti osservatori, alle promesse non sono seguiti provvedimenti concreti con la necessaria rapidità. L’ultimo caso emblematico riguarda il meccanismo del cosiddetto “made in Europe”, parte del recente pacchetto Automotive, concepito per favorire l’uso di componenti prodotti nel continente nell’ambito dei sussidi pubblici.

Si tratta di un dossier sensibile, che dovrebbe definire il concetto di “preferenza europea”: un criterio in grado di condizionare l’accesso ai finanziamenti UE all’impiego di componenti realizzati in Europa. In altre parole, un sistema per premiare chi produce nel continente, sulla falsariga del modello americani dell’Inflation Reduction Act, oggi considerato un riferimento per molti governi europei.

Il settore auto è uno dei più interessati dalla misura. Lo dimostra quanto accaduto in Germania: Berlino ha approvato nuovi incentivi per i veicoli elettrificati, ma ha dovuto rinviare l’eventuale introduzione di vantaggi specifici per la produzione europea proprio per l’assenza di una cornice normativa chiara da Bruxelles.

La richiesta è trasversale: la Francia è la sostenitrice più convinta di una protezione del “made in Europe”, ma anche Paesi tradizionalmente più scettici, come la Germania, non stanno ponendo ostacoli significativi, consapevoli del peso della concorrenza asiatica sui beni industriali.

Rinvio a data da destinarsi

La proposta avrebbe dovuto essere presentata entro la fine di gennaio, poi indicata per il 29 gennaio. Ma l’ufficio del vicepresidente della Commissione, Stéphane Séjourné, responsabile per industria, PMI e mercato unico, ha comunicato un nuovo rinvio, senza fissare una data.

Secondo gli assistenti del commissario, lo slittamento sarebbe stato deciso per mantenere un altissimo livello di ambizione nei lavori interni sul testo definitivo. In un passaggio significativo, hanno anche assicurato che il vicepresidente non abbandonerà il mandato politico conferito dagli Stati membri né le aziende che sostengono massicciamente questa iniziativa.

Nonostante ciò, il calendario rimane incerto. Un documento interno della Commissione indica il 25 febbraio come possibile presentazione, ma senza conferme ufficiali. Nel frattempo, il mondo industriale attende. Il rinvio si inserisce in un contesto geopolitico e industriale delicato: i mercati europei sono sempre più invasi da prodotti low-cost provenienti dall’estero, soprattutto nel settore automotive, elettronico e delle batterie. Senza una politica industriale coordinata, il rischio - secondo molte imprese - è di lasciare scoperto proprio quel segmento che l’Unione dichiara di voler proteggere.

Per questo motivo il nuovo regolamento è percepito come uno strumento cruciale su più fronti: difesa competitiva dell’industria europeacondizionamento dei sussidi alla produzione localerisposta agli incentivi asiatici e americanicoerenza tra politica climatica e politica industriale.

Settori come l’automotive - già impegnati in una complessa e costosa transizione elettrica - denunciano la mancanza di certezze normative e finanziarie. La definizione del “made in Europe” è vista come una condizione necessaria per pianificare investimenti, filiere e strategia industriale sul medio-lungo termine. In parallelo, alcune capitali europee stanno approntando misure nazionali per non restare immobili, rischiando però una nuova frammentazione del mercato interno.

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