Economia & Finanza

Cina: perché la crisi Evergrande riguarda anche noi

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Il crollo in Borsa del gigante del settore immobiliare cinese può innescare una reazione a catena, pericolosa per l'intera economia del Paese asiatico

Cina: perché la crisi Evergrande riguarda anche noi

Diciamo che il nome non ha portato fortuna: si ti chiami Evergrande, è evidente che speri di crescere all'infinito, ma questo non è accaduto alla seconda azienda di sviluppo immobiliare in Cina.

Evergrande Group, con sede nella provincia meridionale del Guangdong ma la cui holding è registrata alle Cayman (e questo già fa storcere il naso a qualcuno...), specializzata nella compravendita di unità immobiliari di prestigio e inserita da Fortune al 122° posto nella classifica globale delle società mondiali, è crollata alla Borsa di Hong Kong, perdendo in poche ore ben il 13% del suo valore.

Un crac preoccupante, causato da una gravissima crisi di liquidità e che per l'importanza dell'azienda ha fatto scattare l'allarme rosso ai piani alti del governo di Pechino, che temono un effetto domino sull'intera economia del colosso asiatico.

Il fallimento di Evergrande, infatti, potrebbe innescare una tempesta finanziaria sistemica, come accadde con la Lehman Brothers nel 2008.

Con passività totali di ben 305 miliardi di dollari, Evergrande sta cercando di raccogliere fondi e rinegoziare i prestiti in scadenza con le banche, mentre sono iniziati sottotraccia contatti con i membri del Governo, in vista di una possible, ma delicata, operazione di salvataggio che preveda l'intervento delle autorità.

Come sempre per la Cina, le cifre del problema sono gigantesche: China Evergrande Group è in ritardo rispetto alle promesse fatte a oltre 70.000 investitori e la costruzione di immobili, che occuperebbero una superficie pari a tre quarti di Manhattan, è ferma, lasciando nel panico più di un milione di acquirenti di case.

Mentre il titolo crolla in Borsa, si attendono segnali dalla Città Proibita, ma finora nulla è trapelato sulle intenzioni del leader Xi Jinping.

Vero che in passato il governo cinese nè già intervenuto a rilevare società dal settore privato gravemente in crisi, come nel caso della Baoshang Bank Co. nel 2019 e di HNA Group Co. nel 2020, ma sul tavolo entrano altre considerazioni, ad iniziare dalla gestione del rallentamento economico, dall'annunciato giro di vite per le attività del settore privato e crescenti tensioni con Washington, il tutto in vista di un rimpasto di leadership previsto per il 2022, quando Xi potrebbe estendere ulteriormente il suo controllo sul Paese.

Quindi, Xi Jinping tutto vorrebbe tranne che un'ondata di panico a travolgere gli equilibri prima cinesi e poi del mondo intero: un crollo di Evergrande potrebbe costringere le banche a tagliare le loro partecipazioni in titoli aziendali e persino a congelare i mercati monetari, portando alla paralisi il sistema finanziario cinese.

In tale contesto, Governo e la banca centrale sarebbero costretti ad agire, portando gli istituti di credito coinvolti nel prestito immobiliare a subire pressioni, affrontando aumenti "significativi" dei prestiti in sofferenza in caso di insolvenza.

Un film già visto dall'altra parte dell'Oceano, il cui esito qualche anno fa provocò una crisi planetaria: c'è da sperare che la gestione in Cina sia ben diversa, salvaguardando un impianto economico dal quale dipendono molti settori industriali a livello globale, in primis quello automotive.

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