Mobilità & Ambiente

Come cambiano le città con il boom dell’elettrico?

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Il CNR in collaborazione con Motus-E ha effettuato una simulazione per verificare l’impatto sui grandi centri urbani dei veicoli ad emissioni ridotte, o addirittura nulle

Come cambiano le città con il boom dell’elettrico?

La transizione verso una mobilità meno inquinante porterà benefici immediati alla qualità della vita nelle grandi città: può apparire un’affermazione tautologica, al limite del banale, ma che trova ora - qualora ce ne fosse bisogno - una conferma ufficiale. 

Il CNR, in collaborazione con Motus-E, l’associazione per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia, ha effettuato uno studio incentrato su Torino, Milano, Bologna, Roma e Palermo, mettendo a confronto due possibili scenari, una al 2025, l’altra al 2030.

Il report, presentato durante l’edizione virtuale di Ecomondo, ipotizza che nel 2030 le emissioni di NO2 (ossidi di azoto) potrebbero calare addirittura fino al 93%, mentre le polveri sottili (il famigerato PM 10) potrebbe arrivare quasi a dimezzarsi a seconda del contesto urbano di riferimento. 

Alla base del calcolo c’è l’evoluzione delle emissioni dei veicoli, con la crescita delle vetture ibride ed elettriche, la contemporanea riduzione di benzina e diesel e lo svecchiamento del parco circolante, con la rottamazione dei modelli più inquinanti.

La simulazione ha utilizzato il metodo ADMS (Advanced Dispersion Modelling System) per analizzare l’impatto sull’ambiente del trasporto privato, della logistica e del trasporto pubblico, sulla base dei flussi di traffico forniti dalle amministrazioni delle cinque città in esame, al netto del contributo di altri inquinanti, come attività economiche ed impianti di riscaldamento. 

Una banca dati davvero vasta, che comprendeva anche i numeri dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e quelli forniti dalla centraline di monitoraggio ambientale dell’Arpa, intrecciati con i flussi di traffico, i dati meteo di un giorno feriale invernale, velocità e direzione del vento, temperatura, umidità e tasso di precipitazione, oltre a stabilità atmosferica e nuvolosità.

Tale imponente massa di informazioni ha prodotto risultati inequivocabili: puntare maggiormente sulla mobilità elettrica in tutte le sue forme determina vantaggi immediati per la qualità dell’aria in ambito urbano.

Per l’NO2, benefici maggiori sul breve termine a Milano e Torino (-62% e - 61% entro il 2025) e sul lungo periodo ancora Torino e Roma (- 93% e - 89%); per le polveri sottili, ne guadagnerebbero soprattutto Palermo (- 38% in cinque anni e - 46% in dieci) e Roma (- 36% E - 42%). 

Tutti numero che dovrebbero portare amministratori della cosa pubblica e decisori politici ad una riflessione attenta su dove orientare lo sviluppo prossimo venturo della mobilità urbana nei prossimi anni.

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