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C'è un'auto che nessuno conosceva fino a pochi giorni fa, e che adesso potrebbe diventare uno dei pezzi più ambiti del collezionismo automobilistico italiano. Si chiama Dallara MPS, acronimo di Macchina Posto Singolo, ed è una monoposto da pista costruita in un singolo esemplare durante i mesi più cupi della pandemia da Covid-19. Un progetto nato nel silenzio di un'Italia ferma, dalla mente e dalla passione di Giampaolo Dallara, fondatore dell'omonima azienda emiliana che da oltre cinquant'anni costruisce alcune delle monoposto da corsa più vincenti al mondo.
La storia della Dallara MPS inizia a metà del 2020, quando l'Italia era ancora stretta nella morsa del lockdown. Mentre il mondo si fermava, Dallara decideva di fare l'esatto contrario: mettere in moto un piccolo team di specialisti nei laboratori di Varano de' Melegari, nel cuore della Motor Valley emiliana, per dar vita a qualcosa di profondamente personale. L'idea era chiara fin dal principio: costruire una vettura monoposto ispirata alla SP1000, la primissima auto sportiva mai realizzata dall'azienda, collocando il pilota esattamente al centro dell'abitacolo, in una configurazione che richiama le monoposto da competizione ma con una vocazione diversa. Non un progetto commerciale, non un'operazione di marketing, ma un puro atto d'amore per la guida.
Sotto la carrozzeria scultorea della MPS si nasconde un telaio monocoque in fibra di carbonio che condivide la meccanica con la Dallara Stradale, il modello stradale omologato del marchio che pesa appena 855 kg. Il propulsore è un quattro cilindri turbo da 2.3 litri derivato dal Ford EcoBoost, portato a 400 CV grazie all'elaborazione curata da Bosch, abbinato a un cambio automatizzato a sei marce. Pur non essendo stati comunicati dati ufficiali sul peso, la struttura interamente in composito e l'assenza di qualsiasi concessione al superfluo lasciano immaginare prestazioni straordinarie, con un rapporto peso/potenza da vera arma da circuito.
Il design della Dallara MPS, curato da Andrea Guerri, segue la filosofia che lo stesso Giampaolo Dallara ha sempre predicato: prima l'eccellenza aerodinamica, poi la bellezza. La posizione di guida centrale non è soltanto una scelta stilistica, ma consente di ridurre l'area frontale della vettura, massimizzando l'efficienza aerodinamica. Il cofano a conchiglia, i fari dal disegno distintivo e le proporzioni ribassate richiamano immediatamente il mondo dei prototipi da corsa. L'abitacolo è avvolto quasi interamente in fibra di carbonio, con un sedile da competizione che sembra integrato nel monoscocca stesso. Il volante multifunzione è rivestito in Alcantara, la strumentazione è completamente digitale e al posto del parabrezza tradizionale un piccolo deflettore trasparente protegge il pilota dal vento. Il risultato è una vettura pensata per il puro piacere della guida in pista, capace però di raggiungere il circuito su strada con grazia.
La Dallara MPS sarà battuta all'asta da RM Sotheby's con una stima che supera i 700.000 euro, equivalenti a circa 808.000 dollari al cambio attuale, senza prezzo di riserva. Ma la vera particolarità riguarda la destinazione del ricavato: ogni centesimo andrà alla Fondazione Caterina Dallara, istituita nel 2021 da Giampaolo insieme alla figlia Angelica in memoria di Caterina. La fondazione opera per lo sviluppo sociale e culturale della Val Ceno, il territorio d'origine del fondatore, con particolare attenzione alle famiglie, alle nuove generazioni e alle persone in situazioni di fragilità. Un gesto che trasforma un capolavoro ingegneristico in un atto di generosità concreta, rendendo questa monoposto unica al mondo ancora più speciale.