WEC. "Il team ha fatto un miracolo": BMW trionfa alla 6 Ore di Spa, festa McLaren e beffa Ferrari in LMGT3

WEC. "Il team ha fatto un miracolo": BMW trionfa alla 6 Ore di Spa, festa McLaren e beffa Ferrari in LMGT3
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Una doppietta BMW che profuma di storia alle Ardenne: dopo 27 anni i bavaresi tornano a dominare l'Endurance. In LMGT3 McLaren vince in rimonta approfittando di una penalità fatale inflitta alla Ferrari di AF Corse
10 maggio 2026

Le Ardenne non perdonano, ma sanno anche premiare l'audacia. Davanti a una marea umana di oltre 100.000 spettatori, la 6 Ore di Spa-Francorchamps 2026 ha scritto una pagina di storia destinata a restare negli annali del motorsport: la prima vittoria assoluta di BMW nel FIA WEC, impreziosita da una doppietta che mancava ai bavaresi dai tempi d'oro della V12 LMR a Le Mans nel 1999.

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Partite dalla quinta fila, le BMW M Hybrid V8 del team WRT hanno giocato d'azzardo fin dal primo giro. In una gara frammentata da ben quattro Safety Car, il muretto belga guidato da Vincent Vosse ha estratto il coniglio dal cilindro già al termine della prima ora: uno short-fueling aggressivo che ha proiettato la numero 20 di René Rast al comando. Rast, in stato di grazia, ha martellato giri veloci uno dopo l'altro, consegnando poi il testimone a Sheldon van der Linde e Robin Frijns. In aria pulita, la LMDh tedesca ha dimostrato una costanza di rendimento spaventosa, gestendo il distacco mentre alle sue spalle infuriava la battaglia. "È una storia incredibile per noi", ha commentato entusiasta Rast a fine gara. "Il team ha compiuto un miracolo tattico. Mi hanno messo davanti e l’auto volava".

Se la #20 è stata la lepre, la numero 15 è stata il mastino. Kevin Magnussen ha messo in pista tutta la sua proverbiale aggressività nei duelli corpo a corpo. Sopravvissuto a ben due contatti con la Ferrari #51, il danese ha messo in atto una vera masterclass difensiva, chiudendo la porta in faccia a rivali del calibro di Antonio Fuoco e Kamui Kobayashi a bordo della Toyota. Magnussen ha difeso la seconda posizione con i denti, nonostante montasse gomme Michelin decisamente più affaticate rispetto agli inseguitori, permettendo al marchio bavarese di festeggiare un uno-due che profuma di rivincita. La Ferrari 499P #50 di Fuoco, Nielsen e Molina è riuscita comunque ad agguantare il terzo gradino del podio, ma resta l'amaro in bocca per un problema a un dado ruota durante il secondo pit-stop che è costato 20 preziosissimi secondi. Ai piedi del podio brilla l'Aston Martin Valkyrie: Tom Gamble, con un sorpasso d'autore su Kobayashi a sei giri dalla fine, ha regalato al marchio inglese il miglior risultato di sempre nella classe regina.

Note di merito anche per Genesis: il nuovo prototipo GMR-001 ha chiuso ottavo nella Hypercar, centrando i primi punti mondiali alla sua seconda apparizione. Gara da dimenticare, invece, per i costruttori francesi: la Peugeot, dopo la storica pole, è stata vittima di incidenti altrui, mentre l'Alpine #35 è uscita di scena con un violento schianto di Félix da Costa. Adesso, gli occhi sono tutti puntati sulla Sarthe. Tra poco più di un mese c'è la 24 Ore di Le Mans, e il paddock ci arriva con gerarchie totalmente stravolte: BMW è capolista, la Ferrari insegue (la #83 di AF Corse solo ottava e la #51 terzultima a Spa) e Porsche attende il grande salto.

Le emozioni forti non sono mancate in classe LMGT3 che ha vissuto un finale da thriller cinematografico. A trionfare è stata la McLaren 720S GT3 Evo #10 di Garage 59, autrice di una rimonta clamorosa dalla quindicesima casella in griglia. Il trio composto da Antares Au, Tom Fleming e Marvin Kirchhöfer ha trasformato la delusione del ritiro di Imola in pura estasi belga, risalendo la china grazie a una gestione gomme impeccabile e a un ritmo forsennato di Fleming nel cuore della gara. Il verdetto è arrivato però solo sotto la bandiera a scacchi: la Ferrari 296 GT3 di AF Corse, che aveva tagliato il traguardo per prima con un monumentale Alessio Rovera, è stata declassata al quarto posto a causa di una penalità di cinque secondi per un unsafe release durante l'ultimo stop.

Un errore fatale che ha consegnato il successo a McLaren e ha permesso all'Aston Martin di Mattia Drudi e alla Porsche di Manthey PureRxcing — autrice di un recupero prodigioso dopo un contatto iniziale con una Cadillac — di salire sul podio. Resta il rammarico per le Ford Mustang di Proton Competition, protagoniste di una prima fase d'attacco con il sorpasso mozzafiato di Powell all'Eau Rouge, prima di naufragare tra testacoda e penalità per track limits, lasciando a Stefano Gattuso solo la magra consolazione del Goodyear Wingfoot Award.

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