FCA: dopo 115 anni la sede Fiat lascia Torino. Investimenti in Italia per Alfa Romeo

FCA: dopo 115 anni la sede Fiat lascia Torino. Investimenti in Italia per Alfa Romeo
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La nascita di FCA (Fiat Chrysler Automobiles), con il trasferimento della sede in Olanda, mette la parola fine ad un lungo capitolo della storia del più grande gruppo industriale italiano. Confermati investimenti e livelli occupazionali nella Penisola
30 gennaio 2014

A pochi giorni dall'accordo epocale che ha portato alla fusione tra Chrysler e Fiat emergono le prime conseguenze dirette, che investono in modo particolare il nostro Paese. Negli anni precedenti si erano rincorse più volte le indiscrezioni di un possibile “trasloco” della storica sede della Casa italiana da Torino e ora arriva la certezza.

La storia della sede Fiat a Torino: tutto ha inizio nel 1899

Dopo 115 anni Fiat (Fabbrica Italiana Automobili Torino) cambia il nome e diventa Fca, acronimo di Fiat Chrysler Automobiles. La nuova società trasloca all'estero e lascia Torino, città dove l'11 luglio 1899, in una sala del palazzo residenziale dei Bricherasio, viene firmato da un gruppo di nobili e borghesi, appassionati di automobili, l'atto di nascita della società. Quando il documento viene redatto la società si chiama Fia, la T viene aggiunta qualche mese dopo, per il legame con Torino o forse su suggerimento di un socio a cui piaceva l'analogia con la voce verbale latina “fiat” (sia fatto).

sede fiat logo
Dopo 115 di storia la sede legale della Fiat lascia l'Italia e la città di Torino

 

La sede in questi 115 anni è cambiata più volte, ma è sempre rimasta dentro le mura di Torino. La prima, provvisoria, stabilita presso l'Ufficio dell'Ingegner Marchesi, in corso Re Umberto 11, poco dopo la fondazione della società. Poi la prima vera sede nella Palazzina Liberty di corso Dante, non lontano dal Po. Dal 1923 al 1939 il quartiere generale dell'azienda si sposta al Lingotto e, negli anni successivi fino al 1953, a Mirafiori. Quindi, per 43 anni nella mitica palazzina di corso Marconi: nell'ufficio all'ottavo piano Gianni Agnelli regnò per trent'anni da presidente della Fiat.

 

Qui vennero prese decisioni su strategie aziendali, acquisizioni, vendite, bilanci, ricapitalizzazioni, matrimoni e divorzi societari. Poi nel settembre del '97 la sede ritorna al Lingotto, edificio ristrutturato dall'architetto Renzo Piano. Già quel cambiamento comportò una piccola rivoluzione anche sul piano linguistico perchè fino allora corso Marconi era sinonimo di Fiat, così come fino ad oggi lo è 'il Lingotto'.

La sede legale, quella che compare nei documenti della società e nei biglietti da visita, non sarà più in via Nizza 250, dove si trova il Lingotto, ma in una strada olandese. Soprattutto non ci sarà più, per la prima volta, Torino

 

Niente a che vedere con il trasloco di oggi all'estero, con la sede legale portata in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna. Un passaggio cruciale che suggella l'integrazione con la casa di Detroit, ma anche la fine di un lungo capitolo della storia del più grande gruppo industriale italiano. La sede legale, quella che compare nei documenti della società e nei biglietti da visita, non sarà più in via Nizza 250, dove si trova il Lingotto, ma in una strada olandese. Soprattutto non ci sarà più, per la prima volta, Torino.

marchionne
Sergio Marchionne ha rassicurato i lavoratori italiani, affermando che non ci saranno impatti sui livelli occupazionali del nostro Paese

Marchionne: «Livelli occupazionali garantiti in Italia. A maggio il piano per gli investimenti»

Com'era facile immaginare l'Amministratore Delegato del neonato Gruppo FCA, Sergio Marchionne, si affrettato a rassicurare i lavoratori italiani, dichiarando che verranno mantenuti gli impegni presi in merito all'Italia e che non ci saranno impatti sull'occupazione, in particolare degli impiegati dei centri direzionali del gruppo in Italia.

 

Al momento in ogni caso non ci sono ancora anticipazioni sull'entità dell'investimento a Cassino, dove la cassa integrazione ordinaria scade a fine febbraio né ci sono indicazioni su Mirafiori e neppure rassicurazioni sul non facile rinnovo del contratto del gruppo. Date dei futuri investimenti e nuovi modelli si conosceranno con il piano triennale che all'inizio di maggio verrà presentato alla comunità finanziaria negli Usa.

Per Alfa Romeo non ci aspettiamo miglioramenti significativi quest'anno, ma dal 2015. Il 2014 sarà un anno di transizione

Alfa Romeo: la conferma degli investimenti in Italia.

Marchionne in ogni caso è tornato a confermare un futuro italiano per il rilancio del Biscione: «Per Alfa Romeo non ci aspettiamo miglioramenti significativi quest'anno, ma dal 2015. Il 2014 sarà un anno di transizione».

 

«Ci vorrà tempo e pazienza. Dobbiamo ristrutturare la rete di distribuzione, ne parleremo a maggio», ha aggiunto. Quanto al mercato auto europeo Marchionne ha detto «di essere negativo sulla ripresa. Dobbiamo ampliare gli orizzonti e la direzione della strategia verso cui ci stiamo muovendo è quella giusta.»

fiom
A differenza della maggiora parte delle forze sindacali in campo, la Fiom è molto critica nei confronti dei nuovi assetti societari

La maggior parte dei sindacati sembra soddisfatta del nuovo assetto

«Gli investimenti negli stabilimenti italiani sono confermati e le produzioni saranno finalizzate in particolare all'export. Produrre in Italia per vendere al mondo è la migliore garanzia per la stabilità dell'occupazione in Italia. Il cambio di sede non ci preoccupa e non influisce sull'occupazione in Italia», afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti.

 

«Non c'è alcun trasferimento all'estero. A noi non interessano la sede legale e quella fiscale, ma le progettazioni e queste resteranno in Italia», osserva il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, mentre per il numero uno della Ugl, Giovanni Centrella, «La cosa più importante non è dove sarà la testa della nuova Fca, ma dove staranno braccia e gambe, ovvero investimenti e produzioni che possano garantire l'occupazione».

La leader della Cgil, Susanna Camusso, critica la decisione di pagare le tasse all'estero

 

«Una giornata importante - sottolinea il numero uno della Fismic, Roberto Di Maulo - per la conferma degli investimenti e le garanzie sull'occupazione in particolare degli impiegati dei centri direzionali del gruppo in Italia. Il trasferimento della sede non ha ripercussioni negative, mentre la sinergia sempre più forte con Chrysler aiuterà l'occupazione». Per Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim, «C'è la conferma del piano per l'Alfa Romeo che al centro Cassino».

Fiom e Cgil non ci stanno

Vanno, invece, all'attacco Fiom e Cgil, che non partecipano all'incontro. «Fiat fa un altro importante passo verso il disimpegno nei confronti dell'Italia», afferma il coordinatore nazionale per la Fiom Cgil del gruppo Fiat, Michele De Palma, mentre la leader della Cgil, Susanna Camusso, critica la decisione di pagare le tasse all'estero. «Nonostante il clima di aspettativa, che come sempre viene ad arte creata, purtroppo oggi - sottolinea il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono - non è successo nulla che non si sapesse già: la Fiat non è più un'azienda italiana e per quanto riguarda gli investimenti nelle fabbriche italiane è tutto rinviato».

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