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Mentre a Roma si celebrava la world première della Ferrari Luce tra applausi e luci della Vela di Calatrava, a Milano la reazione era ben diversa. Il titolo Ferrari ha ceduto il 7,2% nelle prime contrattazioni di giornata, scivolando a 287,7 euro per azione. Non è una sorpresa del tutto inattesa e non è nemmeno la prima volta che il mercato risponde con freddezza a una notizia che, sulla carta, dovrebbe essere positiva.
La storia recente del titolo racconta di un rapporto complicato tra Maranello e gli investitori sul tema elettrico. Già all'annuncio del piano strategico al 2030, che prevedeva ricavi a 9 miliardi e un'offerta elettrica al 20%, il titolo aveva perso oltre il 14% in una sola seduta, con il mercato che giudicava il piano "troppo prudente" rispetto alle attese. Da quei massimi di oltre 480 euro per azione toccati nella prima metà del 2025, il titolo aveva già perso circa il 40% del proprio valore prima ancora del lancio della Luce. Il calo di oggi porta le quotazioni ai minimi da oltre due anni.
Le ragioni dello scetticismo degli investitori sono strutturali. Diversi broker avevano già rivisto al ribasso le stime sul 2026, prevedendo una flessione delle consegne nei trimestri a venire e una maggiore diluizione dei margini a causa di ammortamenti e svalutazioni legati al lancio di nuovi modelli. La Luce, con la sua architettura completamente inedita e i costi di sviluppo legati agli oltre 60 nuovi brevetti, rappresenta un investimento industriale imponente i cui ritorni si misureranno su un orizzonte di anni, non di trimestri. Goldman Sachs e Morgan Stanley avevano già limato i propri target price rispettivamente a 378 e 355 euro, mentre Jefferies era scesa fino a 310 euro, anticipando utili sotto pressione nel 2026.
Il paradosso è quello classico dei grandi lanci nell'industria del lusso e dell'automotive: più l'evento è atteso, più il mercato tende a "vendere la notizia" una volta che questa arriva. Alcuni analisti inquadrano Ferrari più come un brand del lusso tipo LVMH che come una casa automobilistica tradizionale, ma proprio questo posizionamento rende il mercato particolarmente sensibile a qualsiasi segnale che suggerisca una compressione dei margini o un allontanamento dal modello di scarsità controllata che ha alimentato la crescita degli ultimi anni.
Eppure il quadro non è interamente negativo. Il consenso degli analisti raccoglie ancora 21 giudizi buy contro soli 2 sell, con un target price medio di 388 euro che implica un potenziale upside di circa il 25% rispetto alle quotazioni pre-lancio. Il segnale è chiaro: il mercato non ha smesso di credere in Ferrari, ma chiede tempo e soprattutto vuole vedere la Luce trasformarsi da oggetto del desiderio in ordini, consegne e margini.
Per ora, il Cavallino ha presentato la sua visione del futuro. Convincere la Borsa è un'altra gara, e si corre su un tracciato più lungo. Ferrari Luce incanta Maranello, ma Piazza Affari non applaude