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A Dagenham, alla periferia est di Londra, durante la Seconda Guerra Mondiale si costruivano motori e mezzi militari per l'esercito britannico e per gli alleati. Ottant'anni dopo quello stesso stabilimento torna a essere una pedina strategica, ma stavolta il prodotto non è un camion verde oliva uscito da un film d'epoca: è il propulsore di un Ford Ranger destinato a indossare la divisa.
Dopo quasi quarant'anni di assenza dal comparto, Ford torna nella difesa. E lo fa con l'arma che conosce meglio, il pickup che domina le classifiche europee da oltre un decennio.
Il primo banco di prova è il programma Light Mobility Vehicle del ministero della Difesa britannico, pensato per mandare in pensione le flotte ormai anziane di Land Rover e Pinzgauer. Sul piatto ci sono numeri pesanti: circa 2 miliardi di sterline considerando l'intero ciclo di vita dei mezzi, manutenzione e assistenza incluse. La prima tranche vale 750 milioni, l'aggiudicazione è attesa per la primavera del 2027.
Per giocarsi la partita, Ford ha costruito un'alleanza a tre. Capofila è General Dynamics Land Systems, colosso americano dei sistemi terrestri, affiancato dal gruppo di ingegneria britannico Ricardo. La base di partenza, ovviamente, è il Ranger.
Qui sta la parte interessante della strategia. Ford non promette un veicolo esotico progettato da zero: promette volumi. Una piattaforma già prodotta in grandi numeri costa meno, si aggiorna più in fretta e soprattutto può essere consegnata rapidamente se una crisi militare impone di accelerare le forniture. Aggiungete la rete di assistenza capillare dell'Ovale Blu e una catena di fornitura britannica già attiva, e il quadro si chiude.
Jim Baumbick, responsabile delle attività europee del costruttore, punta molto su un concetto destinato a pesare nelle stanze di Bruxelles: la componentistica condivisa. Se più eserciti adottano mezzi che nascono dalla stessa base industriale, ricambi e logistica diventano compatibili. Tradotto: flotte interoperabili tra i Paesi Nato. L'ambizione dichiarata è vendere Ranger militari ben oltre i confini del contratto britannico, cavalcando l'onda della spesa per la difesa che in Europa continua a salire.
La concorrenza non guarda. General Motors corre insieme a BAE Systems e NP Aerospace. Ineos Automotive, la casa di Jim Ratcliffe, ha messo in piedi un consorzio con SMT Defence e NMS UK. Jaguar Land Rover sta valutando alleanze, mentre Babcock International propone una gamma logistica derivata dalla Toyota Land Cruiser.
Nella selezione peserà un fattore che con l'ingegneria c'entra poco: quanta attività industriale ciascun concorrente è disposto a portare fisicamente nel Regno Unito. Il bando non obbliga a produrre in loco i veicoli di partenza, ma la nuova dottrina britannica sulla difesa mette la capacità industriale nazionale in cima alla lista dei desideri.
Il rientro di Ford nel settore era già partito oltreoceano. Uscita dalla difesa con la cessione della controllata aerospaziale nel 1990, la casa di Dearborn è stata richiamata in gioco dal Pentagono, impegnato a modernizzare la filiera degli armamenti coinvolgendo i costruttori di Detroit. Ford se la gioca con General Motors per il nuovo camion tattico dell'esercito americano e ha già incassato un contratto pubblico per tre prototipi basati sui pickup Super Duty.
Con una differenza sostanziale rispetto alla rivale: dove GM ha una controllata dedicata, Ford non intende creare una divisione militare autonoma. La scelta è costruire un business globale della difesa riciclando ciò che ha già in casa, cioè veicoli, stabilimenti e tecnologie del portafoglio civile.
Le ragioni economiche sono trasparenti. Margini sotto pressione, domanda europea fiacca, concorrenza cinese sempre più aggressiva: le commesse militari diventano un flusso di ricavi prezioso, soprattutto per la divisione dei veicoli commerciali, il cuore della ristrutturazione europea del gruppo.
Se la scommessa funziona, il Ranger passerà dai cantieri e dalle aziende agricole ai reparti operativi. E Dagenham tornerà a fare, con un secolo di distanza, esattamente quello che faceva nel 1940.
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