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Le auto elettriche continuano a conquistare il mercato globale ma uno dei Paesi che più hanno contribuito alla loro diffusione rischia adesso di restare indietro. Gli Stati Uniti stanno ridimensionando le proprie ambizioni industriali, mentre la Cina consolida il suo vantaggio e l'Europa cerca di difendere la propria industria automobilistica senza rinunciare alla transizione energetica.
Il paradosso è che l'elettrificazione dell'auto non si sta fermando: sta procedendo a velocità diverse, con Washington sempre meno convinta e Pechino sempre più determinata a trasformare le batterie in un vantaggio economico e strategico. Una partita che non riguarda soltanto le automobili, ma anche la produzione industriale, la tecnologia e il controllo delle catene di approvvigionamento.
In un'analisi pubblicata su The Free Press, Michael Dunne, esperto del settore automobilistico, ha scritto che Detroit ha prima sottovalutato la portata della rivoluzione elettrica e poi ha reagito troppo in fretta, con progetti costosi e risultati deludenti. Nel dicembre 2025, per esempio, Ford ha annunciato una svalutazione di 19,5 miliardi di dollari legata alla revisione della propria strategia elettrica, mentre General Motors ha comunicato oneri per circa 6 miliardi.
Stellantis ha a sua volta contabilizzato svalutazioni per circa 26,5 miliardi di dollari. Complessivamente, si tratta di circa 52 miliardi di dollari di rettifiche, il segnale di quanto siano state onerose le aspettative disattese. Ma attribuire tutto a una presunta avversione degli americani per le auto elettriche sarebbe riduttivo.
Dunne, nello specifico, ha individuato problemi di progettazione, costi elevati, software non sempre all'altezza, reti di ricarica poco affidabili e concessionari spesso più incentivati a vendere vetture tradizionali. A tutto questo si è aggiunto il cambiamento del quadro politico, con il ridimensionamento degli incentivi e il minore sostegno federale alla transizione.
Il risultato è un arretramento che rischia di pesare non soltanto su Ford, GM e sugli altri costruttori statunitensi, ma sull'intera capacità industriale americana.
I numeri mondiali raccontano infatti una storia diversa da quella di Washington. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, nel 2024 le vendite globali di auto elettriche hanno superato i 17 milioni di unità, oltre il 20% delle nuove immatricolazioni, e la crescita è proseguita nel 2025.
La Cina rappresenta il principale motore di questa espansione: nel 2024 ha concentrato quasi due terzi delle vendite mondiali, sostenuta da una filiera integrata che comprende batterie, componentistica, software e produzione di veicoli a costi competitivi. Marchi come BYD e Geely possono sfruttare volumi elevati e una rete industriale che rende più semplice abbassare i prezzi e accelerare lo sviluppo dei modelli.
L'Europa, dal canto suo, resta un mercato decisivo, ma deve conciliare gli obiettivi ambientali con la pressione dei produttori cinesi e le difficoltà dei marchi storici. I dazi aggiuntivi imposti dall'Unione europea sulle auto elettriche prodotte in Cina cercano di contenere la concorrenza legata ai sussidi, senza però eliminare la necessità di innovare.
Per gli Usa la posta in gioco va oltre le quote di mercato: batterie e motori elettrici sono tecnologie importanti anche per lo stoccaggio energetico, la robotica e alcuni sistemi di difesa, mentre la Cina domina diverse fasi della lavorazione delle terre rare. Il rischio, dunque, è che l'America protegga oggi i propri costruttori dalla concorrenza straniera, ma perda terreno nelle tecnologie che definiranno l'industria di domani.