La Cina scatena la guerra delle batterie: costi più bassi per auto elettriche ancora più low cost?

La Cina scatena la guerra delle batterie: costi più bassi per auto elettriche ancora più low cost?
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La Cina domina la produzione di batterie e accelera la diffusione globale delle auto elettriche. Costi in calo, gigafactory all’estero e nuove strategie industriali stanno cambiando il mercato. Una sfida tecnologica e geopolitica che ridisegna il futuro dell’auto
11 gennaio 2026

La competizione globale sulle auto elettriche si sta spostando sempre più sulle batterie, vero cuore tecnologico ed economico della transizione. È su questo fronte che la Cina sta consolidando un vantaggio strutturale, grazie a una capacità produttiva senza precedenti, a filiere industriali integrate e a un forte sostegno pubblico.

In un mercato domestico rallentato da sovraccapacità e da una dura guerra dei prezzi, i grandi gruppi cinesi delle batterie stanno cercando nuove strade per mantenere la redditività, spingendo sull’export e sull’espansione internazionale. Il risultato è una pressione crescente sui costi delle auto elettriche, che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’industria globale.

La strategia della Cina sulle batterie per auto elettriche

Il punto di forza della Cina nel settore delle batterie non è solo tecnologico, ma soprattutto industriale. Gigafactory altamente automatizzate, economie di scala e controllo delle materie prime consentono ai produttori cinesi di abbassare il costo per kilowattora a livelli difficili da eguagliare.

Aziende come CATL, che da sola controlla circa il 38% del mercato globale delle batterie per auto elettriche, stanno sfruttando questo vantaggio per espandersi anche in settori adiacenti, dall’accumulo energetico alle applicazioni navali elettriche, così da assorbire l’eccesso di capacità produttiva.

Questa strategia, ha evidenziato il South China Morning Post, ha un impatto diretto sul mercato delle auto elettriche. Più volumi e più applicazioni significano costi unitari più bassi, che in Cina hanno già portato alla diffusione di modelli elettrici a prezzi molto contenuti, spesso supportati da soluzioni come l’abbonamento alla batteria o il battery swapping. È un modello che, se esportato, potrebbe mettere sotto pressione i costruttori occidentali, ancora legati a strutture di costo più elevate e a una filiera delle batterie meno integrata.

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L’espansione globale delle batterie cinesi e l’impatto sul mercato

Per trasformare il vantaggio domestico in leadership globale, la Cina sta spingendo i suoi campioni industriali a produrre direttamente all’estero. CATL, come ha spiegato Bloomberg, ha avviato e pianificato nuovi impianti di batterie in Europa, dal primo stabilimento in Germania ai progetti in Ungheria e Spagna, oltre a una forte presenza in Sud-est asiatico.

L’obiettivo è rifornire più da vicino i costruttori locali di auto elettriche, riducendo i rischi legati a dazi e tensioni geopolitiche. Nonostante le barriere commerciali e le preoccupazioni politiche sulla dipendenza dalla Cina per una tecnologia strategica, l’effetto sul mercato è già visibile. Il calo dei costi delle batterie sta rendendo le auto elettriche sempre più competitive rispetto ai modelli a combustione, soprattutto nei segmenti di ingresso.

Questo scenario apre nuove opportunità per i consumatori, ma rappresenta una sfida significativa per l’industria automobilistica tradizionale, chiamata a rivedere strategie, investimenti e modelli produttivi. La guerra delle batterie guidata dalla Cina è quindi una partita industriale e geopolitica che va ben oltre l’auto. Chi controlla le batterie controlla il prezzo e la diffusione delle auto elettriche. E oggi Pechino sembra determinata a mantenere questo vantaggio anche sui mercati globali.

Auto elettriche ancora meno care?

Un nodo centrale resta però il costo reale delle batterie, tema che per anni è stato raccontato come la chiave definitiva per rendere le auto elettriche accessibili. Per molto tempo l’industria ha indicato la soglia dei 100 dollari per kWh come il punto di svolta oltre il quale le elettriche sarebbero diventate competitive con i motori termici.

Oggi, soprattutto grazie alle chimiche LFP (litio-ferro-fosfato) dominate dai produttori della Cina, quella soglia è stata in molti casi raggiunta o addirittura superata al ribasso. Eppure, il mercato racconta una storia più complessa: i modelli elettrici sotto i 25.000 euro oggi disponibili sono ancora pochi.

Sul fronte delle auto elettriche cinesi, le alternative realmente economiche restano limitate a casi come BYD Dolphin Surf o Leapmotor T03. Questo apre una domanda strategica cruciale: siamo davvero arrivati a un punto in cui le batterie sono abbastanza economiche da sostenere una nuova generazione di elettriche di massa, oppure il potenziale di riduzione dei costi non è ancora stato pienamente trasferito ai prezzi finali?

Una possibilità è che i costruttori cinesi stiano deliberatamente evitando, per ora, un’ulteriore compressione dei listini sui mercati esteri, per non innescare nuove tensioni politiche e commerciali. Un’altra ipotesi è che il vero prossimo salto debba ancora arrivare: un ulteriore calo dei costi delle batterie, legato a volumi più elevati, nuove architetture produttive e a un uso ancora più esteso delle LFP, potrebbe aprire la strada a auto elettriche cinesi ancora più economiche, cambiando radicalmente lo scenario globale.

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