F1. “Hamilton meriterebbe di vincere l’ottavo titolo”: Nico Rosberg loda il suo vecchio rivale in Mercedes. E di Barcellona 2016 dice…

F1. “Hamilton meriterebbe di vincere l’ottavo titolo”: Nico Rosberg loda il suo vecchio rivale in Mercedes. E di Barcellona 2016 dice…
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Nico Rosberg loda la perseveranza del suo vecchio rivale Lewis Hamilton. E della bruciante lotta nella stagione 2016 di Formula 1 racconta...
1 giugno 2026

“Non provai gioia, ma solo sollievo. E mi dissi che ne avevo abbastanza. Lo pensai subito, non appena tagliai il traguardo”: Nico Rosberg era finalmente diventato campione del mondo di Formula 1, e già sapeva che avrebbe smesso. A dieci anni dal coronamento del sogno di una carriera intera, Rosberg, ospite del podcast High Performance, racconta una rivalità passata alla storia. Oggi in Mercedes sono George Russell e Andrea Kimi Antonelli a lottare con aggressività. Nel 2016, accanto a lui c’era Lewis Hamilton.

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C’è un motivo se l’escalation della battaglia tra Russell e Antonelli in Canada ha fatto emergere lo spettro di Barcellona 2016. Lo schianto fratricida tra Rosberg e Hamilton di fronte all’allora CEO del gruppo Daimler, Dieter Zetsche, fu uno schiaffo in pieno volto per l’intero team. E fu Rosberg a innescarlo, con un cambio di volta del suo atteggiamento. “Mi dissi che non dovevo cedere. In passato, lo avevo fatto diverse volte”.

“Mentre meditavo, mi immaginavo di restare fermo nella mia posizione, di essere forte. E nel fervore del momento, quella preparazione ti aiuta a non cedere. Sfortunatamente questo portò a una serie di incidenti. E siccome Lewis è un genio, molte volte era più colpa mia di quanto non fosse colpa sua. Dovetti farlo per mandare un messaggio a Lewis. Credo che restò sorpreso. Deve aver pensato che qualcosa stesse cambiando in me. Che non sarei più stato il solito bravo ragazzo”.

Dopo la loro furia, dovettero affrontare quella di Toto Wolff. “Entrò e ci chiese cosa diavolo stessimo facendo. Avevamo consegnato la vittoria nelle mani della Red Bull, ed era la cosa peggiore che potessimo fare. Toto non era per nulla contento. Non ci minacciò che saremmo stati licenziati. All’epoca non sapevo che c’erano state discussioni in merito con Zetsche”. “Toto mise un contratto sul tavolo che avremmo dovuto firmare. Stabiliva che avrei dovuto pagare il 50% dei danni di ogni incidente, a prescindere da chi fosse il colpevole dello schianto. In un caso, mi toccò pagare 360.000 dollari di danni. E la cosa ci calmò abbastanza”.

Rosberg e Hamilton, una volta amici fraterni, a quel punto si comportavano come se fossero due sconosciuti. “Non c’era un rapporto. Era guerra vera. Non parlavamo”. “Quando sei in lotta per il mondiale, comprometterai sempre l’amicizia per ottenere il titolo. È un sogno troppo grande. E poi non è che fossimo migliori amici all’epoca. Lo eravamo da ragazzini. Poi ci allontanammo nel tempo, pur continuando ad andare d’accordo. E per vincere un mondiale è necessario sfruttare tutte le zone grigie possibili. Lo farà anche il tuo avversario, è inevitabile”.

Tutto questo si verificava in una situazione a dir poco claustrofobica. “È come se si vivesse insieme. Gli incontri con gli ingegneri, il tempo nel garage, nelle giornate per i media. E come è facilmente intuibile, non è l’ambiente migliore”. “Il team era diviso – ricorda Rosberg -. Alcuni parteggiavano per Lewis, altri per me. La cosa più difficile per me fu rendermi conto che il nostro team principal Paddy Lowe sarebbe stato dalla parte di Lewis, visto che aveva vinto un mondiale con lui in McLaren”.

Un ruolo importante nella gestione della tensione insostenibile tra Rosberg e Hamilton lo ebbe Niki Lauda. “Fece un ottimo lavoro da mediatore. Ci spinse a prenderci la responsabilità, almeno in parte, di quello che era successo. Arrivi al punto in cui capisci che avresti potuto fare qualcosa di diverso. Mentre prima della conversazione con Niki, la colpa era al 100% dell’altra persona. Ci parlava separatamente. Prima entrava lui, poi io. E ci ritrovavamo fuori ad aspettare senza parlare, come due alunni discoli che aspettano di essere ricevuti dal preside. Serviva per dissolvere almeno un po’ la tensione”.

Dieci anni dopo quell’acredine insopportabile, dalle parole di Rosberg emerge una grande stima nei confronti di Hamilton. “Sono 10 anni che non sono più in F1 e non eravamo giovani all’epoca. Eppure, continua. È incredibile. E lo è anche il fatto che sia riuscito a costruirsi la sua vita con così tanta stabilità, con una carriera così longeva senza scandali. Non è solo questione di essere un grande pilota. È riuscito a performare a un livello così alto per così tanto tempo. E ha scelto di affrontare un’altra grande sfida in Ferrari, con difficoltà enormi”.

“Ora va meglio. Con le nuove normative sta performando molto meglio rispetto allo scorso anno. Ma deve comunque confrontarsi contro Charles Leclerc, che è all’apice della sua forma, oltre a essere uno dei migliori piloti di questa generazione. Meriterebbe di vincere l’ottavo titolo. E sarebbe fantastico vederlo progredire come ha fatto quest’anno. Penso che vincerà almeno una gara. Ma la monoposto non è da titolo. E lui non è ancora al livello giusto”.

“Spero che migliorerà ulteriormente nel corso della stagione. Sarebbe un’ispirazione per tutti noi quarantenni vedere un campione del mondo della nostra età”. Un campione del mondo che Rosberg riuscì a battere ad armi pari esaurendo qualsiasi risorsa interna. Arrivò talmente svuotato al traguardo di quella gara ad Abu Dhabi da sapere che non avrebbe voluto, né potuto continuare. Lo sapeva già quando si ritrovò sul podio con un amico diventato acerrimo rivale, per l’ultima volta.

Foto: ANSA

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