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La Renault 4 di Aldo Moro, il simbolo degli anni di piombo

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Dopo 40 anni dal delitto delle Brigate Rosse è tornata in via Caetani. Ecco la storia della vettura che da semplice utilitaria di un operaio edile è diventata un pezzo di storia

40 anni fa le Brigate Rosse uccidevano l'allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. L'esecuzione avvenne dopo 55 giorni di prigionia, annunciata da una telefonata: «Pronto, chi parla?». «Sono il dottor Nicolai. Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani. Lì c'è una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N5».

Erano le 12.30 quando la mattina del 9 maggio 1978 il telefono squillava a casa del professor Francesco Tritto, un assistente universitario di Aldo Moro. A parlare non era il “dottor Nicolai” ma il terrorista Valerio Morucci, uno dei cervelli dell'operazione, che all'epoca aveva 29 anni.

Da quel momento intorno all'utilitaria francese si strinse un Paese che negli anni successivi avrebbe pianto ancora molti altri morti in nome della lotta armata a cui molti giovani estremisti di destra e sinistra avrebbero consacrato la propria esistenza. 

L'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga fu uno dei primi a riconoscere il corpo senza vita di Moro
L'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga fu uno dei primi a riconoscere il corpo senza vita di Moro

La Renault 4, rossa come tantissime altre, in cui fu ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro diventò il simbolo degli “anni di piombo”, l'auto più famosa della storia d'Italia.

La storia di quella vettura prima di quel delitto era stata quella di tante altre Renault 4. Era stata acquistata da Filippo Bartoli, un imprenditore edile marchigiano che allora lavorava nella Capitale. Quell'auto, che gli serviva per trasportare il materiale e gli attrezzi da lavoro e la famiglia nel tempo libero, l'aveva acquistata per 898.000 lire. 

Così, sciupata dal lavoro e sporcata dal bitume e dalla sabbia che portava con sé nelle fatiche quotidiane, la Renault 4 del signor Bartoli viene rubata dagli uomini delle Brigate Rosse l'1 marzo del 1978. Bartoli sporge denuncia ai Carabinieri, sperando di ritrovarla in breve tempo come accadeva spesso all'epoca, ma deve attendere quel 9 maggio per sapere dove fosse finita.

I brigatisti l'avevano già usata in diverse azioni criminali, provvedendo di volta in volta a cambiare la targa. Per l'operazione Moro viene dotata delle targhe Roma N56786 provenienti da un’Alfetta dell'Alitalia e riconsegnate al PRA di Napoli per una nuova immatricolazione. Viene condotta in un garage di via Montalcini, scelta per il suo bagagliaio molto ampio che dovrà trasportare la vittima del delitto del secolo. 

Lì viene fatto salire il presidente Moro. Gli dicono che lo trasporteranno in un'altra località, ma mentre lo coprono con una coperta hanno già in pugno le armi con il silenziatore in canna che toglieranno la vita a Moro.

Qualche minuto dopo l'auto raggiunge con tutte le cautele del caso via Michelangelo Caetani per l'ultimo viaggio. Poco dopo parte la “soffiata” di Morucci. Sul luogo arriva una folla di militari e giornalisti, compreso l'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga ancor prima che il portellone venga aperto dagli artificieri, che per primo riconosce il cadavere

La Renault 4, all'epoca di proprietà di Filippo Bartoli a cui fu rubata dai brigatisti, in una foto che la ritrae nel garage dell'Autocentro della Polizia di Stato di Roma
La Renault 4, all'epoca di proprietà di Filippo Bartoli a cui fu rubata dai brigatisti, in una foto che la ritrae nel garage dell'Autocentro della Polizia di Stato di Roma

La Renault 4 viene sequestrata dalla Polizia e per Bartoli inizia un incubo. Gli investigatori vogliono scoprire se ha qualche legame con i terroristi. Viene interrogato più volte, ma alla fine si convincono della sua estraneità.

Bartoli torna in possesso della sua Renault 4 un paio d'anni dopo: le autorità nel frattempo l'avevano trattenuta sottoponendola a decine di perizie. L'imprenditore marchigiano la tiene con sé per anni, riparandola sotto un telone in un terreno di sua proprietà della periferia romana. Diventa anche un pollaio, ma Bartoli non vuole disfarsene perché la ritiene un pezzo di storia. Gli vengono fatte alcune offerte, da parte della stessa Renault, ma anche di collezionisti, settimanali e produzioni cinematografiche, ma lui vuole tenerla nonostante così conciata, sventrata da artificieri e tecnici della scientifica, è inservibile. Qualche cronista in cerca di scoop torna di tanto in tanto a chiedergli di vederla, ma lui per senso di rispetto nei confronti di una persona che non c'è più, non acconsente. 

Resiste fino al 2007 quando gli si presenta Giorgio Guidelli, giornalista de Il Resto del Carlino, l'ultimo cronista curioso di raccontare la storia della Renault 4 rossa e del suo, affezionato suo malgrado, proprietario. Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno escono poco dopo con la notizia: «Così mi sono tenuto un pezzo di storia. Ecco la Renault rossa di Moro» è il titolo del pezzo.

La Renault 4 su cui fu assassinato Aldo Moro riacquista subito popolarità. Iniziano a fioccare le proposte per farla diventare un simbolo degli anni del terrorismo, un simbolo per ricordare le vite di chi si è speso per combatterlo. Nel 2013, poco prima della sua scomparsa, il signor Filippo Bartoli, convinto dal nipote Diego, decide di donare la sua Renault rossa alla Polizia

La R4 è tornata 40 anni dopo in via Caetani per lo spettacolo “55 Giorni. L’Italia senza Moro” scritto da Stefano Massini e recitato da Luca Zingaretti
La R4 è tornata 40 anni dopo in via Caetani per lo spettacolo “55 Giorni. L’Italia senza Moro” scritto da Stefano Massini e recitato da Luca Zingaretti

La vettura nel 2014 viene sottoposta dall'Autocentro della Polizia di Stato di Roma a un restauro conservativo: viene ripulita dentro e fuori, si sostituiscono i due fanalini posteriori, il fanalino di indicazione sinistro, il tappo coprimozzo del volante, i pneumatici. Torna ad avere due targhe, non quelle originariamente presenti il 9 maggio 1978, ma delle riproduzioni. Viene rimessa a nuovo, affinché possa ricordare Moro e le atrocità del terrorismo esposta al Museo Storico delle auto della Polizia di Stato a Roma.

40 anni dopo la Renault 4 del signor Bartoli è tornata in via Caetani. Ci è tornata insieme a Luca Zingaretti per lo spettacolo trasmesso dalla Rai "55 Giorni. L’Italia senza Moro" scritto da Stefano Massini, testimone muta di uno degli episodi più drammatici dell'Italia repubblicana. 

Così si chiude, per il momento, la storia di un'utilitaria che da umile strumento di lavoro di un volenteroso imprenditore è diventata senza volerlo una scena del crimine più drammatico della storia del Paese. 

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