Mario Fargetta, c'erano una volta gli anni '90
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Mario Fargetta, c'erano una volta gli anni '90

Nella terza puntata di The Music Driver, il nuovo format di Automoto.it in collaborazione con Jeep, Luca Bordoni accompagna ad un set un mostro sacro della dance italiana: il protagonista di oggi è Mario Fargetta, amatissimo e famosissimo DJ che è tornato in consolle con gli amici di sempre per far ballare i ragazzi degli anni '90 e di oggi
8 gennaio 2019
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E' stato un'icona degli anni '90, quando le sue The music is movin'MusicYour love, MidnightThis timeThe beat of green passavano in “heavy rotation” in radio, in discoteca e sugli hi-fi delle auto dei ragazzi del tempo.

In questa puntata di The Music Driver, l'ospite di Luca Bordoni è Mario Fargetta, classe 1962, uno che la dance italiana l'ha creata e tuttora la porta avanti insieme a vecchi compagni di avventura Albertino, Molella e Prezioso.

Luca infatti lo sta accompagnando a bordo della Jeep Renegade alla tappa di Milano della DJ Time Reunion, un tour che riporta gli amanti della dance indietro di venti anni, nell'epoca d'oro di Radio Deejay, quando i quattro cavalieri del mixer facevano ballare una generazione. E continuano ancora oggi a farlo.

«Abbiamo lasciato un segno forse indelebile negli anni '90 con “Deejay Time” in radio – racconta oggi Mario -. Poi ognuno si è messo a fare le proprie cose, quindi per un po' di tempo sono stato lontano da Radio Deejay perché ho pensato più alle mie produzioni come Get Far (il suo nickname da produttore discografico, ndr). Poco prima di tornare a Radio Deejay c'è stata una riunione perché un nostro caro amico per festeggiare i suoi 30 anni di attività chiese ad Albertino se era possibile durante questi festeggiamenti averci tutti e quattro sul palco».

E poi? «Ci siamo detti: “facciamoci una foto”. Ognuno di noi ha postato la foto sui social network e abbiamo ottenuto tanti di quei like come non li avevamo mai ricevuti. Abbiamo pensato di aver “risvegliato” un mondo che forse aspettava soltanto noi, abbiamo fatto la festa e da come sono andate le cose abbiamo pensato di ritornare».

E' un problema trovare qualcosa di nuovo da suonare? «Beh, con Albertino non c'è problema perché adesso con il suo programma “Albertino Everyday” trova sempre dei nuovi spunti per differenziarsi dagli altri. Quello che rimane sempre uguale è la nostra preferenza per la dance».

Rispetto a venti anni fa come è cambiata la gente che viene a una vostra serata? «Nel nostro caso non so se è cambiata molto perché ci stiamo portando dietro moltissimi di quelli che ci seguivano anni fa. Però la nostra sorpresa è vedere i figli di quelli che ci ascoltavano, ragazzi di 18, 20, 25 anni che vengono a ballare insieme a tutta la famiglia. Vengono perché ascoltano una musica che li fa divertire, sono brani anni '90 ma rivisitati con il sound di adesso, con il groove moderno».

E' vero che le hit da discoteca hanno oggi meno clamore che negli anni '90? «Secondo me la musica e le produzioni sono cresciute molto e questo grazie al cambiamento tecnico dell'attrezzatura che utilizzi in studio per realizzare una traccia. E' più facile fare una traccia, ma è sempre più difficile fare una hit. Si fa più musica, per cui se ce n'è una in classifica è difficile che duri molto tempo perché è già in arrivo un'altra canzone forte che ne prende il posto. E' tutto molto più veloce».

A proposito, come nasce una hit? «Un conto è dirlo, un conto è farlo. Siamo tutti convinti di quello che facciamo in studio. Entri e realizzi una traccia, ma poi bisogna vedere il pubblico come reagisce. Non è facile rispetto a prima anche perché è cambiato tutto, anche il modo di promuovere, di farsi notare. Nonostante un'etichetta forte, non è detto che il pubblico recepisca bene quello che hai fatto».

Prima di fare il dj cosa facevi? «Facevo il tappezziere. Facevo poltrone e divani in una ditta di Lissone ed anche il calciatore. Conobbi Linus perché lui per un periodo venne a lavorare in una radio di Monza che si chiamava Radio Super Antenna e mi chiamava per fare delle partite all'oratorio con i suoi amici. Allora giocavo in categorie dilettantistiche per cui andavo lì e sistemavo la partita con due o tre gol. Mi diceva sempre: “Mario, c'è crisi, tieniti il tuo lavoro”. Un giorno però mi fece sapere che c'era la possibilità di lavorare a Radio Deejay. Non fece in tempo a dire “Vuoi venire?”, che stavo già citofonando. Ho iniziato con i lavori più umili della radio, le nottate o i Capodanni da semplice tecnico radiofonico. Poi pian piano con Albertino abbiamo costruito DJ Time che vive ancora adesso grazie alle reunion».

Vi trovate sempre bene insieme tutti e quattro a distanza di tanto tempo? «Indubbiamente il fatto di conoscerci da molto aiuta, DJ Time del resto esiste da più di 20 anni. Non abbiamo mai litigato e siamo andati sempre d'accordo, per cui ogni data del DJ Time è ogni volta come una cena tra amici. Ci divertiamo un casino!».

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