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A prima vista sembrano dei grossi cavi elettrici dimenticati sull'asfalto da qualche operaio a fine cantiere. In realtà, quei sottili tubi neri che si potrebbero incrociare sulle strade europee sono strumenti di rilevamento tanto semplici quanto ingegnosi, capaci di raccogliere una miniera di informazioni sul traffico cittadino ed extraurbano.
Se in Svezia è la Trafikverket (l'amministrazione nazionale dei trasporti) a farne un uso programmatico per piazzare centinaia di nuove telecamere di velocità, il loro impiego è ormai prassi comune per le amministrazioni locali e gli enti stradali di tutto il mondo. Il motivo? Costano poco, non sono invasivi, non richiedono permessi complessi per l'installazione di telecamere permanenti e, in una o due settimane di posa, restituiscono una radiografia perfetta della viabilità.
Il segreto di questi dispositivi sta tutto nella pressione dell'aria. Quelli che sembrano cavi sono, infatti, dei tubi di gomma vuoti all'interno. Quando lo pneumatico di un veicolo passa sopra la guaina, lo schiacciamento genera un minuscolo e rapidissimo impulso d'aria. Questo "soffio" viaggia lungo il tubo fino a raggiungere una piccola unità di rilevazione elettronica (datalogger) posizionata a bordo strada.
Le capacità di lettura variano enormemente in base alla configurazione scelta dai tecnici:
Un solo tubo: Viene utilizzato per il semplice conteggio veicolare. Misura il volume di traffico registrando il numero di assi che lo oltrepassano.
Due tubi paralleli: È in questo caso che il sistema si trasforma in un vero e proprio "grande fratello" meccanico. Conoscendo la distanza esatta tra i due cavi e calcolando la frazione di secondo che intercorre tra lo schiacciamento del primo e del secondo tubo, la centralina è in grado di determinare con estrema precisione la velocità del veicolo e la sua direzione di marcia.
Non solo: incrociando i dati sul tempo di passaggio e sul numero di impulsi, il software può classificare la tipologia di mezzo in transito. Il sistema riconosce l'interasse (la distanza tra le ruote) e capisce immediatamente se è appena passata un'utilitaria, un furgone o un mezzo pesante con rimorchio.
La raccolta di questi "big data" stradali ha due scopi principali. Il primo è puramente ingegneristico e infrastrutturale. Sapere quanti veicoli passano su una strada, in quali fasce orarie si concentrano gli ingorghi e quale percentuale di camion ne usura l'asfalto, permette alle autorità di pianificare la manutenzione e riprogettare la viabilità. Le strade percorse dai mezzi pesanti richiedono asfalti diversi e raggi di curvatura specifici rispetto a quelle usate solo dalle automobili.
Il secondo scopo è quello che interessa (e preoccupa) maggiormente gli automobilisti. I tubi pneumatici sono lo strumento prediletto per condurre studi preventivi sulla velocità. Se il rilevamento temporaneo evidenzia che in un determinato rettilineo o in prossimità di un centro abitato una quota significativa di guidatori viaggia ben oltre i limiti consentiti, questi dati diventano l'elemento cardine per giustificare l'installazione di un nuovo autovelox fisso.
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