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Mondiale Rally Raid Marocco 2015: Barreda e Al Rahji, buona la prima

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La prima guida Honda HRC el'ufficiale Toyota si impongono nella prima tappa del OiLibya Rally del Marocco, l’”Anello di Zagora” di 360 chilometri. Problemi per Botturi e per il “Duo delle Meraviglie” di Peugeot, Loeb e Sainz | P.Batini, Zagora

Mondiale Rally Raid Marocco 2015: Barreda e Al Rahji, buona la prima

Zagora, 5 Ottobre. Per consentire ai Concorrenti di entrare “progressivamente” nel soggetto, gli organizzatori hanno pensato bene di disegnare a Nord-Est di Zagora la tappa con la Speciale più lunga del Rally del Marocco 2015 Edition. E siccome le piogge copiose delle ultime settimane hanno reso inguadabile un fiume che attraversa il tracciato, ecco che ai 330 chilometri del programma originale i tracciatori ne hanno aggiunti altri 30. Per fortuna lo scenario è maestoso, a piste per lo più molto scorrevoli si alternano pochi tratti più sabbiosi, non sono ancora le dune “vere”, e piste di montagna, in genere accidentate e disseminate di sassi. Scenari geografico e agonistico sublimi per dare l’avvio ad una corsa che è subito interessantissima.

 

La bagarre è ben presto scatenata, i motociclisti “big” partono in ordine inverso di notorietà ufficiale, e per un bel pezzo è Pedrero ad aprire la strada. Il Pilota Sherco è agilissimo sulle piste più tortuose, ma sui tratti più distesi ben presto si profilano le più veloci KTM e Honda, che prendono il comando delle operazioni. Le difficoltà di navigazione non mancano, tipicamente, su piste così rapide, la ricerca dei Waypoint “mascherati”, nascosti. Sono i “novizi” per lo più che pagano, e tra questi Van Beveren e Renet, quest’ultimo al debutto e per la pima volta in sella alla Husqvarna ufficiale.

Rally Marocco 2015 day 1 (1)
Joan Barreda si aggiudica la prima tappa del Rally


Il più veloce di tutti è, manco a dirlo, Joan Barreda, prima guida del Team Honda HRC, che prende il volo imponendo un’andatura infernale. Gli resiste il solo Toby Price, astro nascente del Team KTM ma, non fosse per un piccolo, per fortuna trascurabile problema al Road Book, Barreda avrebbe senz’altro fatto il vuoto alle sue spalle.
L’epilogo si definisce con il Pilota Honda che si aggiudica la tappa inaugurale del Rally con un minuto di vantaggio su Price, e con il sorprendente nuovo arrivato Antoine Meo che, quarto, regola Quintanilla e Gonçalves. Il terzo posto è di Helder Rodrigues, accompagnato dalla storia del giorno. Già nel tratto di trasferimento alla volta della Prova speciale, infatti, il portoghese lamenta un problema alla pompa di benzina della Yamaha ufficiale. Ancora incerto sul da farsi, Rodrigues strabuzza gli occhi quando Botturi, che arriva alle sue spalle, lo affianca, gli “ordina” di fermarsi e impone al “collega” del Team Ufficiale franco-nipponico di effettuare lo “swap” dei serbatoi. Rodrigues accetta e si lancia in speciale recuperando rapidamente il ritmo e il morale, fino a chiudere sul podio virtuale di Zagora, mentre Botturi deve accontentarsi di correre sinché la benzina scende per caduta, poi si deve fermare, rabboccare all’antica, a “boccate”, e riprendere. Ecco spiegato il sessantesimo posto del Gigante di Lumezzane.


Jacopo Cerutti, al debutto con un’altra Husqvarna Ufficiale, è rallentato da una fastidiosa tendinite a una spalla e, negli ultimi cinquanta chilometri, da un disturbo intestinale, un “classico” dell’Africa che ancora non conosceva. Il 14° posto, giusto davanti al neo-“portatore” d’acqua del Team HRC Paolo Ceci, viene così accettato con addirittura un po’ di sorpresa.

Le velocità ormai spesso prossime ai 200 Km/h sono un “concetto” difficile da acquisire dalle parole, bisogna vedere di cosa sono capaci gli Dei del Volante del Rally Raid

 

Tratti di pista di montagna particolarmente duri, selettivi e carichi di potenziali imprevisti, ma soprattutto piste molto veloci e con un fondo costante e non troppo accidentato. È lo scenario “tecnico” che favorisce gli allunghi supersonici delle moderne auto da Rally Raid e che porta alla mente il WRC, a cui i Rally Raid sembrano ispirarsi sempre di più. I testimoni dello spettacolo offerto dalle auto più rapide sono i motociclisti “ritardatari”, che raccontano di “proiettili” che si materializzano alle loro spalle annunciati solo dal “beep” del Sentinel, una specie di clacson tecnologico, e che quindi spariscono in un attimo davanti a loro, avvolti in una gigantesca, impenetrabile nuvola di polvere.

Rally Marocco 2015 day 1 (4)
Non inizia nel migliore dei modi l'avventura nei raid per Sebastien Loeb


Gli Assi della velocità del primo “contest” marocchino mandano in scena uno show nello show. Le velocità ormai spesso prossime ai 200 Km/h sono un “concetto” difficile da acquisire dalle parole, bisogna vedere di cosa sono capaci gli Dei del Volante del Rally Raid. La tappa si sviluppa su un tema completamente nuovo, che vede sempre di fronte Al-Attiyah con la collaudatissima e super performante Mini, e le Toyota di Al-Rahji e Vladimir Vasilyev, ma con il “pacchetto” ora confrontato alle due Peugeot, la nuova 2008 DKR 156 affidata a Carlos Sainz, e la “vecchia” Evoluzione a Sébastien Loeb. La musica è salita di un tono, e il brivido del Rally raid di conseguenza.


Ed è Sainz che “scatena l’inferno”, misurando la propria irruenza dapprima direttamente con Al-Rahji, e quindi, fatto “teoricamente” fuori il saudita, in un duello vertiginoso, testa a testa, con Al-Attiyah. Il “Matador”, non per caso, esce dal terzo controllo di passaggio in testa alla Speciale, sul filo dei secondi ancora più forte del “Principe del Qatar”. Il “novellino” Loeb è, forse un po’ sorprendentemente, già sincronizzato sulla lunghezza d’onda del Gran premio del Deserto, e inizia a forzare l’andatura fino a stazionare attorno alla terza, quarta posizione.


Il destino del debutto della nuovissima 2008 DKR sembra dipingersi di sorrisi, ma nell’ultimo tratto della prova i colpi di scena arrivano a raffica, falcidiando nel gran finale senza ritegno. La Speciale cambia fisionomia. Sainz distrugge una ruota a 15 chilometri dall’arrivo, si ferma a sostituire e a rimettere a posto il “moncone”. Sono almeno tre minuti sparsi nelle sabbie del deserto. Al-Attiyah buca addirittura due volte. Fa presto a cambiare in entrambi i casi, ma sono altre mitragliate di secondi. Loeb si ferma a 35 chilometri dalla bandiera a scacchi. Un manicotto saltato, pare, il motore si arresta e per il fuoriclasse del WRC, subito ad un passo dal clamore anche in questa specialità, finisce al traino e ripartirà nella Open Class.


Tra inchini e pacche sulle spalle vince alla lotteria Al-Rahji, davanti al compagno di Squadra Toyota Vasilyev. Al-Attiyah è terzo, e Sainz soltanto quarto, e all’arrivo a Zagora non ha l’espressione dei giorni migliori.

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