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Sulla console della limousine consegnata a Pio XI nel 1930 c’era un pulsante che, da solo, racconta un’epoca: “Home”. Bastava premerlo perché l’autista capisse che era ora di rientrare in Vaticano. Quasi un secolo più tardi, quell’automobile è il punto di partenza di “Un secolo di papamobile”, la mostra che i Musei Vaticani hanno aperto al pubblico il 29 ottobre e che ripercorre uno dei sodalizi più lunghi e singolari della storia dell’automobile: quello tra Mercedes-Benz e la Santa Sede.
Non è soltanto una parata di carrozzerie lucidate. È il racconto di come l’auto del Papa sia passata dall’essere un simbolo di rappresentanza a diventare uno strumento per avvicinarsi alla gente.
La location è scelta con cura. L’esposizione sta in un padiglione vetrato nel Giardino Quadrato, a pochi passi dal Padiglione delle Carrozze e dalla Pinacoteca Vaticana. In pratica è il capitolo che segue la storia delle vetture trainate dai cavalli.
Le protagoniste sono otto automobili storiche Mercedes-Benz che hanno davvero servito i Pontefici. Agli estremi del percorso ci sono due vetture che fanno da cornice: la Benz Patent-Motorwagen del 1886, considerata la prima automobile della storia, e una Mercedes-Benz Classe S di ultima generazione. Sono il primo e l’ultimo fotogramma di 140 anni di innovazione, e in mezzo stanno le auto che hanno portato il Papa tra i fedeli.
Tutto comincia il 23 maggio 1930, quando l’allora Daimler-Benz regala a Pio XI una Nürburg 460. È la prima vettura usata regolarmente da un Pontefice: una Pullman limousine con un otto cilindri da 4,6 litri, il cui abitacolo posteriore è trasformato in un piccolo trono itinerante. C’è una sola poltrona, rivestita in broccato di seta, tra legni e metalli pregiati, sotto un cielo del tetto decorato a mano. Con la console a pulsanti il passeggero dava le direzioni al conducente senza dover parlare attraverso il divisorio. Tra quei comandi c’era anche quello per il ritorno a casa.
Trent’anni dopo tocca a Giovanni XXIII. La sua 300 d Landaulet ha il passo più lungo della versione di serie e un dettaglio che cambia la prospettiva: i finestrini laterali posteriori si tolgono del tutto per le apparizioni pubbliche. Il Papa non è più solo trasportato, comincia a mostrarsi. Il sedile centrale è regolabile elettricamente, i predellini escono da soli quando si aprono le porte e dal posto posteriore si raggiungono climatizzatore e radio. La userà anche Paolo VI al ritorno dal pellegrinaggio in Terra Santa.
Il 10 settembre 1965, a Castel Gandolfo, Paolo VI riceve l’ammiraglia più prestigiosa del tempo, la 600 Pullman Landaulet. È adattata su misura per il Vaticano: porte posteriori allargate, tetto posteriore rialzato e sedile singolo regolabile in molte posizioni. A bordo ci sono anche un impianto di raffreddamento e un interfono per parlare con l’autista.
Questa vettura non è pensata per il Papa ma per chi viene a trovarlo. Le 300 SEL Pullman arrivate nel 1967 sono 650 millimetri più lunghe delle versioni di serie, hanno porte posteriori più ampie e sei posti. Servivano soprattutto a trasportare gli ospiti di alto rango della Santa Sede.
La vera svolta arriva con il viaggio di Giovanni Paolo II in Germania nel 1980. Mercedes-Benz parte dalla Classe G, presentata appena un anno prima, e crea un veicolo del tutto nuovo. Il Papa siede in alto, sotto una cupola trasparente che lo ripara dalle intemperie senza toglierlo alla vista di nessuno. L’auto diventa un podio mobile. La carrozzeria a passo lungo è verniciata madreperla, con finiture dorate e interni bianchi. Nel 1982 viene costruita una gemella sulla base della 230 GE. Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani, lo spiega bene: l’automobile nata per spostarsi diventa anche “uno spazio di incontro”, da cui il Pontefice può salutare e benedire chi lo aspetta lungo la strada.
Mentre il mondo associa Giovanni Paolo II al fuoristrada con la cupola, in Vaticano resta in servizio anche la landaulet classica. Nel 1997 arriva una S 500 a passo lungo della serie 140, con capote elettroidraulica e un sedile posteriore singolo molto spazioso. La berlina di rappresentanza non è sparita: nelle grandi occasioni ha lasciato la scena alla papamobile.
Con la ML 430 l’idea passa dalla Classe G alla Classe M. La cupola trasparente è finalmente integrata nella carrozzeria speciale e attorno al sedile papale ci sono ampie superfici vetrate. Il debutto avviene alla Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto del 2002, con Giovanni Paolo II a bordo. Restano la vernice madreperla e gli interni bianchi, ormai un tratto distintivo.
Il percorso si chiude con la vettura consegnata a Benedetto XVI nel dicembre 2012. La ML 500 riprende la formula e la migliora: la sezione posteriore trasparente è più grande, salire è più comodo e i pannelli vetrati più ampi rendono il Papa ancora più visibile. Le luci interne sono riviste per farlo risaltare anche nelle celebrazioni serali.
Guardate una dopo l’altra, le otto vetture mostrano un’equazione che ogni generazione ha dovuto risolvere: la protezione del Pontefice da una parte e la sua visibilità tra i fedeli dall’altra. È forse il filo più interessante della mostra. La tecnica si è adattata, modello dopo modello, a un ministero che chiede vicinanza prima ancora che prestigio.
L’ultimo capitolo non è esposto ma chiude il racconto. Dal 2024 il Vaticano usa la prima papamobile completamente elettrica, costruita a mano sulla base della G 580 con tecnologia EQ. I quattro motori elettrici, uno vicino a ogni ruota, sono tarati per le andature lentissime delle apparizioni pubbliche. È un ritorno alla Classe G da cui era partita la papamobile moderna, questa volta a zero emissioni.
Papa Leone XIV ha incoraggiato questa strada. Nell’udienza privata prima dell’inaugurazione, il Santo Padre ha invitato i vertici della Casa di Stoccarda a continuare con l’innovazione tecnologica in chiave sostenibile.
Dietro le quinte, questo patrimonio è affidato a Mercedes-Benz Heritage, che a Stoccarda gestisce una collezione di 160 veicoli storici, a cui si aggiungono altre 1.200 vetture nei depositi riservati chiamati “Holy Halls”.
Per le papamobili valgono regole speciali. I tecnici della Stella le tengono in condizioni operative permanenti, pronte a partire in qualsiasi momento. E c’è una regola senza eccezioni: durante la manutenzione nessuno può sedersi sul sedile papale. Nemmeno l’amministratore delegato di Mercedes-Benz.
Alla presentazione, nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani, sono intervenuti Barbara Jatta, Marcus Breitschwerdt (EVP di Mercedes-Benz AG e CEO di Mercedes-Benz Heritage), Marc Langenbrinck, Presidente di Mercedes-Benz Italia, il curatore Sandro Barbagallo e il direttore dell’Ansa Luigi Contu.
Barbagallo è partito dal viaggio di Pietro verso Roma: “Tutto comincia con un viaggio”. Da allora la storia del Papato è anche una storia di spostamenti, ognuno con un significato diverso: missionario, diplomatico, politico o semplicemente umano. Langenbrinck ha definito il servizio offerto al Pontefice da quasi un secolo “un onore e un privilegio” per Mercedes-Benz.
Motori, carrozzerie ed esigenze di sicurezza cambiano. L’idea di fondo resta la stessa: un’automobile che non separa ma avvicina. Per questo “Un secolo di papamobile” interessa gli appassionati di auto d’epoca ma anche chi vuole capire come un mezzo di trasporto possa raccontare il modo in cui una figura pubblica sceglie di stare tra la gente.
Mercedes-Benz
Via Giulio Vincenzo Bona, 110
Roma
(RM) - Italia
800 77 44 11
https://www.mercedes-benz.it
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