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Il fine settimana del Gran Premio del Messico si apre sotto cieli tutt'altro che sereni per la McLaren. La scuderia di Woking si presenta all'appuntamento messicano trascinandosi dietro i nodi irrisolti di una stagione complessa, in cui la MCL40 ha spesso smarrito la retta via, palesando limiti strutturali e una guidabilità definita persino dallo stesso Team Principal Andrea Stella come estremamente complicata. In un momento cruciale della lotta per il campionato costruttori,l'imperativo per la squadra è non cedere il passo alla Red Bull e difendere con le unghie la seconda posizione, ma la strada è in salita. A fare il punto della situazione, sviscerando senza filtri le difficoltà tecniche e personali legate alla monoposto, è Oscar Piastri. Alla vigilia del weekend messicano, il pilota australiano non ha nascosto le insidie che attendono la squadra tra i 2.200 metri dell'Autódromo Hermanos Rodríguez.
Affrontare l'altitudine di Città del Messico non è mai banale, ma quest'anno, con le monoposto attuali e un carico di aerodinamica ridotto all'osso, la situazione si fa al limite del proibitivo. Piastri ha inquadrato così le difficoltà tecniche del tracciato: “Sarà una bella gatta da pelare, credo, non solo per le monoposto, ma sarà un vero e proprio stress test anche per le power unit, specialmente per i turbo, ovviamente. Di solito il carico aerodinamico è simile a quello di Monza, ma visto che a Monza ormai non si scarica più l'ala, o comunque non molto, questa è diventata l'eccezione. Quindi sì, sarà piuttosto tosta. Probabilmente dentro l'abitacolo non si avrà una sensazione eccezionale, ma sarà così per tutti, è ovvio. Quindi sì, sarà una sfida”.
Il fine settimana di Austin ha lasciato in eredità indicazioni contrastanti. Gli aggiornamenti portati in pista dal team hanno iniziato a dare i primi riscontri, ma la vettura continua a soffrire di un male oscuro: un'estrema sensibilità a qualsiasi variazione esterna, dalle asperità dell'asfalto alle raffiche di vento. Spiegando l'effettivo impatto delle novità tecniche e la ristrettissima finestra di setup della MCL40, Piastri ha ammesso: “Gli aggiornamenti stanno facendo quello che ci aspettavamo, ma non stiamo parlando di rivoluzioni. Abbiamo altri pezzi in arrivo, ma al momento credo che entrambi stiamo facendo i conti con una vettura estremamente sensibile a tantissimi fattori, non solo ai dossi. Insomma, il modo in cui devi guidarla è molto specifico e hai un margine d'errore ridottissimo; quindi, quando ci sono elementi esterni che complicano le cose, come le asperità dell'asfalto o il vento, tutto diventa ancora più difficile. Perciò sì, la monoposto è più veloce rispetto a prima di Austin, ma è chiaro che c'è ancora un percorso di apprendimento da fare, sappiamo di dover recuperare terreno”.
Uno dei temi caldi della stagione di Piastri riguarda il drastico cambio di approccio al volante. Costretto a forzare una guida molto più aggressiva per estrarre la prestazione dalla monoposto, l'australiano ha dovuto accantonare temporaneamente quel tratto distintivo fatto di pulizia e fluidità che lo ha sempre contraddistinto, soprattutto nella gestione degli pneumatici a mescola dura: “Credo che quest'anno guidare questa vettura sia un'esperienza totalmente diversa sotto molti punti di vista. Bisogna proprio cambiare stile, adottando un approccio molto, molto più aggressivo, e non è mai stato questo il modo in cui io ho tirato fuori il tempo sul giro. Nel corso della mia carriera ho sempre cercato di essere pulito e fluido, e nelle situazioni ad alto grip questo mi ha sempre avvantaggiato molto. Di solito, quando trovo il bandolo della matassa, riesco a essere anche molto costante, ma quest'anno semplicemente non è andata così. Ci sono state serate in cui le cose sono girate meglio, ma per la maggior parte del tempo ho dovuto imparare a guidare in un modo completamente nuovo, e su alcune piste è stato più complicato che su altre”.
Nonostante il ricordo non proprio idilliaco del weekend messicano della passata stagione, segnato da momenti di forte frustrazione e da un duello interno con Lando Norris, Piastri preferisce guardare avanti, concentrandosi unicamente sul futuro e sulla costruzione di un bagaglio tecnico solido in vista del 2027: “Quest'anno è stato talmente diverso che la cosa non mi è nemmeno passata per la testa, ad essere onesto. Però sì, è un'ottima occasione per lavorare su circuiti che già l'anno scorso mi avevano messo in difficoltà. E poi, come dicevo, ad Austin si sono visti alcuni segnali positivi per certi aspetti, anche se il quadro generale non è ancora quello che vorrei. Quindi è una buona opportunità per continuare a imparare e a perfezionare il lavoro. Ovviamente vogliamo difendere il secondo posto sulla Red Bull nel Costruttori, ma soprattutto ogni chilometro è utile in ottica futura, sperando di ritrovarci l'anno prossimo con una macchina in grado di lottare per il titolo. Voglio arrivare alla prossima stagione con quante più risposte in tasca e con tutti gli strumenti possibili nel mio bagaglio tecnico: è questa la mia motivazione principale”.
Sviscerando le cause profonde di questa imprevedibilità della vettura, l'analisi del #81 si sposta sul pacchetto regolamentare complessivo e sulle coperture, sviluppate originariamente sulle basi della generazione precedente: “Penso sia un mix di tanti fattori. Il minor carico aerodinamico di sicuro non aiuta, e poi ci sono gli pneumatici: in molte gare quest'anno le mescole morbide si sono comportate benissimo, e in generale i GP si sono decisi con stili di guida da qualifica, molto più che in passato. Tutto spinge verso una guida sempre più aggressiva e al limite, ma trovare la misura giusta è difficilissimo. Se sia un problema specifico della McLaren lo scopriremo probabilmente l'anno prossimo; credo comunque che le concause siano diverse. Non penso che i motori c'entrino moltissimo, ma abbiamo molto meno carico rispetto all'anno scorso e gomme sviluppate sulle monoposto della passata stagione con i relativi compromessi. Le coperture del prossimo anno saranno un po' diverse, o quantomeno sono state testate su vetture più rappresentative, quindi vedremo se cambierà qualcosa. Ma credo che le radici del problema siano molteplici e vadano a sommarsi”.
Interpellato infine sulla prospettiva di dover stravolgere permanentemente il proprio DNA di guida a causa dei futuri scenari regolamentari, Piastri dimostra la consueta lucidità e freddezza: “Non sono poi così preoccupato, anche se è vero che adesso devo guidare in modo totalmente diverso e la sfida è stata grande. Troveremo una soluzione, dobbiamo trovarla nei prossimi mesi, si spera non ci vogliano anni; è chiaro che ci sono aspetti fondamentali di queste macchine che non cambieranno a breve, quindi ci adatteremo. È stato un percorso complesso da metabolizzare e ci sono stati alti e bassi. Austin è stato sicuramente un passo indietro, ma a volte bisogna fare un passo indietro per farne due avanti, sperimentare e trovare la quadra. La tripletta di gare prima di Austin era andata nella direzione giusta, anche se c'è ancora molto da fare. Finora abbiamo avuto dei picchi notevoli e dei momenti troppo bui; l'obiettivo è stabilizzare i fine settimana positivi ed evitare che quelli storti vadano troppo a fondo”.