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Oscar Piastri arriva in Malesia con tanta voglia di riscatto e molto da dimostrare. Dopo l'ottimo terzo posto conquistato nelle qualifiche di Baku, la gara azera si è trasformata in un vero e proprio incubo per l'australiano, scivolato mestamente nelle retrovie. La "maledizione di Baku" ha colpito ancora il giovane talento della McLaren, reduce da una sequenza di gare piuttosto piatte sotto il profilo delle prestazioni pure. Ora la Formula 1 fa tappa a Sepang, teatro quest'anno del Gran Premio del Bahrain, un circuito che rappresenta un totale punto di domanda per tutti: il Circus non corre qui da ben nove anni e l'impatto con la nuova generazione di monoposto, unito alla costante minaccia del meteo, promette un weekend da decifrare dal primo all'ultimo giro.
L'approccio al circuito malese impone uno studio approfondito delle sue peculiarità, a partire dal layout e dalle caratteristiche del fondo stradale. Piastri ha analizzato così il primo impatto con la pista: “Non credo che la cosa sorprenda più di tanto; sono arrivato fin lassù semplicemente per dare un'occhiata al vostro nuovo circuito. È un argomento piuttosto caldo al momento. La pista presenta lunghi rettilinei raccordati da staccate impegnative, il che porterà inevitabilmente a un po' di effetto yo-yo nella gestione dell'energia e dell'erogazione elettrica”. Il bilanciamento della parte ibrida sarà cruciale per non trovarsi scoperti nei punti di sorpasso: “È difficile dire con certezza che tipo di gara dobbiamo aspettarci. Non penso sarà un weekend estremo come quelli vissuti a Melbourne o Silverstone, ma di certo avere due rettilinei consecutivi e poi un altro allungo subito dopo Curva 2 costringerà tutti i team a rivedere le proprie strategie di deployment”.
A complicare il quadro ci si mette anche l'asfalto, insieme alle tipiche precipitazioni tropicali del pomeriggio: “L'asfalto alla vista sembra quasi carta vetrata, quindi mi aspetto un livello di abrasione elevato. La gestione del degrado gomme sarà una bella sfida: non sappiamo quanta attività ci sia stata di recente su questo tracciato e la pioggia che cade ogni pomeriggio finisce comunque per pulire la pista. Si preannuncia un fine settimana impegnativo per tutti”.
L'eventualità di una sessione o di una gara sotto il bagnato apre interrogativi sulla risposta delle attuali monoposto, in particolare per quanto riguarda l'erogazione della potenza elettrica e termica: “In caso di pioggia, il deployment viene solitamente contingentato a potenze inferiori per motivi di sicurezza, anche se su alcuni tracciati si riesce a scaricare tutta la potenza sui rettilinei persino sotto l'acqua. Non credo sarà questo il caso, ma non penso nemmeno che la situazione sarà così drammatica”.
“Il punto critico resta l'imprevedibilità dell'erogazione della power unit. A volte non vorresti scaricare la massima potenza a terra, ma oltre un certo intervallo di pressione sull'acceleratore subentrano delle mappature preimpostate che possono liberare cavalli in modo inaspettato. Ad ogni modo, se dobbiamo portare per la prima volta queste vetture sul bagnato, questa pista non è affatto il posto peggiore dove farlo”, ha continuato l’australiano.
Nonostante il passo falso di Baku, la MCL40 potrebbe trovare su questo tracciato pane per i suoi denti, soprattutto nelle percorrenze medio-veloci: “Spero che questo tracciato si adatti alla nostra monoposto meglio di quanto visto nell'ultimo weekend. Ci sono lunghi rettilinei, ma anche curve ad alta velocità dove quest'anno siamo sempre stati molto competitivi”.
Nonostante i rivali stiano portando evoluzioni importanti, l'australiano sente di aver fatto un passo in avanti nella comprensione del proprio pacchetto: “A livello personale, sento di aver capito meglio cosa devo fare per estrarre la prestazione dal pacchetto a disposizione. Nell'ultima gara era evidente che soffrissimo sul passo rispetto a Mercedes e Red Bull. Qui dovremmo essere più vicini, anche se Mercedes sta portando dei correttivi: se la settimana scorsa erano avanti di otto o dieci decimi in qualifica, significa che hanno un ottimo potenziale. Aspettiamo e vediamo. Dal canto mio, anche se non posso dire di essere felice dell'ultimo risultato finale, mi sento molto più consapevole di cosa serve alla guida”.
Il lavoro del pilota moderno consiste anche nella capacità di plasmare il proprio stile di guida in base alle risposte della vettura, abbandonando la zona di comfort quando necessario: “Estrarre la prestazione sul giro secco richiede sia un grande lavoro di analisi dei dati sia la disponibilità ad adattarsi a sensazioni di guida non sempre ideali. Il primo passo è individuare la radice del problema, che spesso si ripresenta sotto forme diverse. Poi bisogna avere la capacità di risolverlo in pista”.
Una dote di adattamento che Piastri sta affinando sessione dopo sessione, consapevole che il feeling perfetto è un lusso raro in Formula 1: “Quest'anno mi ci è voluto più tempo del previsto per affrontare certe criticità al livello che pretendo da me stesso. A Baku, ad esempio, pur non sentendomi del tutto a mio agio sulla vettura, sono riuscito comunque a tirar fuori il tempo in modo molto più costante rispetto alle gare precedenti. Se potessi guidare la macchina sempre con il mio stile naturale lo farei volentieri, ma fa parte del nostro mestiere: non avrai mai una monoposto cucita perfettamente addosso in ogni condizione, quindi sta al pilota sapersi adattare”.