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Alla vigilia del Gran Premio del Messico, Isack Hadjar torna a riflettere sul weekend di Austin concluso al sesto posto. Un risultato solido ma accompagnato da qualche rammarico di troppo, soprattutto dopo le calde dichiarazioni post-gara rivolte alle scelte strategiche e operative del muretto Red Bull.
A mente fredda, il pilota francese traccia un bilancio più analitico del lavoro svolto dalla squadra, riconoscendo i passi avanti compiuti durante l'anno ma senza nascondere i punti su cui serve ancora un salto di qualità: "Continuiamo a spingere su quel fronte, è qualcosa su cui stiamo lavorando ed è stato decisamente un grande miglioramento se si guardano le prime gare dell'anno. Ora siamo in un punto in cui le cose vanno un po' su e giù, ma ne siamo consapevoli e dobbiamo lavorare con quello che abbiamo fino alla fine dell'anno". La sostanza della vettura resta indiscutibile, ma sono le sfumature e la gestione della corsa ad aver fatto la differenza in Texas: "La cosa buona è che le cose fondamentali per andare veloci in pista le stiamo facendo. Penso anche che sbagliamo un po' sulla strategia, ed è un aspetto sotto revisione. E sì, andiamo avanti, ma non direi che si tratti di 'sciocchezze': direi piuttosto che ci sono piccole cose importanti che non facciamo bene".
Ad analizzare nel dettaglio cosa non abbia funzionato ad Austin è lo stesso Hadjar, soffermandosi sulla rigidità tattica legata all'uso delle gomme e alla convivenza in pista con le diverse strategie di squadra: "Penso che come squadra probabilmente non siamo stati abbastanza aperti all'idea della strategia a una singola sosta. In un certo senso eravamo molto convinti che la mescola Soft funzionasse meglio e forse pensavamo che il degrado fosse più alto di quello che era in realtà". Un approccio che ha poi condizionato la gestione dei ritmi e delle soste: "Una volta partito con questa idea ti metti in una situazione difficile, perché pur avendo un buon passo sulla Soft non volevo rientrare ai box troppo presto. Allo stesso tempo non volevamo far perdere tempo a Max, dato che lui era su un'altra strategia. Alla fine è stata una situazione confusa, perché se fossimo stati tutti su una sola sosta saremmo stati tutti contenti".
Inevitabile poi il ritorno sui commenti a caldo rilasciati subito dopo la bandiera a scacchi, sui quali il pilota si mostra autocritico ed estremamente onesto: "Sfortunatamente non ho riflettuto bene prima di parlare. Per essere onesti anche con noi stessi, ci sono cose che avrei fatto meglio a tenere per me, di sicuro. Lo so ed è andata così". Archiviato il Texas, l'attenzione si sposta sull'elevata altitudine di Città del Messico. Un circuito unico nel calendario,dove l'aria rarefatta riduce drasticamente l'efficienza aerodinamica, mettendo a dura prova le componenti meccaniche ed energetiche della monoposto. Sui rischi legati al grip e alle temperature estreme, Hadjar usa toni molto coloriti: "Pensando solo a quanto sia stato estremo guidare queste vetture... L'anno scorso mi sembrava già di scivolare molto pur con l'ala posteriore da Monaco. Ora il livello di carico aerodinamico è praticamente lo stesso per tutto l'anno, e quando vai su una pista del genere sembra di stare sul ghiaccio. Ovviamente ci sono condizioni estreme per la macchina dal punto di vista del raffreddamento, sarà davvero un weekend limite. E lo stesso vale per il motore, le gomme, i freni. Cioè, andrà tutto a fuoco, probabilmente me compreso dentro l'abitacolo!".
Nonostante i rivali indichino la Ferrari tra le favorite per via delle caratteristiche del turbocompressore del team di Maranello, il francese preferisce concentrare le energie sull'ottimizzazione del pacchetto Red Bull: "Per questo non sto pensando alla Ferrari o alla Mercedes. Penso che saranno tutti molto competitive, ma mi sto concentrando soprattutto su quanto sarà dura la gara dal nostro lato. Tuttavia, nelle ultime gare la vettura ha funzionato bene su tipologie di tracciato molto diverse: quindi perché non anche qui?". Chiusura infine sull'insidia del turbo lag, potenziale fattore critico dato dal calo di densità dell'aria in quota: "Ad essere sincero non è un aspetto su cui ho lavorato al simulatore. È una cosa che ho sentito dire, spero solo non sia un problema che dovremo affrontare questo fine settimana. Altrimenti immagino che dovremo adattarci e gestirlo. È un problema che a volte ho riscontrato anche su piste normali, ma non c'è molto che si possa fare davvero a riguardo".