Petrolio alle stelle: il Brent tocca quota 90 dollari. Caos e tensioni nello Stretto di Hormuz

Petrolio alle stelle: il Brent tocca quota 90 dollari. Caos e tensioni nello Stretto di Hormuz
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Le speranze di una distensione tra Stati Uniti e Iran si infrangono, trascinando con sé i mercati energetici internazionali. Tra scambi di accuse, rotte minate e droni, il prezzo del greggio torna a correre.
11 agosto 2026

La tregua ai distributori rischia di avere le ore contate. Dopo settimane di instabile equilibrio, i mercati internazionali del petrolio sono tornati a infiammarsi, registrando impennate che lasciano presagire nubi nerissime per chi viaggia in auto. La notizia di giornata è chiara e non ammette sconti: il greggio è tornato a correre in modo aggressivo, trascinando con sé l'incubo di nuovi e pesanti rincari alla pompa.

A dettare l'agenda e a far scattare l'allarme sono, come sempre, le quotazioni finanziarie e, dopo aver incassato un pesantissimo +5% nella sola seduta di ieri, il Brent - il greggio di riferimento per il mercato europeo - ha continuato la sua inarrestabile marcia al rialzo, mettendo a segno un ulteriore +2,6% che lo ha spinto a toccare la soglia critica di 90 dollari al barile.

Sulla stessa lunghezza d'onda si muove il WTI (West Texas Intermediate), riferimento per il mercato americano, cresciuto di oltre due punti percentuali fino a piazzarsi a 84,2 dollari. Numeri che certificano un vero e proprio shockrialzista per l'intera filiera energetica.

 

Cosa fa impazzire i prezzi: il caos di Hormuz

Ma cosa sta succedendo ai vertici della catena di approvvigionamento globale? Come spesso accade, l'innesco si trova nel delicatissimo scacchiere del Medio Oriente. Il fattore scatenante è il collasso totale delle trattative diplomatiche per garantire la navigabilità dello Stretto di Hormuz, il vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio consumato a livello mondiale.

L'incertezza regna sovrana: mentre gli Stati Uniti affermano che il passaggio marittimo sia aperto e sicuro, l'Iran sostiene la tesi opposta, dichiarando di aver blindato lo stretto con mine navali e sciami di droni. A peggiorare un quadro logistico già di per sé compromesso ci hanno pensato i ribelli yemeniti Houthi, che nel fine settimana hanno lanciato un attacco mirato contro la raffineria saudita di Jazan, asset strategico del colosso petrolifero di Stato Saudi Aramco.

In estrema sintesi: la zona da cui il mondo preleva l'energia è nel caos militare, le petroliere rischiano di non passare e i mercati azionari reagiscono nell'unico modo possibile, facendo lievitare i prezzi del barile a scopo cautelativo.

 

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Il contraccolpo sulle strade italiane

Per il mondo dell'automotive e, soprattutto, per l'utente finale, le dinamiche di questi giorni si traducono in un'equazione matematica inesorabile. Quando la materia prima subisce un'accelerazione di questa portata, il contraccolpo sui prezzi industriali dei carburanti raffinati è questione di giorni, se non di ore.

La filiera logistica globale inizia a prezzare il rischio geopolitico, le compagnie petrolifere adeguano immediatamente i listini all'ingrosso e l'aumento si materializza in modo chirurgico sui tabelloni luminosi delle nostre stazioni di servizio. Se la situazione nel Golfo non dovesse raffreddarsi rapidamente, la prospettiva di vedere la benzina ancorarsi di nuovo, e stabilmente, oltre la soglia dei 2 euro al litro (specialmente sulla rete autostradale) diventerà una solida, amara realtà.

 

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