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C'era un motivo se, nel maggio 2025, gli appassionati avevano notato quel deposito di marchio all'Ufficio Europeo dei Brevetti. Porsche aveva registrato due nomi capaci di far sobbalzare chiunque conosca la storia della Casa di Stoccarda: Flachbau e Flachbau RS. Per mesi si è discusso di una possibile serie speciale, di un ritorno in grande stile del muso piatto. La verità, svelata solo ora, è insieme più modesta e molto più affascinante: dietro quel deposito non c'era un modello di serie, ma un solo esemplare al mondo.
Tutto parte da una frase secca, quasi una commessa da officina di lusso. Un collezionista chiede prestazioni ancora più elevate, una silhouette Slantnose e un alettone ispirato alla 911 GT3 R Rennsport. La materia prima è una 911 GT2 RS Tipo 991.2 del 2018 con pacchetto Weissach, in condizioni pari al nuovo. Tradotto: una delle 911 più affilate mai costruite, già ossessivamente alleggerita in fabbrica.
Da lì si mette in moto una macchina che ha poco a che vedere con il tuning. Al progetto lavorano per quasi tre anni gli specialisti del reparto Sonderwunsch, i designer di Porsche Style, gli ingegneri di Weissach, gli uomini di Porsche Motorsport e i tecnici Manthey. Alla trasmissione non viene toccato nulla, per esplicito accordo con il cliente. Tutto il resto viene ripensato.
"Convertire l'auto in un modello Slantnose si è rivelato molto impegnativo", ammette Alexander Fabig, Vice President Product Offering & Individualization. L'obiettivo dichiarato era riportare in vita il look della 935 senza sacrificare sicurezza, tecnologia e soprattutto omologazione stradale. Il risultato pesa 31,6 kg in meno dell'originale, e il dato va letto ricordando da dove si partiva.
A guidare il progetto stilistico è stato Grant Larson, oggi in pensione, lo stesso designer che nel 2018 aveva firmato la reinterpretazione della 935 per il settantesimo anniversario Porsche. Una coincidenza fortunata, o forse l'unica scelta possibile.
I parafanghi anteriori scendono di quota e si aprono in prese d'aria lamellari che sfogano la pressione dentro i passaruota. Cambia il paraurti, cambia perfino lo sportellino del serbatoio, costretto a reinventarsi per seguire il nuovo profilo. Ma il colpo di scena sta nei fari: niente unità rotonde, al loro posto tre sottilissimi elementi LED sovrapposti e sfalsati, uno per gli abbaglianti, uno per gli anabbaglianti, uno per le luci diurne. È il dettaglio che, più di ogni altro, rende impossibile scambiare questa 911 per qualsiasi altra.
Il colore è un capitolo a sé. Il bianco Grand Prix è stato sviluppato appositamente, riproducendo la tonalità di una 911 storica conservata nella collezione Porsche AG. Sopra ci passano sezioni in nero opaco e ampie zone di fibra di carbonio a vista, con quella grafica a U sul cofano che cita direttamente la 935/78 in livrea Martini.
L'aerodinamica non è decorativa. Splitter anteriore, fondo, diffusore posteriore e dischi Aero in carbonio lavorano insieme per abbattere la resistenza, mentre l'alettone con attacchi a S riprende quello della GT3 R Rennsport ma sale di circa cinque centimetri ed è regolabile su tre posizioni. Nella configurazione High Downforce la Flachbau RS tocca 340 km/h e schiaccia l'asse posteriore con 554 kg di carico aerodinamico.
L'abitacolo racconta la stessa ossessione. Davanti resta la qualità Porsche, dietro c'è il vuoto: via il PCM, via l'impianto audio, via i materiali fonoassorbenti e i rivestimenti di pavimento e bagagliaio. Molti componenti restano a metallo verniciato bianco Grand Prix, come su un'auto da corsa vera.
Sui poggiatesta dei sedili avvolgenti in carbonio compare la scritta Flachbau RS, mentre sullo schienale si riconosce il profilo stilizzato della Nordschleife. Sul lato passeggero, una targhetta dorata Sonderwunsch e l'incisione "Factory One Off 2026 | Flachbau RS". Perfino triangolo e occhiello di traino, obbligatori su strada, hanno perso i loro attacchi tradizionali e vivono ora dentro una scatola per le emergenze.
Qui sta la differenza tra un one off da salone e un progetto Porsche. Prima la validazione digitale, con simulazioni di crash semplificate, verifica dell'attivazione airbag, analisi strutturale sui carichi dell'alettone e calcoli CFD. Poi i test fisici sui singoli componenti, tra banco a idropulsione e prove statiche di carico.
Sono stati costruiti tre prototipi, portati in galleria del vento, in gabbia di luce e su strada. All'aerodromo di Mendig, sui 50 giri della Nordschleife e nei test di durata a Weissach, l'alettone ha accumulato uno stress equivalente a circa 150.000 km di uso reale.
"Sulla Nordschleife si apprezza immediatamente l'efficacia del concetto aerodinamico", racconta il collaudatore Lars Kern. "La Flachbau RS mantiene estrema stabilità e precisione anche a velocità molto elevate".
La 935 debuttò nel 1976 sulla base della 911 Turbo Tipo 930 e dominò le gare di durata per anni. Il soprannome Moby Dick arrivò con la 935/78, per via di quella coda lunghissima che sembrava una balena bianca lanciata sul rettilineo di Le Mans.
Il Flachbau stradale, invece, nacque negli anni Ottanta come versione modificata della 930 Turbo con parafanghi ridisegnati e fari a scomparsa. Tra il 1982 e il 1989 ne furono venduti 948 esemplari: numeri che ancora oggi lo rendono una delle varianti più rare della 911. Quarant'anni dopo, quel muso piatto torna. Ma stavolta, di auto, ne esiste una sola.
Porsche
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