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Prestito FCA: no a delocalizzazioni tra le condizioni

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E l’impegno a non vendere Abarth, Alfa, Fiat, Lancia, Maserati

Prestito FCA: no a delocalizzazioni tra le condizioni

Il più grande prestito statale d’emergenza ad un costruttore europeo, quello da 6,3 miliardi di euro accordato dal Governo Conte II ad FCA, ha ottenuto il via libera dalla Sace, la società pubblica che offre la garanzia statale all’erogatore (in questo caso Intesa San Paolo).

Quest’ultima però avrebbe chiesto e ottenuto, scrivono oggi diversi quotidiani economico-finanziari, alcune condizioni che puntano a concentrare sull’Italia le ricadute dell’aiuto varato per sostenere le imprese nella fase post-Coronavirus.

Tra queste vi sarebbe l’impegno a non delocalizzare la produzione, anche se, fa rilevare Il Fatto Quotidiano, «Fca si impegna a non spostare all’estero otto progetti industriali su dieci. Ma vale solo per le versioni attuali e loro aggiornamenti, non per veicoli modificati in maniera rilevante: vale a dire che eventuali nuovi modelli con requisiti tecnici avanzati potranno essere prodotti fuori dall’Italia. Per altri due progetti c’è la garanzia che resteranno in Italia “attività e strutture di progettazione”».

Tra i paletti imposti dall’esecutivo al Lingotto c’è anche l’accordo a non cedere i marchi Maserati, Alfa Romeo, Fiat, Fiat Professional, Abarth e Lancia.

Per quanto riguarda la destinazione della somma presa a prestito, l’impiego dovrebbe essere ripartito così: dei 6,3 miliardi di euro, 800 milioni ai lavoratori italiani, 1 miliardo per ricerca e sviluppo e 4,5 miliardi per sostenere i pagamenti a circa 10.000 fornitori. Non solo italiani, ma anche esteri (pare che rappresentino il 15% delle forniture a FCA), ai quali però non andrebbero più di 1,2 miliardi.

Ci sarebbe anche la conferma del piano industriale per le fabbriche italiane presentato lo scorso dicembre: pare che l’esecutivo abbia strappato a Fiat-Chrysler l’impegno ad aumentare il budget da 5 a 5,2 miliardi di euro. Gli ulteriori 200 milioni sarebbero destinati espressamente allo stabilimento di Melfi. Infine la promessa della piena occupazione: è stata rinviata al 2023.

Nel quadro delle condizioni c’è, infine, anche il tema della distribuzione dei dividendi: confermato il divieto di distribuire dividendi ordinari nel corso del 2020, adesso pare che ci sia il via libera per il dividendo straordinario annunciato dopo l’ufficializzazione dell’avvio del progetto di fusione con PSA.

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