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La fotografia industriale di luglio mostra due Italie dell’auto. L’indice complessivo della produzione automotive è aumentato dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre la fabbricazione di autoveicoli ha guadagnato il 10,5%. Nello stesso periodo, però, la produzione di parti e accessori per autoveicoli e motori è scesa del 9,5%. È il dato più delicato del quadro diffuso da ANFIA sulla base delle rilevazioni ISTAT, perché segnala una difficoltà concentrata nella rete dei fornitori.
Nei primi sette mesi del 2026 l’indice dell’intera industria automotive è cresciuto dell’11,7% su base annua. L’indicatore comprende autoveicoli, carrozzerie, rimorchi, semirimorchi, parti e accessori, ma non gli pneumatici. Il risultato mensile di luglio mostra dunque un rallentamento rispetto al passo tenuto nel cumulato e, soprattutto, una forte distanza tra i diversi comparti.
La fabbricazione di autoveicoli, categoria nella quale rientrano automobili e veicoli commerciali leggeri e pesanti, è salita del 21% nei primi sette mesi dell’anno. I dati preliminari di ANFIA quantificano in circa 21.000 unità la produzione italiana delle sole autovetture a luglio, l’11,4% in più rispetto a un anno prima. Tra gennaio e luglio sono state costruite 188.365 auto, con un incremento del 24,3%.
Non tutti i segmenti industriali hanno seguito la stessa traiettoria. La produzione di carrozzerie, rimorchi e semirimorchi ha perso il 7,4% a luglio e il 5,5% nel cumulato. La componentistica, dopo il calo mensile del 9,5%, conserva invece un esile +0,3% nei primi sette mesi. L’aumento dei veicoli assemblati non si trasferisce quindi in modo uniforme lungo l’intera catena produttiva.
ANFIA collega la flessione delle parti e degli accessori anche alla crisi attraversata dall’industria automobilistica tedesca. La Germania è il primo mercato di destinazione della componentistica italiana e molti fornitori nazionali sono integrati nelle catene industriali dei costruttori e dei grandi gruppi di componenti tedeschi. Tra gennaio e maggio 2026, il valore delle esportazioni italiane del comparto verso il Paese è diminuito del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il legame con Berlino e con i poli produttivi tedeschi amplifica gli effetti del rallentamento oltreconfine. La filiera italiana mantiene comunque una forte vocazione internazionale: nei primi cinque mesi dell’anno l’export di componenti ha raggiunto 10,82 miliardi di euro, generando un saldo commerciale positivo di 2,66 miliardi.
I dati sul fatturato non coincidono con quelli della produzione e descrivono un andamento meno lineare. A giugno, ultimo mese disponibile, il fatturato complessivo dell’automotive è diminuito del 2% su base annua: la componente interna ha perso il 7,5%, mentre quella estera è cresciuta del 3,1%. Nel primo semestre il settore conserva un aumento del 4,6%.
Per parti e accessori, il fatturato è invece salito del 7,5% a giugno, con una crescita quasi identica sul mercato interno e all’estero. Nel semestre l’incremento è stato del 2,6%. Indice produttivo e fatturato misurano aspetti differenti dell’attività industriale e il loro andamento divergente mostra quanto sia complesso valutare lo stato della filiera attraverso un solo numero.
Nel confronto con il resto della manifattura, l’automotive ha fatto meglio a luglio. La produzione industriale italiana complessiva è rimasta invariata rispetto al 2025, mentre nei primi sette mesi ha registrato un progresso limitato allo 0,4%. Il +1,6% dell’auto assume quindi un peso positivo, senza cancellare la fragilità di carrozzerie e componenti.
Anche il commercio con l’estero evidenzia uno squilibrio per i veicoli completi. Tra gennaio e maggio l’Italia ha esportato autoveicoli per 7,40 miliardi di euro e ne ha importati per 17,20 miliardi. La Germania è stata la prima destinazione dell’export, con una quota del 17,2%, davanti a Stati Uniti al 15,6% e Francia al 12,2%.
Alla debolezza industriale si aggiunge una domanda europea divisa tra motori termici elettrificati, full hybrid, ibridi plug-in e auto elettriche. Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA, ha richiamato la necessità di un quadro regolatorio stabile e di un approccio tecnologicamente neutrale. A sostegno di questa posizione, l’associazione cita il sondaggio CLEPA-YouGov condotto su oltre 5.200 cittadini nei cinque principali mercati europei: l’8% indica una BEV come prossima auto, mentre il 47% preferisce incentivi alle tecnologie a basse o zero emissioni rispetto al divieto di quelle esistenti.
La questione supera i confini delle fabbriche di automobili. La filiera automotive italiana comprende, secondo ANFIA, 5.451 imprese e 272.000 addetti diretti e indiretti. Il calo della componentistica incide quindi su un tessuto diffuso di aziende specializzate, spesso orientate all’esportazione. La crescita dei veicoli assemblati è un segnale favorevole, ma la tenuta industriale dipende anche dalla capacità dei fornitori di attraversare la trasformazione tecnologica e la crisi dei loro principali clienti europei.
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