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La seconda ondata di auto elettriche cinesi che guarda all'Europa coinvolge anche Aito, uno dei marchi che meglio rappresentano questo fenomeno. Nato nel 2021 dalla collaborazione tra il costruttore Seres e Huawei, il brand ha avuto una crescita rapidissima nel mercato d'oltre Muraglia.
Oggi Aito è considerato uno dei protagonisti del segmento SUV premium in Cina, con vendite che hanno superato le 420.000 unità nel 2025. A differenza di molti marchi tradizionali, il ruolo di Huawei è centrale: non produce direttamente le auto, ma fornisce sviluppo software, architettura digitale, sistemi di assistenza alla guida, marketing e integrazione con il proprio ecosistema di smartphone e servizi cloud.
Il nome stesso Aito significa “Adding Intelligence to Auto” e sintetizza l'obiettivo del progetto: trasformare l’automobile in una piattaforma digitale connessa. Del resto Aito fa parte della nuova generazione di costruttori cinesi orientati alla tecnologia e alla guida autonoma, insieme a Xpeng e Li Auto.
La strategia globale di Aito sta entrando ora nella fase più concreta. Secondo Reuters, il marchio ha avviato le sue prime operazioni internazionali attraverso un accordo con un importante gruppo di distribuzione degli Emirati Arabi Uniti, che gestirà vendita, consegna e assistenza post-vendita dei modelli premium intelligenti del brand.
L'azienda definisce questo passaggio il primo vero pilastro della propria globalizzazione. La presenza alla IAA di Monaco nel 2025 ha poi rappresentato il segnale più chiaro dell’interesse per l'Europa. In Germania Aito ha mostrato l'intera gamma globale, con SUV pensati esplicitamente per il segmento alto del mercato. Il grande M9 è il modello simbolo dell’offensiva: fino a 530 CV, quattro sensori LiDAR dedicati alla guida autonoma, tre schermi che occupano l'intera plancia e un abitacolo progettato più come un salotto digitale che come un SUV tradizionale.
Accanto a lui ci sono il M7, con interni futuristici, il più sportivo M5 e l'M8, orientato a lusso e lunga autonomia. Insomma, Aito non vuole entrare in Europa come marchio economico, ma come alternativa tecnologica a BMW, Mercedes e Audi. Il presidente del gruppo, John Zhang, punta a portare le vendite annue a 1 milione di veicoli entro il 2030 e ad aumentare il peso dei mercati esteri dal meno dell'1% attuale al 20% entro tre anni. I primi mercati europei nel mirino sono quelli del Nord Europa, dove l'adozione delle auto elettriche è più elevata.
Il vero vantaggio competitivo di Aito resta però il software sviluppato da Huawei. Il sistema HarmonyOS integra navigazione connessa, comandi vocali, intrattenimento, aggiornamenti over-the-air e collegamento continuo con smartphone e dispositivi digitali. L'idea è simile a quella di Android Automotive o dell’ecosistema Tesla, ma con un livello di integrazione molto più profondo tra auto, cloud e servizi personali.
In Cina, il sistema ADS 2.0 combina LiDAR, radar, telecamere e sensori ultrasonici per offrire funzioni di guida assistita di livello 2+, mentre il marchio sostiene di essere già vicino a capacità di livello 3 avanzato sul mercato domestico. Aito punta ad avere veicoli tecnicamente pronti per il livello 4 nel 2027, in attesa delle autorizzazioni normative.
Per l'Europa, tuttavia, il percorso richiederà adattamenti importanti: privacy, gestione dei dati e compatibilità con gli ecosistemi Android e Apple saranno temi decisivi. Non a caso i manager del marchio hanno lasciato intendere che in Europa potrebbe essere utilizzata una base software diversa da HarmonyOS per facilitare conformità normativa e accettazione del pubblico.
La sfida è enorme, ma anche il potenziale. Se Aito riuscirà a trasferire in Europa la combinazione di design premium, guida intelligente e integrazione digitale che l'ha resa una delle stelle nascenti delle auto elettriche in Cina, il confronto con i costruttori europei potrebbe diventare molto più serrato di quanto molti immaginassero fino a pochi anni fa.