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C'è un uomo che ha fatto ridere il mondo intero nei panni di Mr. Bean, ma che lontano dai riflettori nasconde un'altra identità. Rowan Atkinson non è semplicemente un attore comico britannico: è uno dei collezionisti d'auto più rispettati e autentici del panorama internazionale. E la differenza con tanti altri garage stellari? Lui le sue auto le guida sul serio, le stressa, le porta in pista. E sì, qualche volta le distrugge pure.
Nel panorama del collezionismo automobilistico contemporaneo, dove le hypercar vengono sigillate in bunker climatizzati come opere d'arte intoccabili, Atkinson rappresenta una voce fuori dal coro. La sua filosofia è tanto semplice quanto rivoluzionaria, le automobili esistono per essere guidate, non per accumulare polvere in attesa che il loro valore lieviti. È un approccio quasi romantico, che riporta l'automobile alla sua essenza primordiale di macchina pensata per regalare emozioni, non per generare rendite finanziarie.
Il pezzo forte della collezione Atkinson è stata senza dubbio la McLaren F1, acquistata alla fine degli anni '90. Non una regina da salotto, ma una compagna di strada quotidiana. L'attore britannico ha macinato decine di migliaia di chilometri al volante di quella che molti considerano la supercar definitiva, portandola ovunque, sfidando le convenzioni di un mondo che tratta questi gioielli come reliquie intoccabili.
E poi sono arrivati gli incidenti. Due, per la precisione. Crash che avrebbero spinto chiunque altro a riporre definitivamente le chiavi in cassaforte. Ma Atkinson ha reagito in modo opposto, ha fatto restaurare la F1 dalla fabbrica e ha continuato a guidarla. Quando nel 2015 l'ha venduta per una cifra a otto zeri, non è stata una resa, ma la chiusura naturale di un capitolo scritto con l'acceleratore, non con il libretto degli assegni.
Scorrendo l'elenco delle auto passate per le mani di Atkinson emerge un filo conduttore inequivocabile: la predilezione per la purezza ingegneristica. Honda NSX, Lexus LFA, Jaguar E-Type, Aston Martin V8 Zagato. Sono automobili che privilegiano il dialogo tra uomo e macchina, il feedback dello sterzo, l'equilibrio dinamico. La LFA in particolare incarna questa filosofia: un V10 aspirato da 560 cavalli che urla fino a 9.000 giri, un'orchestra meccanica che nessun turbo o compressore potrebbe replicare.
Questi non sono acquisti dettati dal prestigio del marchio o dalla speculazione sul valore futuro. Sono scelte di un uomo che sa esattamente cosa cerca quando si siede nell'abitacolo.
Ciò che distingue ulteriormente Atkinson dalla massa dei collezionisti vip è la sua partecipazione attiva nel motorsport storico. L'attore ha gareggiato al volante di una BMW 328 Roadster del 1939, ha portato in pista la sua Aston Martin V8 Zagato, ha corso con una Ford Falcon Sprint del 1964 e l'ha pure distrutta in un incidente durante un evento di corse storiche.
Dove altri vedrebbero un patrimonio da proteggere, Atkinson vede un'opportunità per vivere la storia dell'automobile in prima persona. I graffi sulla carrozzeria e le riparazioni successive non sono cicatrici da nascondere, ma medaglie da esibire.
Il garage di Atkinson non è fatto solo di bolidi esclusivi. Accanto alla Bentley Mulsanne Birkin Edition e alla Rolls-Royce Phantom Drophead convivono scelte sorprendentemente pragmatiche: una Škoda Superb, un'Audi A8, persino una Honda Civic Hybrid. Veicoli che testimoniano come il suo interesse non sia rivolto all'immagine, ma alla sostanza. Lo stesso uomo che guidava quotidianamente una McLaren F1 apprezza la logica silenziosa di un trasporto efficiente e ben ingegnerizzato.
In un'epoca in cui il collezionismo automobilistico assomiglia sempre più a un mercato azionario, dove le auto vengono comprate, stoccate e rivendute senza mai essere accese, Rowan Atkinson incarna un ideale in via d'estinzione. Per lui possedere un'automobile significa assumersi una responsabilità: quella di comprenderla, di sfidarla, di viverla fino in fondo.
Le sue auto non sono trofei. Sono strumenti di gioia, sfida e apprendimento. E la storia che raccontano è infinitamente più ricca di qualsiasi esposizione statica potrebbe mai essere. Mr. Bean ci ha fatto ridere per decenni, ma Rowan Atkinson il collezionista ci insegna qualcosa di prezioso: le automobili hanno un'anima, e quell'anima si sveglia solo quando qualcuno ha il coraggio di girarci la chiave.