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Il marchio che incantò gli appassionati di supercar nei primi anni 2000 si prepara a tornare in scena con un colpo di teatro che ha tutto il sapore della rivincita. Spyker, nome leggendario tatuato nella memoria di chi ha amato la C8 Spyder, alza il sipario su una nuova creatura destinata a far discutere puristi e collezionisti. Il sipario si alzerà nella seconda metà di agosto al Quail Lodge, location prestigiosa della Carmel Valley che fa da cornice alla settimana di Pebble Beach, palcoscenico globale per le hypercar più ambite del pianeta.
Per cogliere la portata di questo ritorno bisogna riavvolgere il nastro fino agli albori del Novecento, quando i pionieri olandesi che fondarono il marchio costruivano propulsori per gli aerei prima di trasferire quella raffinata cultura meccanica sulle quattro ruote. Il motto storico, "Nulla tenaci invia est via", traducibile come "per il tenace nessuna strada è impercorribile", suona oggi come una profezia. La Grande Depressione del 1929 spazzò via la prima incarnazione dell'azienda, ma il dna del brand ha continuato a covare sotto la cenere per quasi un secolo.
Il primo, vero ritorno alla ribalta porta la data del 2000 e i nomi di Victor Muller e Maarten de Bruijn, due visionari che riportarono in vita il marchio puntando tutto sull'artigianalità più estrema. La C8 Laviolette spinta da otto cilindri Audi e da una potenza di 450 cavalli spalancò le porte ai 300 orari, diventando il simbolo di una filosofia produttiva fatta di alluminio cesellato a mano, abitacoli che sembravano cabine d'aereo d'epoca e dettagli scolpiti come gioielli. Cinque anni più tardi arrivò anche il via libera per la commercializzazione negli Stati Uniti, tappa cruciale per qualsiasi costruttore di nicchia.
Negli anni d'oro la casa di Zeewolde ha corso ovunque le fosse possibile farlo. Endurance ai massimi livelli con la classica francese sulla Sarthe, partecipazioni nel mondiale GT e nelle gare americane di durata: ogni occasione era buona per misurare l'asfalto contro avversari ben più strutturati. Il salto in Formula 1 maturò nel 2007 grazie all'acquisizione del team Midland, che cambiò pelle assumendo l'identità di Spyker F1. La livrea arancione e argento divenne immediatamente riconoscibile e i propulsori arrivavano direttamente da Maranello. Quella stagione regalò un solo punto iridato, firmato da Adrian Sutil in un Gran Premio del Giappone leggendario per pioggia e colpi di scena.
Poi venne il capitolo più ambizioso e doloroso. All'inizio del 2010, intesa con General Motors per rilevare il controllo di Saab Automobile: un'operazione finanziaria gigantesca, sproporzionata rispetto alle dimensioni della casa olandese, che si infranse contro il destino segnato dello storico costruttore svedese. Le casse si svuotarono, il tribunale calò la mannaia con la dichiarazione di insolvenza nel cuore del 2014 e le linee produttive si fermarono. Sembrava davvero la parola fine.
E invece eccoci qui. Muller ha ricucito i fili e rilancia con la nuova C8 Preliator, nome che dal latino traduce un concetto tagliente come una lama: combattente, soldato pronto allo scontro. La versione presentata nel 2016 schierava un otto cilindri sovralimentato da 518 CV, sempre nato dalle linee di produzione tedesche di Ingolstadt. La nuova generazione cambia completamente le carte in tavola: V8 biturbo da 800 CV, un balzo in avanti di quasi 300 cavalli che proietta la vettura nel club ristrettissimo delle hypercar più estreme del mercato globale.
Il dato che farà esultare gli enthusiast è però un altro e va in direzione opposta rispetto a quanto accade oggi nel resto del settore. La casa olandese ha confermato che il motore sarà endotermico al cento per cento, senza una sola batteria a bordo, senza una sola unità elettrica, senza una sola concessione alla moda dell'ibridazione. Una scelta che suona come un manifesto in un panorama dove perfino Ferrari e Porsche stanno elettrificando le loro punte di diamante. Resta avvolta nel mistero la matrice tecnica del propulsore: i rapporti pluridecennali con la galassia tedesca lasciano ipotizzare contributi da Ingolstadt, Stoccarda o Crewe, ma da Zeewolde non trapela nulla.
Le prestazioni preannunciano numeri da capogiro. La nuova Spyker C8 Preliator dovrebbe spingersi oltre la soglia dei 350 km/h, valore che la pone in diretta concorrenza con la crema delle hypercar contemporanee. La produzione viaggerà su numeri microscopici, fedele a quella logica di esclusività spinta all'estremo che ha sempre rappresentato la cifra distintiva del costruttore.
Muller però non si accontenta di un singolo modello manifesto. Il piano di rilancio è ambizioso e lascia presagire una vera e propria rinascita industriale, con un intero ventaglio di vetture destinate a vedere la luce nei prossimi anni dagli stabilimenti olandesi. Se le promesse troveranno conferma nei fatti, il panorama globale potrebbe ritrovare un protagonista capace di parlare la lingua dell'artigianalità più pura in un'epoca dominata da elettrificazione e automazione. Tra qualche settimana, in California, capiremo se il guerriero ha davvero ritrovato la propria strada.