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Quando un'azienda famosa per i robot aspirapolvere decide di mettere su quattro ruote il proprio nome, di solito si sorride. Quando quella stessa azienda monta due razzi sul posteriore della sua hypercar e dichiara di voler abbattere il muro del secondo nello scatto da ferma, il sorriso lascia spazio allo stupore. È esattamente il percorso scelto da Dreame Technology, colosso cinese del cleaning intelligente nato nel 2017, che nella Silicon Valley ha tolto il velo alla Nebula Next 01 Jet Edition durante l'evento globale battezzato Dreame Next, evoluzione della concept svelata a inizio anno al CES di Las Vegas e oggi pronta a misurarsi con il club ristrettissimo delle Bugatti.
Il numero che catalizza ogni discorso è uno solo: 0,9 secondi per coprire lo zero a cento chilometri orari. Una cifra che polverizza qualunque concorrente termico, elettrico o ibrido oggi sul mercato e che, di fatto, scavalca persino il limite di aderenza meccanica delle gomme stradali. Per ottenerla, Dreame è partita da una piattaforma elettrica già fuori scala da 1.876 CV e l'ha trasformata in una sorta di missile su asfalto, integrando un sistema propulsivo ausiliario costituito da due booster a propellente solido custom. Il pacchetto promette un tempo di risposta di soli 150 millisecondi e una spinta massima di 100 kilonewton, valori che appartengono più al gergo aerospaziale che a quello automobilistico. I tecnici Dreame parlano apertamente di un tentativo di portare tecnologia di matrice aerospaziale sulla strada, garantendo l'equilibrio fra prestazioni estreme e sicurezza grazie a un controllo elettronico di precisione assoluta. L'obiettivo dichiarato, già fissato lo scorso agosto, è sfidare le supercar più estreme del pianeta a partire dalla Bugatti Chiron.
Sul fronte energetico, il piatto forte è una batteria allo stato solido al solfuro con densità energetica di cella superiore ai 450 Wh/kg, valore che fa impallidire le migliori celle al litio attualmente in commercio. Il modulo da 60 Ah, dichiara l'azienda, è già nella fase preparatoria della produzione di massa: in laboratorio ha raddoppiato la capacità di accumulo rispetto agli standard attuali e ha superato test di sicurezza estremi, dalla nail penetration allo schiacciamento, oggi vere croci e delizie del settore. L'autonomia dichiarata nel ciclo CLTC supera i 550 chilometri, numero significativo per una vettura con un'aggressività prestazionale di questo livello.
A reggere le velleità prestazionali della Nebula Next 01 Jet Edition c'è un'architettura steer by wire integrale con controllo cooperativo non lineare a 14 gradi di libertà e tempi di risposta inferiori al millisecondo. Una piattaforma che permette manovre impossibili per un'auto tradizionale, dal parcheggio laterale alla rotazione su sé stessa, fino al mantenimento della stabilità in caso di scoppio improvviso di uno pneumatico, scenario che storicamente trasforma una hypercar in un proiettile incontrollabile.
Capitolo guida autonoma: la concept monta il nuovo LiDAR DHX1 con 4.320 linee e capacità a colori in piena risoluzione 4K. Il sensore vanta una portata massima di 600 metri, riconosce ostacoli a 400 metri anche con riflettività del 10%, individua coni stradali a 300 metri e piccoli animali a 280 metri. Cifre che parlano di un sistema percettivo concepito per restituire al veicolo una visione del mondo più dettagliata di quella di un occhio umano. La parte software si appoggia a un'architettura a tre livelli basata su modelli VLA, acronimo di Vision Language Action, con capacità di comprensione del contesto, auto evoluzione e guida cooperativa fra umano e macchina. Il sistema è stato collaudato in scenari estremi che spaziano dalla nebbia fitta alle strade di montagna fino ai cantieri stradali.
L'abitacolo accoglie l'agente intelligente Metis, basato su un large language model eseguito direttamente a bordo. L'idea è trasformare la vettura in un cervello centrale della smart life, in grado di dialogare in modo fluido con elettrodomestici intelligenti, robot domestici e dispositivi connessi, sfruttando la naturale vocazione di Dreame per l'ecosistema casa. Una filosofia che il marchio sintetizza con la formula AI Defined Vehicles, ovvero auto che ruotano attorno al cervello digitale prima ancora che attorno alla meccanica.
A dare un peso accademico all'operazione ci ha pensato Sebastian Thrun, professore della Stanford University e padre riconosciuto della guida autonoma moderna, presente all'evento di lancio. Per Thrun, l'integrazione profonda fra tecnologia aerospaziale, intelligenza artificiale e industria automobilistica messa in scena da Dreame rappresenta un modello di innovazione cross boundary capace di indicare nuove direzioni allo sviluppo della mobilità intelligente.
Oltre alla suggestione del razzo, Dreame ha messo sul tavolo anche un piano industriale concreto. La produzione in serie è attesa per il 2027, in uno stabilimento europeo che sorgerà alle porte di Berlino, frutto di una partnership finanziaria con BNP Paribas annunciata nei mesi scorsi. Una scelta geografica tutt'altro che casuale, pensata per dare credibilità europea a un marchio che fino a poco fa era associato esclusivamente all'elettronica di consumo. Il colosso cinese ha ufficializzato il proprio ingresso nel settore automotive nell'agosto 2025, inserendosi in uno dei mercati più affollati e spietati del pianeta. Restano molte domande sulla reale fattibilità industriale di un'auto stradale spinta da razzi solidi, ma il segnale che arriva dalla Silicon Valley è chiaro: Dreame non vuole entrare nell'auto in punta di piedi, vuole farlo con un boato.