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La corsa alla batteria allo stato solido ha appena registrato un movimento che arriva dalla Cina. Greater Bay Technology, società incubata dal gruppo GAC, ha annunciato la produzione delle prime celle A-sample della sua batteria interamente solida, un passaggio che segna l'ingresso nella fase di industrializzazione. L'obiettivo dichiarato è netto e ha una scadenza precisa: arrivare alla produzione di massa su scala GWh nel 2026, diventando potenzialmente il primo produttore al mondo a portare celle completamente solide fuori dal laboratorio e dentro le automobili.
Mentre la concorrenza internazionale si è divisa tra quattro approcci ormai consolidati (solfuri, ossidi, polimeri, alogenuri), Greater Bay Technology ha imboccato una via diversa. Il cuore della tecnologia è un elettrolita composito di matrice eutettica profonda, un sistema che combina tre componenti: una base eutettica stabilizzata tramite processo SDE, una struttura anti perovskite CFS e un nanoconfinamento nematico a bassa dimensionalità. In termini più concreti, l'azienda ha messo a punto un elettrolita ibrido organico inorganico, denominato ESC, che dovrebbe coniugare elevata conducibilità ionica e stabilità strutturale. È proprio questo il compromesso che finora ha frenato le chimiche a singola via, penalizzate da bassa conduttività, impedenze di interfaccia elevate, tempi di ricarica lenti e processi produttivi complessi. La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma cinese ha inserito il progetto tra le iniziative di rilevanza strategica.
Secondo quanto riportato da NE Time, le celle A-sample prodotte in laboratorio avrebbero superato alcuni test di stress particolarmente severi. L'assenza totale di elettrolita liquido avrebbe permesso ai prototipi di affrontare prove di perforazione con chiodo, schiacciamento e shock termico senza incendiarsi né esplodere, requisito che eliminerebbe alla radice uno dei rischi più noti delle batterie agli ioni di litio tradizionali.
Sul fronte della densità energetica, il dato comunicato si colloca tra 260 e 500 Wh/kg, valore superiore a quello delle celle liquide di ultima generazione. Le ricadute potenziali riguardano sia l'autonomia dei veicoli sia la libertà progettuale dei costruttori, che potrebbero alleggerire i pacchi batteria o ripensarne l'integrazione nella scocca. A sorprendere è anche il capitolo della ricarica rapida, storicamente il punto debole delle chimiche solide: Greater Bay parla di un regime stabile a 2-3C, in linea con molte celle liquide performanti oggi sul mercato. La vita utile viene infine indicata come comparabile a quella delle attuali batterie al litio liquide, con degrado contenuto e buona consistenza nei cicli di carica e scarica. Si tratta, va sottolineato, di risultati dichiarati dall'azienda e ottenuti su prototipi di laboratorio, quindi ancora da verificare nelle condizioni reali di utilizzo su strada.
Il termine A-sample identifica la primissima iterazione prototipale di una cella agli ioni di litio. Viene prodotta in volumi ridotti, tipicamente in ambiente di laboratorio, con l'obiettivo di validare il concetto di base, verificare la fattibilità dei materiali selezionati e condurre i primi test di prestazione e sicurezza. È uno stadio ancora distante dalla produzione industriale, ma rappresenta il passaggio obbligato per impostare i lotti successivi, le celle B-sample e C-sample, e infine la fase di ingegnerizzazione su larga scala.
Se la tabella di marcia verrà rispettata, nel corso del 2026 Greater Bay Technology dovrebbe raggiungere una capacità produttiva sull'ordine del gigawattora e avviare le prime applicazioni su vetture, con ogni probabilità del gruppo GAC. Uno scenario che, qualora si concretizzasse, posizionerebbe l'azienda in anticipo rispetto ai calendari dichiarati da diversi concorrenti giapponesi, coreani ed europei, che nella maggior parte dei casi indicano finestre comprese tra il 2027 e il 2030 per la produzione di massa delle proprie chimiche solide. Resta aperta la domanda più importante, quella che solo i prossimi mesi potranno sciogliere: la scalabilità industriale reggerà il confronto con i numeri dichiarati in laboratorio?
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