Stellantis, Lancia, in esclusiva parla la CEO Zerbi: “Sulla Ypsilon arriva un nuovo motore. La squadra corse a Parigi? Il mondo è cambiato. Una nuova Thema? Meglio puntare sull’eleganza inclusiva”

Stellantis, Lancia, in esclusiva parla la CEO Zerbi: “Sulla Ypsilon arriva un nuovo motore. La squadra corse a Parigi? Il mondo è cambiato. Una nuova Thema? Meglio puntare sull’eleganza inclusiva”
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Al Salone di Bruxelles 2026 abbiamo incontrato Roberta Zerbi, CEO di Lancia, per un'esclusiva intervista sul futuro dell'azienda. La nuova Ypsilon? Arriverà anche il termico. Il SUV previsto per il 2026? Sarà sia ibrido che... E sul futuro del marchio la direzione è decisa: con Lancia l'obbiettivo è il premium accessibile, l'eleganza inclusiva
14 gennaio 2026

Roberta Zerbi, CEO di Lancia da novembre 2025, è al timone di una delle operazioni di rilancio più ambiziose dell'industria automobilistica europea. Classe 1970, laureata alla LUISS con MBA alla Warwick Business School, vanta oltre 25 anni di esperienza maturata tra Ford, Toyota e Fiat Chrysler. Dal 2017 al 2019 ha guidato Alfa Romeo per l'area EMEA, assumendo poi in Stellantis la responsabilità di Alfa Romeo e Lancia per l'Enlarged Europe prima di diventare CEO di Lancia. L’abbiamo incontrata in occasione del Salone di Bruxelles 2026, per un’intervista esclusiva che ci ha permesso di scoprire quale sia la vision strategica che guiderà il brand nei prossimi anni: dall'ampliamento della gamma Ypsilon, con nuove motorizzazioni termiche in arrivo dal secondo trimestre 2026, all'introduzione imminente di un modello di segmento superiore destinato a famiglie e flotte, fino al ritorno nel motorsport con il WRC2 e all'espansione nei mercati internazionali europei. Un piano che punta a coniugare l'eleganza storica del marchio con quello che la manager definisce "premium accessibile" ed "eleganza inclusiva", mantenendo le radici italiane in un contesto industriale globale sempre più competitivo e interconnesso.

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Dottoressa Zerbi, fino a qualche mese fa il futuro di Lancia non era affatto scontato. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

«Il rilancio è appena iniziato. La nuova Ypsilon è arrivata sul mercato domestico poco più di un anno fa e solo nel 2024 su alcuni mercati esteri. Abbiamo idee molto chiare. Stiamo ancora ampliando gli allestimenti e le motorizzazioni della famiglia Ypsilon per coprire completamente il segmento B».

Cosa manca attualmente alla sua gamma?

«Oggi i nostri motori ibridi ed elettrici coprono circa il 30% del segmento B in Europa, ma ci manca il restante 70%. Per questo, a partire dal secondo trimestre 2026, introdurremo nuove motorizzazioni e trasmissioni termiche. La prima fase è stata far vedere la Ypsilon sulle strade in numero sufficiente, perché questa versione è radicalmente diversa dalle Ypsilon precedenti. Ci rivolgiamo ora a un pubblico completamente diverso. Prima parlavamo soprattutto alle donne, con un segmento A, molto cittadino, compatto a quattro porte, ma con una forma peculiare. Adesso abbiamo una vettura molto più agile e tecnologica, che ha fatto un balzo in avanti con un'anima sportiva. Ci stanno scegliendo anche giovani e uomini che prima non guardavano a Lancia. Dobbiamo parlare linguaggi diversi a seconda del target di riferimento, sia in conquista che in fedeltà, perché abbiamo una base clienti consolidata con cui vogliamo continuare a dialogare».

È previsto l'arrivo di altri modelli oltre alla Ypsilon?

«Nella seconda metà del 2026 arriverà la Gamma, un nuovo modello prodotto nello stabilimento italiano di Melfi. Sarà un veicolo più grande, che parlerà a un pubblico completamente diverso: famiglie, flotte e user chooser (dipendente che, guidando un’auto aziendale, può sceglierne marca e modello entro parametri stabiliti dall’azienda, nda), pensato per segmenti di mercato che la Ypsilon non può raggiungere. Questo ampliamento di gamma è fondamentale per il rilancio».

Ai nostalgici dico: il mondo è cambiato e continuerà a cambiare. Non mi meraviglierebbe vedere un domani dei centri Lancia in Cina.

Come procede l'espansione internazionale?

«Siamo entrati da poco in alcuni mercati stranieri, tra cui il Belgio dove abbiamo già una copertura sufficiente. In Francia e Spagna dobbiamo invece aumentare significativamente la copertura territoriale, mentre in Olanda siamo già ben posizionati. Stiamo inoltre studiando l'ingresso in altri mercati esteri. L'internazionalizzazione è fondamentale: vogliamo portare Lancia ben oltre i confini italiani».

Perché avete scelto di tornare nel motorsport con il WRC2?

«Il motorsport rappresenta una vetrina straordinaria che si ricollega alle radici storiche di Lancia. Ci sono tantissimi appassionati di rally, soprattutto all'estero. Questa operazione ci permette di acquisire competenze tecniche da trasferire poi sulle vetture stradali come l'HF e l'HF Line. Ma soprattutto ci serve per portare notorietà. Tutti conoscono Lancia per il suo passato glorioso, ma il presente e il futuro del brand sono completamente diversi. Abbiamo veicoli nuovi e attuali che dobbiamo far conoscere alle generazioni attuali, e il rally è una vetrina perfetta».

Lancia è storicamente un brand premium, ma la vecchia Ypsilon aveva successo anche per il su prezzo particolarmente competitivo. Quale posizionamento sceglierete tra questi due estremi?

«Questo è il nocciolo della questione. Lancia ha un'eleganza intrinseca che stiamo portando nel design della vettura, con un occhio al futuro. Lo chiamiamo design progressivo: deve guardare avanti ma avere la possibilità di diventare un classico, di durare nel tempo. Sul prezzo, il nostro esercizio è valorizzare i contenuti del brand portando valore al cliente finale. È il cliente che decide cosa è giusto. Abbiamo lanciato Ypsilon in Italia partendo dalla versione elettrica, in alto, quando non c'erano incentivi. Poi è arrivato l'ibrido. Ci siamo resi conto che dobbiamo essere sì premium ed eleganti, ma soprattutto portare un concetto di inclusività. Come? Con prezzi centrati nel segmento, azioni calibrate e offerte finanziarie alla portata dei consumatori. Vogliamo dare forma a un’idea di premium accessibile, eleganza inclusiva».

È effettivamente possibile unire questi due concetti apparentemente agli antipodi?

«Sì, assolutamente. Diversi marchi l’hanno fatto o lo stanno facendo in altre industries. Guardo molto a settori come l'interior design o alla moda: esistono casi di marchi che parlano questo linguaggio. Penso a Giorgio Armani, che ha la sua linea di alta moda, ma poi ha anche Armani Exchange, o a Zara che si è riposizionata rendendosi aspirazionale ma accessibile. Il concetto è quello dell'approachable desirability, il desiderio accessibile».

Lancia è stata anche il brand delle istituzioni italiane. Come si concilia questo con il nuovo posizionamento?

«Dipende dal modello. Difficilmente metterò un'istituzione sulla Ypsilon, dove possiamo parlare di eleganza pop, nelle versioni più eleganti e meno sportive. Ma quando vedremo la gamma completa, lì cominceremo a giocare un altro tipo di partita. L'evoluzione richiede tempo e una progressione in termini di modelli».

Prima della nuova Thema ho tante altre priorità. Mi piacerebbe vedere piuttosto una nuova Y10

Vedremo mai una nuova Thema?

«Prima della nuova Thema ho tante altre priorità. Mi piacerebbe vedere piuttosto una nuova Y10 prima della Thema».

C'è la volontà di recuperare il pubblico femminile che apprezzava la vecchia Ypsilon?

«Vorrei semplicemente riflettere nel marchio la realtà della popolazione europea. Prima della Ypsilon avevamo la Musa, comprata soprattutto dai senior, e la Delta più recente che era molto trasversale. Il pubblico a cui ti rivolgi dipende molto dal prodotto che porti. Con il secondo modello di Lancia riporteremo gli stilemi di design della Y per far capire che c'è un tema di design molto forward looking, che guarda avanti».

La nuova gamma arriverà sulla piattaforma STLA Medium. Quali motorizzazioni dobbiamo aspettarci?

«Vedremo diverse motorizzazioni, ma non posso dire tutto altrimenti a Parigi cosa vi racconto? Parliamo al plurale: elettrico, ibrido o termico. Prendetene due. Possiamo facilmente immaginare l'ibrido».

E per quanto riguarda la futura Delta prevista per il 2028?

«Non posso parlarne perché dobbiamo aspettare il piano strategico che lanceremo nella prima metà dell'anno. Stiamo considerando tutta una serie di scenari al di là di quelli già condivisi. Stiamo guardando a cosa deve e può funzionare meglio sul mercato da qui a qualche anno, a prescindere dal nome del prodotto».

Come intendete differenziare Lancia dall'esperienza DS, all'interno del gruppo Stellantis?

«Non cerchiamo un posizionamento così laterale e alto. Se guardiamo al mercato, i confini tra mainstream, premium e upper mainstream sono diventati molto labili. Prima si distingueva tra entry level, mainstream, upper mainstream, premium e luxury, ma ora questi confini si sono molto sfumati. Per me conta dare un prodotto desiderabile a un prezzo corretto. Non saremo mai entry level, ma non voglio neanche essere sulle nuvole».

Il motorsport Lancia ha sede a Parigi. Come risponde ai puristi che criticano questa scelta?

«Fino a due mesi fa guidavo un team completamente francese, eppure il capo ero io, italiana. Siamo in un'azienda globale con forti radici europee in tre paesi, Germania inclusa. È un po' nostalgico dire che il motorsport dovrebbe stare in Italia. Abbiamo molti ingegneri italiani che lavorano al progetto. Avremmo dovuto inventare da zero una sede e un know-how che invece esiste già in Stellantis. Ai nostalgici dico: il mondo è cambiato e continuerà a cambiare. Non mi meraviglierebbe vedere un domani centri in Cina. Siamo un'azienda globale. Il nostro capo italiano sta tra Stati Uniti, Brasile ed Europa. Miki Biasion ci sta dando una mano enorme, portando competenze italiane che contribuiscono alla messa a punto del motore e del telaio. Siamo in un'azienda globale. Io sono italiana, molti colleghi sono francesi, c'è chi è inglese. Lavoro con gente di tutto il mondo. Anche quando eravamo Fiat Chrysler Automobile alcune cose erano fatte dagli americani, ma allora nessuno si poneva il problema».

Chi solleva queste critiche è una minoranza?

«Sì, ed è una minoranza molto appassionata. La passione però a volte fa dimenticare la complessità industriale: una linea produttiva non è un disegno, ma investimenti enormi da ripagare con i volumi. Le cabrio sono quasi scomparse perché il mercato non le compra più. I SUV sono ovunque perché è quello che i clienti chiedono. E infatti arriveremo anche noi con un SUV».

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