Attualità

Una passeggiata tutta elettrica

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Lifestyle a bordo degli “elettrici”, dal lago alla montagna

Ascoltandolo, l'ing.Buzzi ci sottolineò quanto l'elettrico vada bene in linea teorica per quei mezzi che riescono a recuperare energia in decellerazioni e discese. Presto detto: torturiamo Gruppo Carmeli S.p.a finchè, divertiti dall'idea, non ci prestano la nuovissima Nissan Leaf elettrica per un complicato test. Un apparente innocuo giro del Lago d'Iseo, ma con una leggera deviazione per una delle strade più pendenti che ci siano nei dintorni: 25%. Ma non ci basta: “sfidiamo” l'auto, facendo raggiungere le medesime tappe salienti ad una bici elettro-assistita, che utilizzerà un “traghetto”elettrtico per attraversare il lago. Per l'occasione siamo finiti di nuovo “in acqua”, a bordo questa volta del motoscafo Ecoline 900 total electric, da nove metri e venti di un'altro ingegnere, veterano della nautica italiana (Cantieri di Sarnico, Riva, DP): l'ingegner Fausto Colombi. 

Fausto è appena tornato dall'est Europa, dove ha consegnato una sua barca ibrida da turismo fluviale, e salta giù dal camion giusto per mettere a mollo per noi la barca: come Buzzi ha 75 anni e anche lui ci “mangia in testa”in quanto a freschezza.

Ci accorgiamo che stiamo complicando la vita al direttore: Automoto si è appena occupata del record mondiale nautico di velocità con motore a gasolio, e dopo un'attimo è di nuovo in barca vicino ad un'altra prova speciale, questa volta di efficienza elettrica. Ci manca di provare un super-foils e avremo affrontato i migliori casi di efficienza energetica marina. Potrebbe accadere.

L'Ecoline 900
L'Ecoline 900

Partiamo da Clusane nel silenzio più totale su questo splendido tender di lusso alla volta di Iseo. A prua c'è un salottino meraviglioso. Il pavimento è piatto da prua a poppa, e dunque si cammina a bordo senza inciampi. Tra l'altro la barca è un prototipo di studio per la navigazione veneziana, ove si presterà come taxi ibrido. Un'anteprima di massimo interesse e dal compito molto elevato.

La barca viaggia con calma, a 5 nodi, per 12 ore. Possiede un generatore di bordo d'emergenza di grande autonomia. Percorriamo un tratto a 15 nodi, senza udire il motore, splendido! Abbiamo chiesto a Dick Dastardly di riprenderci dal suo malefico barchino storico, veneziano anche lui data l'occasione, per sottolineare il contrasto tra i due tipi di navigazione che le due barche incarnano. Sembra il “barchin” del mitico bandito lagunare Cocìs: 100 kg di barca per altri quasi 100 di fuoribordo Mercury V8, due tempi! Una meraviglia da 50 nodi orari. Ed un rumore assordante. Siamo dunque separati da quarant'anni di storia dell'eccellenza nautica. Gradiamo ovviamente di più, ora, il silenzio, il rapporto con la Natura e l'andatura che consente un vivere civile generale.

Con la 900, al timone sembra di portare una barca a vela senza albero, è sorprendente, in questo silenzio che non ti aspetti. L'elettrico e la calma fruibilità di questa barca la rendono elitaria, unica nel proiettarti in un rapporto con il circostante, il paesaggio, ora molto più percepibile. Sembra di ristabilire a livello sensoriale un nesso con la Natura, ed è proprio in questo che ci sentiamo di dire che il veicolo elettrtico abbia una marcia in più verso la sotenibilità. Ci si muove in punta dei piedi nell'ambiente, senza farsi notare in modo rumoroso ed egocentrico. Guidare lentamente con un motoscafo normale non è la stessa cosa, è una forzatura che non soddisfa. Il gozzo è più rumoroso e vibra. La barca elettrica è una cosa diversa, un nuovo tipo di natante, con la sua netta personalità.

Il percorso, andata e ritorno, ha impegnato auto e bici lungo una salita con punte del 25%, mentre la barca è stata accesa per più di quattro ore, rimanendo con il 70% ancora di carica. Leaf è tornata con più della metà della carica e Mao, il ciclista, è quello che giunti alla malga, ha mangiato meno di tutti. Non sembra che l'autonomia si sia rilevata un problema
Il percorso, andata e ritorno, ha impegnato auto e bici lungo una salita con punte del 25%, mentre la barca è stata accesa per più di quattro ore, rimanendo con il 70% ancora di carica. Leaf è tornata con più della metà della carica e Mao, il ciclista, è quello che giunti alla malga, ha mangiato meno di tutti. Non sembra che l'autonomia si sia rilevata un problema

Nissan Leaf

Leaf ha distanziato di una manciata di centimetri “Ecoline 900” sul traguardo, sfruttando la lunghezza della rampa per uscire dall'acqua. Galleggia comunque piuttosto male
Leaf ha distanziato di una manciata di centimetri “Ecoline 900” sul traguardo, sfruttando la lunghezza della rampa per uscire dall'acqua. Galleggia comunque piuttosto male

La stessa percezione di contatto maggiore con la Natura ci viene dall'auto. Sbarcati ad Iseo, dopo questo rilassantissimo viaggio quasi estatico, ci attende la nostra Leaf.

Ormeggiamo e veniamo colpiti dal rumore, specialmente dei motorini. Di colpo questo rumore ci pare un estraneo che non ha più ragion d'essere. Una riflessione necessaria: il mezzo elettrico ci fa sembrare, a pelle, ridondante ed estremamente di disturbo il mondo dei veicoli a motore termico. Dopo aver ammesso a chiare lettere che questa sensazione ci ha travolti andremo dal “grullaio” (Vd.psicologo, da “Amici Miei”), o a vedere la partenza delle Mille Miglia, per riprofessare la nostra fede endotermica, magari davanti ad una sexyssima Lancia Lambda. Ma ormai il dado è tratto e l'elettrico ci sta incuriosendo sempre più, e affascinando con tutta la sua freschezza. Ci piace parecchio.

Dunque stiamo constatando che il mezzo elettrico non ci deve conquistare tanto per la sua sbandierata ecologia o quant'altro di meramente tecnico: qui i conti non tornano ancora. Questi arnesi invece sono da scegliere perchè estremamente piacevoli e perchè rappresentano un nuovo modo di viaggiare, di guidare e di percepire il circostante. Qualcuno l'aveva mai detto prima? Lanciamo dunque questa svitata nuova campagna marketing, quasi furba come quella in cui, sotto alla Multipla, vi era la scritta “sarai bello tu!”:

“Elettrico, va come va, ma è irresistibilmente bello!” E basta polemiche o sogni di rinchiudere la gente in scatolette orrende teleguidate, che vanno dove e come dicono loro, se ti comporterai bene. L'elettrico va perchè piace, perchè è diverso e incuriosisce. Stare in silenzio ci fa concentrare e rende meno nervosi, dunque fa bene. Il resto è purtroppo opinabile.

A Iseo ne escogitiamo una: lasciamo Fausto in compagnia di diverse autorità che - ben venga – si sono interessate calorosamente al nostro test, mentre noi proseguiamo per un bar, sede di Legambiente Franciacorta, dove Duferco Energia ci ha messo una colonnina di ricarica da 7,5 kw. Davide ha fatto il pieno prima di raggiungerci, di aperitivi e, forse, anche di corrente.

Prova di forza

Inizia la sfida: la bici elettro-assistita parte con noi, cercando di raggiungere per prima una malga produttrice di ottimi formaggi sul Monte Bronzone, sulla sponda bergamasca del Lago.

Per farlo userà il nostro motoscafo come traghetto, per testare uno sperimentale collegamento pubblico elettrico, lacustre. I sindaci dei laghi europei si riuniranno a breve proprio per discutere di mobilità sostenibile lacustre, e noi li abbiamo simpaticamente anticipati.

Dunque una bici ed una barca da 5 nodi di crocera sfidano un'auto con 250 km di autonomia residua indicata.

Il passaggio a bordo di “Ecoline 900” non sembra così scomodo per ciclista e bici. Questo era l'umore a bordo mente, sul lungo lago, in tre si era chiusi in auto per fare lo stesso tragitto, mettendoci più tempo. Traghetti lacustri di questa stazza sono certamente vincenti
Il passaggio a bordo di “Ecoline 900” non sembra così scomodo per ciclista e bici. Questo era l'umore a bordo mente, sul lungo lago, in tre si era chiusi in auto per fare lo stesso tragitto, mettendoci più tempo. Traghetti lacustri di questa stazza sono certamente vincenti

Per fare le riprese usiamo ovviamente una spider idropneumatica, come una volta. Ovviamente disegnata da Flaminio Bertoni, una delle pochissime originali Citroen.

Nel mentre arriva una 124 spyder e, come spesso, pensiamo a Tom Tjaarda, lucidissimo e visionario nella comprensione della mobilità contemporanea e futuribile. E' il segno che ci sta spiando dalla sua nuvoletta, ottimo. Due grandi del car design sono presenti, nelle loro creazioni.

Ds e 124, Flaminio Bertoni e Tom Tjaarda, le loro illustri creazioni vengono a guardarci. Tutto quello che state per dire sul car design ieri e oggi è vero
Ds e 124, Flaminio Bertoni e Tom Tjaarda, le loro illustri creazioni vengono a guardarci. Tutto quello che state per dire sul car design ieri e oggi è vero
Un occhio alla strumentazione è d'obbligo
Un occhio alla strumentazione è d'obbligo

Siamo in tre a bordo e ciascuno si diverte a formulare calcoli matematici – ovviamente errati – in base a ciò che la strumentazione completissima ci riporta su autonomia, velocità, consumi ed energia impiegata. Ottenere migliorie sui km residui sono il passatempo dell'auto elettrica. Dopo 24 km percorsi abbiamo diminuito di soli 12 km l'autonomia di bordo. Questo dato serve ad elucubrare in almeno 10 modi diversi sul suo significato matematico, scientificamente insignificante. Ma l'uomo della strada capisce qualcosa che non sa spiegare, e forse, percependo questi dati non dovrà spingere l'auto.

La guida si fa preventiva e molto fluida, per giocare appunto con l'effetto ricarica. Leaf ha un pedale gas che, rilasciato bruscamente, fa da freno. Il risultato è stato che abbiamo frenato 6 volte in 70 km col pedale del freno. Di queste, 4 volte in discesa, raggiunti i fatidici 25% di pendenza, un'altra prima delle strisce pedonali ed una ancora per osservare in modo critico i trend della moda primaverile 2018 sul lungolago.

 

Chi vince?

La salita al Bronzone, 25%, acciottolati e tornanti. Il posto ideale per collaudare un mezzo
La salita al Bronzone, 25%, acciottolati e tornanti. Il posto ideale per collaudare un mezzo

Mao e Fausto ci hanno preceduti per alcuni minuti, sono già al molo di Tavernola Bergamasca. Noi abbiamo guidato a velocità codice/buon senso, ovviamente. Sappiamo che in salita ci mangeremo la bici e il Mao. Ovvio. Forse no: le viuzze sono strettissime e sui tornanti veniamo rallentati da un auto più lenta. Mao vola avanti e sparisce. Inizia la salita del 25% alla Chiesa di S.Pietro, con tanto di affresco del Romanino, dalla prospettiva interessantissima. Il navigatore sbarella e sbagliamo strada in un dedalo strettissimo. La bici sta'sbagliando pure lei, segno che nessuno prende, al bivio appena sopra. Le nostre manovre più lente danno fiato ai tempi della bici. La salita, ora in acciottolato, ci rallenta. Mao è sparito. Leaf mangia i tornanti senza quei sobbalzi dati dalle cambiate o dal movimento dei motori trasversali: fantastico.

Si sale questa ripidissima strada senza subire la leggera ansia data dal rumore del motore che arranca. La sensazione è nuovissima e splendida: ci sembra di decollare con una tranquillità ed una interazione con la montagna mai provati prima. E' bellissimo. L'autonomia ora cala di 8 kilometri ad ogni kilometro percorso. Ne abbiamo persi 24 in tre kilometri. La salita inizia ad addolcirsi sensibilmente e “mangiamo” 5km al km. Sulla stessa strada l'econometro di un 2000 benzina (acc.indiretta) va al fondo scala di 50 litri /100km. Risorpassiamo il Mao, con tanto di pernacchia. La bici elettro-assistita sembra comunque volare. Però ora le prende dalla Leaf. Ma dura poco: un gruppetto ci corre incontro, in mezzo alla strada. Pensiamo siano delle bionde che accorrono per ammirarci, dato il nostro fascino, che senza dubbio è a loro consono. Ma ci sbagliamo, non sono le capre bionde dell'Adamello ovviamente, ma capre comuni. Mao ci ripassa ricambiandoci a gesti e ci precede per trecento metri al traguardo, ha vinto!

Ci fermiamo una mezz'ora per una serrata acquisizione dati, estremamente puntigliosa, che comporta lo svuotamento delle riserve della malga.

Da questo punto in poi solo pochi tornanti conducono a valle, il resto è discesa pura
Da questo punto in poi solo pochi tornanti conducono a valle, il resto è discesa pura

Al ritorno la bici, che fin'ora ha percorso pochi km, tornerà fino a Provaglio con le sue ruote, 40 km.

Leaf prosegue a coccolarci nella sua muta discesa, senza mai frenare. Provate anche voi, è una sensazione magnifica. Altre ammiratrici accorrono fuori dal tornante, questa volta più arzille, quasi minacciose: una mandria di mucche in corsa non avverte rumore e non si intimorisce per l'auto. Noi ci terrorizziamo. Una di esse cerca di sorpassarci scalando il dirupo a monte e per poco non ci ruzzola sul cofano. Le sue colleghe iniziano ad annusare l'auto, coprendola di bave. Laviamo la macchina ad un fontanino perdendo tempo prezioso. La discesa si fa ripidissima e dobbiamo intervenire sul freno ben quattro volte, di cui una per manovrare, incrociando un'auto. Qui scopriamo attoniti che l'auto non si ricarica oltre una certa pendenza. Stiamo ormai rientrando e la nostra autonomia residua è di 195 km circa. Alla fine del giro abbiamo percorso 23 km senza grossi sali-scendi, 8 km di salita di cui 3 con pendenza ripidissima (anche 25%) per un totale di 31 km all'andata. Il ritorno è stato invece di 40 km, finendo dunque a 71 km la nostra “passeggiata elettrica”. L'auto è poi tornata in sede terminando a 100 km il suo giro. Autonomia residua km 150. Dati che non dicono nulla scientificamente, ma importantissimi: il primo punto è stato che la strumentazione di bordo si è dimostrata perfettamente attendibile, senza innescare dubbi deleteri sull'autonomia. Questo è fondamentale. Il secondo dato è che la nostra giornata-tipo non è stata guastata da problemi di autonomia. Un giretto, sicuramente, ma quanto basta per una domenica fuori porta. Abbiamo visto il lago, paesini tipici, montagna, mucche e malghe. Soddisfatti.

La barca invece se ne è tornata dopo 5 ore di giro in cantiere con ancora il 70% della carica. Sul lago si è dimostrata dunque perfetta e piacevolissima. La bici ha conquistato e divertito tutti: gettato con sportività il Mao da un dirupo per aver osato vincere, gliela abbiamo rubata, scoprendo che si inerpica ovunque, a velocità noteovoli. E' stato forse il mezzo più divertente ed il best-buy del lotto.
Dunque, scientificamente, i mezzi elettrici hanno dimostrato di convicere in quanto estremamente divertenti e accattivanti. Il loro paventato rapporto buono con la Natura c'è tutto – a nostro avviso - nella misura in cui il rapporto con questa sembra essere acuito, al contrario dei mezzi...rumorosi. Sembra poco, ma questo fatto fa desistere completamente da usi impropri, sprechi di energia, guide moleste o dissennate. Ci è parso tantissimo dunque. Non accellerare a caso per poi frenare a caso come in milioni fanno tutti i giorni porterebbe ad un risparmio energetico, di freni e di pneumatici enorme, di certo maggiore di quello singolarmente risibile, rappresentato dal servosterzo elettro-assistito. Vi è dunque un aspetto “etico” nell'uso del mezzo elettrico, che gioca molto a suo favore. La bici elettrica rappresenta una novità nel vivere la montagna nelle quattro stagioni davvero divertente: questo apre nuove frontiere per la montagna, indipendente che sia innevata o no. La barca ha sedotto tutti e, a seguito della nostra malefatta, ha già portato anche la sua sorella ibrida a tuffarsi nel Lago d'Iseo, per il Festival dei Laghi Europei del 2 giugno prossimo.

Ergo?

Ci siamo divertiti davvero guidando dei nuovi mezzi totalmente differenti dagli altri, in miglior sintonia col circostante e senza fare rumore. Se vi capita lasciatevi stregare da queste nuove sensazioni, così belle e nuove.

Alessandro Sammartini

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