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WRC 2020. Svezia D-3. È miracolo Evans-Toyota?

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Il sabato del villaggio di Torsby celebra l’ascesa inarrestabile del pilota britannico in perfetta comunione con la Yaris WRC. Tanak in agguato, Re Ogier e Principe Rovanpera in bagarre per il terzo posto. Neuville in difficoltà

Torsby, Svezia, 15 Febbraio. Se lo vedi guidare sembra sempre in affanno, quasi impaurito. Invece è una caratteristica della sua concentrazione, a bocca aperta, quasi a stupirsi di sé stesso, e apparentemente in costante iperventilazione. Elfyn Evans non sembra un Pilota di ghiaccio, insomma, bensì, e a dispetto dell’origine non certo mediterranea, un emotivo.

La verità, come al solito, sta in mezzo e distoglie dal centro di fuoco della realtà. La dote più forte del gallese è la sensibilità. Spieghiamo. Molti Piloti bravi vengono da una montagna di macchine distrutte e rientrano solo nel tempo dentro i margini di sicurezza che consentono loro di andare a mèta.

Altri, al contrario, mantengono nella prudenza talvolta infinitamente esagerata la scala su cui, piolo dopo piolo, salire fino al limite del rischio inaccettabile. Si tratta di due procedure di apprendimento, e non voglio aprire il dibattito su quale sia la migliore.

Evans fa storia a sé. “Sponsorizzato” quasi esclusivamente dall’attività della bella concessionaria Ford di Dolgellau fondata dal nonno e gestita da Papà Gwyndalf, a sua volta campione britannico, il giovane Elfyn si fa le ossa nel rispetto assoluto del “materiale”.

La famiglia appartiene a quella corrente di pensiero per cui le macchine non si distruggono, si ascoltano. Per ascoltare la meccanica non ci vuole orecchio, come si può essere portati a pensare guardando il viso di Evans, ma una joint venture di attenzioni fuori dal comune. La macchina si sente con le mani, con la forza centrifuga, con la spinta, con la velocità di risposta a “suggerimenti” anche molto lievi, con le punte dei piedi.

Elfyn Evans, Toyota Yaris WRC
Elfyn Evans, Toyota Yaris WRC

 

Elfyn sviluppa il senso della macchina e impara in questo modo. Può la crescente sensibilità alla prova quando è scoperto e assunto da Malcom Wilson e si sposta va Dovenby Hall come tester e, di conseguenza, sviluppatore di auto da Rally.

Elfyn Evans diventa campione di sensibilità.

Non la facciamo tanto lunga. Arrivano i Titoli nazionali, alcune chiamate cruciali, come quella all’ultimo minuto per sostituire Al Attiyah al Rally di Sardegna e finita con il sesto posto del debutto, la sberla del ponticello in Argentina e quindi il primo successo WRC al Rally del Galles 2017, per ora l’unico, con la perfetta “complicità” di DMACK, a dieci anni dal debutto ufficiale nello stesso Rally di casa. Ogier lo scopre come “spalla” preziosa, Tommi Makinen finalmente lo porta in prima linea nella totalmente rinnovata formazione Gazoo Racing per la stagione 2020 in corso.

Il “miracolo” si compie. Ma non è un miracolo, è la perfetta lievitazione del campione di sensibilità, ora cresciuto in competitività in una condizione ideale. Maturità e intesa perfetta con una Yaris WRC particolarmente competitiva.

Poi, vedremo quel che succede, ma intanto questo è l’Evans che domina largamente il 68° Rally Sweden!

Evans in fuga

E che succede, intanto? Succede una cosa semplice e straordinaria. Evans scende in pista per il secondo giorno e secondo giro sulle Prove Speciali già disputate il giorno precedente. Of-Finnskog 2 (21.26 km), Finnskogen 2 (20.68 km), Nyckelvattnet 2 (18.94 km), e conclusione sulla Torsby Sprint (2.80 Km).

Due volte primo e due volte secondo Venerdì, Evans “ottimizza” la propria tabella di marcia, si aggiudica le prime tre Speciali, due volte davanti a Tanak e Ogier e una davanti a Rovanpera e Tanak, e si concede addirittura un innocuo quarto posto nella Torsby Sprint, lasciando a Neuville una piccola vittoria che vale poco anche come segnale di riscatto.

La situazione generale, quando mancano appena 20 chilometri al termine del Rally, vede Evans davanti con un margine di vantaggio di 17 secondi su Tanak e di 28 su Ogier che ha ripassato Rovanpera. Il Re e il Principe, strano caso di bagarre intergenerazionale, tengono col fiato sospeso.

Thierry Neuville, Hyundai i20 WRC
Thierry Neuville, Hyundai i20 WRC

 

Alta tensione anche per il grande… piccolo finale del Rally. Molto dipenderà dalla “voglia di Power Stage” che anima i contendenti. Evans dovrebbe restare concentrato sulla vittoria del Rally, ma chissà che non voglia impreziosire una data che potrebbe essere memorabile, Ogier ha due buoni motivi, i punti in palio e… Rovanpera, per osare il 100%. Ultima chiamata anche per Thierry Neuville, punti e la faccia da salvare al termine di un Rally tutt’altro che da ricordare.

Non è la giornata del belga, e non lo è del suo collega chiamato all’ultimo momento, Breen. E non è neanche il Rally di Suninen, che lascia a Lappi, quinto, il compito di tenere in qualche modo al vento la bandiera di M-Sport.

Chiodate da... terra

Si va così direttamente alla giornata conclusiva e… direttamente alla Likenas 2, 21 chilometri, in regime di Power Stage. Il primo passaggio sulla Speciale è stato cancellato per lo stesso problema che attanaglia il Rally Svezia da prima ancora del suo inizio: poca (o punta) neve.

Con l’esclusione della “prova generale” del Power Stage le speciali disputate scendono a 9 delle 19 originariamente in programma. I “gommisti” si saranno fatti un’idea attendibile del comportamento delle chiodate sullo… sterrato!

Foto: Manrico Martella

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