wrc germania 2015

WRC di Germania, Day 2. -4 PS al “giusto” trionfo VW

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Ogier solitario, Latvala responsabile, Mikkelsen guardiano della fortezza Volkswagen che sta dominando. A due minuti e mezzo la prima Hyundai, Sordo, e risale Ford, Evans. Ordini di scuderia e pensieri per il futuro | P.Batini, Trier

WRC di Germania, Day 2. -4 PS al “giusto” trionfo VW

Trier, 22 Agosto. “Rischia” di essere il trionfo perfetto, così “spietato” non solo da cancellare in un colpo solo i brutti ricordi del recente passato, ma così roboante da seppellire l’attualità del Mondiale Rally sotto il peso insostenibile del marchio che lo sta “barbaramente” dominando: Volkswagen.


Un altro giorno è passato, il secondo del Rally ADAC di Germania, nona prova del Mondiale 2015, sestultima della stagione iridata destinata a replicare l’imbattibilità della Polo R e dei suoi piloti, Sebastien Ogier, Jari-Matti Latvala e Andreas Mikkelsen, che dura da tre anni. Cioè da quando sono arrivati, da quando la squadra diretta da Jost Capito è scesa in campo.


Altre nove vittorie, en plein provvisorio, e il vantaggio delle Polo R si è dilatato. La prima Hyundai, la i20 di Dani Sordo è a oltre due minuti e mezzo, e il vantaggio di Ogier sul rivale-compagno di Squadra Latvala si è dilatato anch’esso, passando dai nove secondi della vigilia al valore, ora quasi umiliante per il finlandese, di 33 secondi. Mikkelsen, “fuori gioco” sin dalle prime battute del Rally, si incarica di chiudere il portale della fortezza Volkswagen, ormai inviolabile, un minuto e un quarto alle spalle di Latvala.


Ogier ha vinto sei dei nove settori cronometrati, Latvala i restanti tre, ma il risultato globale è ancor più a favore del francese Campione del Mondo in carica, e ri-carica, poiché è maturato vistosamente su uno dei teatri più duri dell’intera stagione, quel Panzerplatte dove si allenano i carrarmati e che ridimensiona totalmente la definizione di Rally “tutto-asfalto” del Germania. Qui c’è di tutto, l’arena dove gli dei del “rallysmo” mondiale si esibiscono in un corto, fulminante, avvincente sprint, e quella Marathon di oltre 45 chilometri, con cento incroci di “strade” per modo di dire e il cuore in mano per venticinque minuti di bravura non-stop.

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il rally di Germania lo scorso hanno era stato dominato da Hyundai


Ed è questa la prova che ha ingigantito il Rally e Sebastien Ogier, “magico” tra gli sprazzi di asfalto sconnesso e i mattoni di calcestruzzo che tappano le buche, tra i giganteschi “menhirs” che segnalano i crocevia e “cordoli” di pietra che servono per tenere in carreggiata i tank in war-training. Superficie che, quando va bene, è cosparsa di insidiosa terra sabbiosa. Per venire a capo della lunga, infernale prova speciale ci vogliono nervi da Campione assoluto, da fuoriclasse. E Ogier lo è, e non trova niente di meglio da fare che dimostrarlo, annichilendo lo stesso Latvala, veloce e a suo agio tra le difficoltà, ma incredulo dei tempi che non lo tengono neanche in scia dell’imbattibile “collega”. Il risultato è strepitoso, emblematico. Polo R e Ogier fortissimi, irraggiungibili.


Il resto è briciole di attualità e pensieri trasversali, o per il futuro. Che ne è della concorrenza? Briciole dignitose, questo sì, nel duello tra i compagni di squadra Hyundai Sordo e Neuville, che quarto e quinto tengono botta a debita distanza, alternandosi ancora una volta ai piedi del podio tra piccoli errori e piccoli problemi meccanici, rapporti del cambio che entrano male, per esempio. Nervi e meccaniche, entrambi messi allo scoperto dalla durezza della prova e del Rally. E briciole quasi commoventi nel tentativo di stare lì, di non essere costretti alla resa e di risalire sino al sesto e settimo posto, come le Ford di Evans e le Citroen di Ostberg, che salvano la giornata stando in tre secondi tra loro, ma a oltre tre minuti dalla testa inarrivabile della Corsa.

Fate come volete, correte quanto volete e come sapete fare, ma riportate le Macchine a Casa senza un graffio!


Scontato il risultato, o per scaramanzia obbligatoria silenziato dai tifosi locali, si pensa ad altro. Agli ordini di scuderia, per esempio. Che avrà detto Jost Capito ai suoi ragazzi? Li ha “obbligati” a tenere le posizioni e a non strafare? No. Dire a un pilota di andare piano è il più difficile degli ordini, perché vuol dire metterli uno contro l’altro e, prima o poi, tutti contro il Boss, e dire di andare piano a tutti e due, o tre, è l’ordine più pericoloso, perché poi nel “cockpit” ci si rilassa e arrivano gli errori. Salomonicamente, Capito ha dato il solo ordine che ci si potesse aspettare dalla sua intelligenza. «Fate come volete, correte quanto volete e come sapete fare, ma riportate le Macchine a Casa senza un graffio!». In questo modo la decisione più difficile viene rimbalzata direttamente dentro le macchine e dentro le teste dei protagonisti, la pressione è forse un po’ più alta, ma la concentrazione e l’ordine naturale delle cose garantito. Ciascuno decide per conto proprio, e ciascuno trova immancabilmente quel limite oltre il quale è vietato andare. Ed ecco come si profila il risultato finale del Rally di Germania, con ognuno dei Piloti “padrone” del suo talento e delle sue paure.

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Le Volkswagen non hanno lasciato spazio alle Citroen DS


Un contesto così spudoratamente marchiato dallo strapotere Volkswagen lascia spazio ad una sola altra marca, l’unica che non c’è: Toyota. In silenzio ad ogni prova speciale la triplo zero che apre è una Mirai elettrica con le batterie caricate a idrogeno. Silenzio assoluto, solo le sirene che annunciano il passaggio della apri-pista, e dal tubo di scarico solo… acqua. Tra qualche mese la macchina presentata alla fine dello scorso anno in Giappone sarà sui mercati di USA, Danimarca, Gran Bretagna e Germania. Un futuro WRC super ecologico, certamente ancora lontano, sul quale sognare, e uno più vicino, diciotto mesi, per vedere la prima Yaris evoluzione WRC 2017 scendere sulle strade dei test del grande ritorno. Tommi Makinen non ci vuole dire chi sarà a guidarla, naturalmente, e la lista dei candidati-chiacchierati si allunga. Ora si parla di Neuville e di Mikkelsen, grandi amici anche fuori dal “ring”.
Meno quattro prove speciali, 67 chilometri cronometrati, alla fine del Germania 2015.

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