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L'Alfa Romeo 75 rappresenta un capitolo leggendario e intriso di nostalgia per la storia dell'Arma e degli appassionati di motori. Considerata l'ultima "vera" Alfa prima dell'acquisizione da parte del gruppo Fiat, questa berlina si distingueva per la trazione posteriore e una raffinatezza meccanica d'altri tempi.
Entrata in servizio nel 1988, la sua silhouette spigolosa ha attraversato uno dei periodi più complessi e drammatici dell'Italia contemporanea: dagli anni leggeri della "Milano da bere" fino alle trincee urbane segnate dalla banda della Uno Bianca, dalle stragi mafiose di Falcone e Borsellino del biennio 1992-1993, e dal crollo della Prima Repubblica sotto i colpi di Mani Pulite. In quel clima di massima emergenza, la 75 a sirene spiegate divenne il simbolo visivo di uno Stato che resisteva.
Dal punto di vista tecnico, l'auto era un vero capolavoro di ingegneria motoristica. Per ottenere una guidabilità eccezionale e un bilanciamento dei pesi perfetto (50/50), l'Alfa Romeo adottò il nobilissimo schema Transaxle, posizionando il cambio a cinque marce e il differenziale al retrotreno, spostando persino i dischi dei freni posteriori al centro dell'auto per ridurre le masse non sospese.
Spinta dal mitico motore bialbero da 122 cavalli progettato dall'ingegner Busso e alimentato da doppi carburatori Dell'Orto, la 75 dei Carabinieri beneficiava anche di un assetto irrigidito, specifico per i carichi operativi. Con un peso piuma di appena 1100 kg, l'auto offriva una guida "nuda e cruda", priva di elettronica ed ESP, agile come un go-kart ma severa sul bagnato, dove l'unico vero neo era un cambio un po' ostico che richiedeva la classica "doppietta" per non far grattare la seconda marcia.
L'esemplare protagonista del video è un pezzo di storia straordinariamente raro, un modello della prima serie del 1988 ribattezzato dagli esperti "fritto misto" o "pastone". Si tratta di una versione di transizione in cui l'Alfa Romeo, per soddisfare la fornitura statale risparmiando sui costi, assemblò la carrozzeria e il muso della prima serie utilizzando però componenti interne ed esterne della seconda serie già disponibili in fabbrica, come gli specchietti retrovisori e il volante a tre razze.
Verniciata nell'elegantissimo blu notte d'ordinanza, la vettura conserva intatti i dettagli dell'epoca: i lampeggiatori rotanti tradizionali (preferiti ai moderni e freddi LED), il faro brandeggiante a incandescenza, il numero aereo sul tetto per il coordinamento con gli elicotteri, i sedili in robusto tessuto blu pavone, la mitica radio OTV450 con la cornetta telefonica e persino l'alloggiamento ai piedi del capo equipaggio per la mitraglietta Beretta M12.
Oggi esistono solo tre esemplari di questa prima serie in tutta Italia, e questo è l'unico restaurato in condizioni da museo, tanto che persino la collezione ufficiale Alfa Romeo di Arese ne è priva. Acquistata come un rottame per 8.000 euro, l'auto è stata completamente ricostruita da un appassionato in un viaggio lungo cinque anni, per un costo di restauro di 25.000 euro e un investimento totale di 33.000 euro.
Il risultato è una vera e propria macchina del tempo capace di risvegliare i sensi: non solo per la risposta diretta e senza filtri ai comandi del pilota, ma anche per la sua incredibile componente olfattiva, legata al profumo tipico degli abitacoli anni '90 e a quell'aroma di benzina e ottani che penetra nell'abitacolo, testimonianza immortale di un'epoca in cui le auto erano forse imperfette, ma straordinariamente vive.
Si ringraziano Giuseppe e Giovanni Conti per la preziosa collaborazione.