prova su strada

Opel Meriva

Tutta nuova, con tante idee per facilitare la vita
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Si apre come una Rolls ma è pratica come una MPV da città

Opel Meriva

Amburgo, con il suo importante porto commerciale che da lavoro a più di 40.000 persone, è la città più giovane della Germania. E’ il luogo dove nascono le tendenze di maggior successo, quelle destinate a conquistare il mondo. Forse per questo la metropoli tedesca è stata scelta per il lancio della nuova Opel Meriva. Presentata nel 2003, la prima serie non ha mai smesso di inanellare successi tanto che ne sono state vendute oltre un milione in ventisette paesi e ben 187.000 solo in Italia fino al 2009 a detta dell’amministratore delegato della filiale italiana del colosso tedesco Roberto Matteucci. Questi risultati hanno premiato la forte carica di innovazione della Meriva, prima auto ad introdurre un avanzato concetto di flessibilità ergonomica denominato Flexspace, proposto su larga scala ad un pubblico eterogeneo e sempre più numeroso.

L’idea di un’erede per la fortunata monovolume, vista l’importanza del modello, viene da lontano. Ha iniziato a concretizzarsi addirittura nel 2005 intorno alla riproposizione di una soluzione non nuova ma ad oggi utilizzata solo sull’inarrivabile Rolls Royce Phantom. Stiamo parlando delle porte posteriori che si aprono controvento.

La prima impressione è che si tratti di un vezzo più adatto agli stravaganti clienti delle prestigiose berline inglesi che all’utenza familiare a cui la Meriva è destinata. Niente di più sbagliato. I progettisti Opel infatti sono giunti a riproporre questa soluzione dopo accurati studi condotti addirittura sfruttando la realtà virtuale che ha permesso loro di capire quali potessero essere i rimedi per limitare gli sforzi a carico della schiena entrando e uscendo dal veicolo. E alla prova dei fatti l’apertura a libro delle portiere limita le contorsioni e facilita le manovre di carico e scarico. Rispetto alle porte scorrevoli invece, pesano di meno, permettono di risparmiare diversi centimetri in lunghezza e non alzano il baricentro, a tutto vantaggio delle qualità dinamiche. Certo hanno anche una certa valenza estetica dato che, insieme allo scalino contribuiscono a definire un profilo dinamico e giovanile all’intero corpo vettura. Il frontale segue in pieno la linea stilistica intrapresa con l’Insigna prima e poi con l’Astra anche se i grossi fanali protesi sul cofano e l’ampia mascherina con il logo Opel al centro delineano un’ immagine più sbarazzina e meno di rappresentanza rispetto alle sorelle maggiori.

L’abitacolo proteso in avanti e il parabrezza inclinato donano infine all’insieme quel tocco di sportività che manca a molte concorrenti. A dire il vero però, è difficile individuare una vera e propria concorrente per la Meriva, che si propone come la più grande delle piccole monovolume ritagliandosi così uno spazio commerciale ben definito anche grazie ai suoi prezzi, calati in media del 5 per cento rispetto al vecchio modello e che la mettono al riparo dalla concorrenza diretta di vetture ben più costose come la Mercedes Classe B.

Più lunga di 24 centimetri, più larga di 12 (428x181 cm) e con un bagagliaio che va da un minimo di 400 litri ad un massimo di 1500 litri, la nuova Meriva cresce in tutto tranne che nel prezzo - con l’entry level venduta a 400 euro in meno rispetto al vecchio modello - e nelle cilindrate dei suoi propulsori. La parola d’ordine è “downsizing” e il denominatore comune è la sovralimentazione mediante turbina che permette di realizzare motori più piccoli e leggeri ma dall’elevata efficienza. Ecco allora l’eccezione che conferma la regola con l’unico propulsore aspirato della gamma ad aprire le danze. Si tratta di un 1.400 a benzina, quattro cilindri e 100 cavalli di potenza che nelle due versioni turbo, eroga 120 o 140 cavalli con coppie comprese tra i 175 e i 200 Nm da 1.750 ai 4.800 giri.

 

Le due versioni sovralimentate mandano in pensione i vecchi 1.600 e 1.800 cc. Per gli irriducibili del gasolio, ecco un 1.3 CDTi proposto in due livelli di potenza: 75 o 95 cv, mentre al top troviamo il collaudato 1.7 CDTi da 110 cv. La gamma prevista per il mercato italiano è semplice e ricca di contenuti con le sue due versioni Elective e Cosmo. La versione base dispone comunque di tutte le innovazioni “Flex” oltre che di un comparto sicurezza che non lascia nulla al caso. Tra le altre cose, ricordiamo il freno di stazionamento elettrico, gli Air bag frontali, laterali e a tendina, l’ESP con TCS, i poggiatesta attivi, il climatizzatore, il computer di bordo e la radio con Mp3.

Molto chiaro anche il listino prezzi con la Elective che parte da 16.250 euro con motore benzina da 100 cavalli. Per salire di potenza occorrono 1000 euro in più mentre per passare dal benzina alle rispettive versioni diesel, si devono aggiungere 1.500 euro. Una politica di mercato aggressiva quindi, che dovrebbe far attestare le vendite annue di Meriva sulle 10 mila unità per il 2010 con l’ambizioso obiettivo di raddoppiare la quota alla fine del 2011.

Nel corso di questo primo incontro con la nuova Meriva non sono mancate le sorprese. Dal punto di vista del design, il passo in avanti è notevole anche se qualcuno potrebbe ricordare con piacere la semplice, tondeggiante razionalità della linea del primo modello. Salendo a bordo invece anche i più nostalgici saranno lieti di dimenticare quella plancia squadrata e dall’aspetto povero, realizzata con plastiche dure e croccanti a dire il vero non completamente abolite nemmeno sulla nuova nata, ma sapientemente confinate nella parte bassa dell’abitacolo. Le zone più in vista e più soggette ad essere toccate sono invece di buona fattura, gli assemblaggi sono curati e il cruscotto ora è avvolgente e moderno. I comandi principali sono raggruppati nella consolle centrale, dietro al cambio in una zona facilmente accessibile anche seIl numero incredibile di pulsanti concentrati in un’area così piccola non ne facilità l’immediata individuazione. l’effetto scenico da vettura hi-tech di alta gamma però è garantito. Poco sotto ecco la leva del cambio che si trova in posizione rialzata e lascia il posto, sul tunnel centrale ad un binario di alluminio sul quale è montato il bracciolo con sotto alcuni dei trentadue vani porta oggetti di cui la Meriva è dotata. Questi vanno ad aumentare la flessibilità di un ambiente che si trasforma in poche mosse perchè dotato di sedili a scomparsa che possono essere organizzati al meglio a seconda delle esigenze del momento.

La visibiltà poi è ottima vista la posizione leggermente rialzata dei passeggeri posteriori, lo scalino laterale e l’ampio parabrezza e, al volante, non si fatica a tenere sotto controllo il traffico. Lo sterzo è più progressivo che preciso, ma vista la vocazione familiare della meriva e la sua propensione al comfort, questo non si può definire un vero e proprio difetto. In compenso le sospensioni sono tutt’altro che morbide e, al contrario, sacrificano un po’ di comfort alla dinamica di guida e alla tenuta di strada, sempre rassicurante in ogni condizione. Buono anche il cambio, preciso e dotato delle giuste spaziature. Al suo funzionamento si fa subito l’abitudine mentre con la frizione che stacca molto in alto e con i freni, potentissimi ma non altrettanto modulabili, ci vuole un po’ più di pazienza per trovare il giusto feeling.

La Meriva 1.4 turbo benzina da 140 cv che abbiamo avuto modo di guidare, ci ha colpito per i consumi ridotti (nell’ordine di 7 litri per cento Km) più che per per le prestazioni assolute. Si tratta di un motore dal funzionamento regolare, che eroga la potenza con costanza lungo tutto l’arco di utilizzo. La grande elasticità permette sorpassi facili senza però quel carattere e quell’incisività che probabilmente i motoristi Opel tengono in serbo per le versioni che verranno presentate nel 2011. Tra queste non dovrebbe mancare, tra l’altro, una versione Bi Fuel magari dotata di turbocompressore come nel caso della Zafira.

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