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CIR 2016. Targa Florio 100. Il Briefing di Andreucci-Andreussi

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Centesima edizione, un appuntamento che genera grandi aspettative. Difficile dire dove finisce l’evento e dove inizia il Rally. “Parco” Macchine e Equipaggi al completo, Rally come sempre difficile e imprevedibile, forse quest’anno più “emotivo”

CIR 2016. Targa Florio 100. Il Briefing di Andreucci-Andreussi

Davanti al Mare di Sicilia e sotto i suoi taumaturgici raggi di Sole, c’è un Targa Florio che stacca il gallone della centesima edizione. È una congiuntura seducente e irrinunciabile, gli astri che si allineano in un contesto geografico-storico-ambientale unico. L’occasione per realizzare un “io c’ero” di grande valore emozionale. Avanti, continuiamo con le esagerazioni! Beh, non troppo, a contare le Macchine iscritte all’Evento. 

Partecipazione oceanica, e sotto questo aspetto c’è da chiedersi qualcosa. Come mai si è dovuto aspettare il numero centro per scatenare un fuoco che doveva necessariamente covare, sotto la cenere dell’incuria e dell’abbandono a cui la Gara più antica del Mondo era stata fatta scivolare, inesorabilmente, negli ultimi anni? Serva di lezione, la passione spesso è più resistente della voglia di chi la dovrebbe alimentare.

Rivivano dunque le templari tribune di Cerda, le prove speciali che hanno portato in tutto il Mondo i nomi di piccoli centro abitati, Lascari, Gratteri, Collesano, altrimenti sconosciuti ai più. E riviva la battaglia che giunge alla centesima edizione, ora non più massima epopea del motorismo ma pur sempre un degno omaggio a quell’altro nome, Florio, che è ancora oggi un emblema di sport e di intraprendenza in questa parte di Sicilia. 

Sicilia è tutto. È sole, è mare stupendo. È storia che vive nella tradizione. È arte, e una tradizione che rende viva la storia dell’arte, è anche mangiare e bere bene. Vivere bene, insomma

Tra queste strade dagli asfalti incerti e difficili, a volte ruvidi e altre scivolosi, tra curve che talvolta non hanno una logica di geometria e diventano piccoli rebus da risolvere in un attimo spesso troppo breve, si corre la terza prova del CIR 2016. Dopo il Ciocco e Sanremo, il Targa arriva nella successione ormai serrata della massima serie italiana. E se parliamo di “massimo”, spuntano inevitabilmente i nomi che da qualche anno sono la Storia, dei Rally e del Targa Florio. Anna Andreussi e Paolo Andreucci. L’equipaggio-record del Rally in Italia.

Paolo, firmiamo il bilancio del Sanremo, prima di tutto.

«Il Sanremo ci ha dato un’altra vittoria, e qualche grattacapo. Una bella gara, questo sempre, e un impegno encomiabile dei suoi organizzatori, l’”Architetto”, Sergio Maiga, prima di tutti. Mezzo pieno e mezzo vuoto, il bicchiere del Sanremo ha dimostrato che il nostro è un Campionato con regole che fanno confusione, e che generano confusione. Potevamo farne a meno. Punto».

Targa numero 100. Che sia un valore aggiunto è fuor di dubbio, ma suscita anche in voi qualcosa di più? È fascino vero o una questione di affezione?

«Con il Targa Paolo e io abbiamo un’affezione personale molto forte. Non c’è dubbio. Abbiamo amici che vivono intensamente la gara, e ancor di più la nostra. Sono appassionati che ci seguono da vicino da anni, con i quali fa un enorme piacere condividere le emozioni di una Gara mitica. Il fascino del Rally, e ancor più dell’evento, è grandissimo, immutabile nel tempo.”

Paolo Andreucci: «Fascino e Rally, è una gara a cui teniamo molto, in modo particolare. Ecco anche perché ci teniamo a vincere il Rally, non le singole giornata di gara come “usa” oggi».

Percorso, formula di gara. C’è da aspettarsi qualcosa di particolare da questa edizione… particolare?

Paolo Andreucci: «Il percorso di questo Rally è sempre, sempre difficile. Non ‘è stata un’edizione che ha smentito questo punto fermo. La ragione è nelle strade, negli asfalti. Sconnesso quando non te lo spetti, scivoloso quando pensi che tenga, con cambi anche notevoli di grip e di condizioni, e anche di stato, repentini. Ma non c’è da farsi prendere alla sprovvista. È un percorso che tutti ormai conosciamo, e che abbiamo imparato a non sottovalutare. È il Targa!». 

Andreucci-Andreussi in azione durante la Targa Florio 2015
Andreucci-Andreussi in azione durante la Targa Florio 2015

Un toscano e una friulana, eppure entrambi anche un po’ siciliani. È vero, e perché?

Anna Andreussi: «Il concetto è già stato accennato. In Sicilia abbiamo amici, una folla di gente che ci stima, che tifa per noi pur avendo a portata di mano dei veri Campioni, dei Piloti forti. L’entusiasmo che ci segue è commovente. Cittadinanze onorarie, musei dedicati. È un’atmosfera dei motori molto forte e bella. Direi l’unica aria che si possa respirare qui».

E se volessimo parlare di avversari?

Paolo Andreucci: «Potremmo iniziare a dire che non mancano di certo. A parte i “soliti sospetti”, avversari “cronici” come Basso e Scandola, penso che bisognerà guardarsi le spalle ancora con più attenzione, perché c’è in giro qualche killer di troppo. Intanto Campedelli, che ha fatto bene a Sanremo, e poi Nucita, a Sanremo ma con l’anima siciliana già al Targa, Riolo, Runfola, enfants terribles. Nella mia personale sfera di cristallo vedo un’edizione combattuta come non mai!».

Targa Florio, grande futuro o canto del cigno?

Paolo Andreucci, Anna Andreussi. «La chiave di volta è l’edizione numero 100. Si spiega da sola. Come si fa a pensare al canto del cigno di un evento che ha cento anni? Il Targa 100 è una edizione del tutto particolare. E allora? Allora speriamo che si continui, così e ancora meglio. Il nostro sogno sarebbe di poter rifare una Targa come quelle dei tempi d’oro, con i prototipi e un regolamento molto personalizzato, un regolamento “particolare” che si addica alla caratura dell’evento. L’investimento è grosso, non c’è dubbio, ma sono sicuro che i ritorni sarebbero enormi. Fossi in loro, io ci crederei».

Che Speciali andare a vedere? Perché?

Paolo Andreucci: «Io dico le PS 8, e PS 100. E da non perdere è la Collesano finale di giornata. Perché vedere per credere».

Sicilia, che altro?

Anna Andreussi: «Sicilia è tutto. È sole, è mare stupendo. È storia che vive nella tradizione. È arte, e una tradizione che rende viva la storia dell’arte, è anche mangiare e bere bene. Vivere bene, insomma».

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