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La Formula 1 si gode una brevissima pausa dopo una tripletta probante come quella asiatica per ricaricare le energie prima della prossima, questa volta nelle Americhe. Si inizierà la prossima settimana ad Austin, in Texas, e poi sarà il turno del Messico e del Brasile. Un programma molto fitto per il Circus, che si trova ad affrontare la parte finale del calendario, il quale resta ancora incerto: le tappe in Qatar e Abu Dhabi sono infatti in bilico a causa dei recenti bombardamenti che hanno interessato aree adiacenti ai circuiti di Losail e Yas Marina. Questa incertezza influisce sui programmi dei team, sia per quanto riguarda gli sviluppi da portare in pista, sia per le allocazioni delle power unit.
È un tema molto spinoso, infatti, quello della gestione del chilometraggio dei motori di fronte a una stagione che potrebbe concludersi con 23 Gran Premi disputati — con il Bahrain che è stato recuperato in Malesia e l'Arabia Saudita fuori dai giochi — o con 22 appuntamenti, con il Qatar che rischia di non essere disputato e la tappa di Abu Dhabi sostituita con Imola, in attesa degli ultimi sviluppi da parte della Formula 1. Come per gli organizzatori del Circus, è complicato giostrarsi nella complessa sfida della geopolitica che sta modificando di volta in volta il calendario, è altrettanto complicato per i team dover organizzare e programmare il materiale necessario per ogni weekend di gara.
Non sapere quanti appuntamenti manchino effettivamente alla fine della stagione rende l'allocazione dei motori un vero e proprio rebus. A questo si aggiunge l’inedita partita che si gioca sul fronte dell’ADUO. Un chiaro esempio viene fornito dalla Mercedes con George Russell, arrivato già oltre il numero di power unit consentito dal regolamento — quattro — senza dover incorrere in una penalità. Il britannico ha voluto correre un rischio rimandando a dopo Monza — dove a partire dal fondo per il nuovo motore è stato Kimi Antonelli — l’introduzione di un quinto elemento nel pool a disposizione. Una scelta dettata dalla rincorsa al titolo mondiale che ora gli si è ritorta contro. A Monza aveva il vantaggio di avere il compagno fuori dai giochi, o almeno così pensava, visto che alla fine Kimi ha rimontato dalla diciannovesima alla prima posizione, portandosi a casa 25 punti essenziali. Madrid, la settimana successiva, era una pista dove — già alla vigilia del debutto del tracciato — sorpassare era chiaramente uno scenario impossibile.
Quando al rientro dalla pausa estiva in casa Mercedes si parlava della penalità da scontare per Antonelli, avevano chiarito che sulla carta solamente due piste erano adatte alla rimonta: Monza e Baku. Motivo per cui, anche per Russell, scontare la penalità in Azerbaigian gli avrebbe consentito di non perdere molto terreno rispetto a Kimi. Ma quando il britannico ha sentito di avere il colpo in canna per portarsi a casa la vittoria sul tracciato azero, ha voluto rimandare ancora una volta. Se non fosse che poi è stato il turno della Malesia, una pista probante per via dell'asfalto molto ruvido — poi neutralizzata dall’arrivo della pioggia alla domenica — dove la Formula 1 non correva da nove anni e senza riferimenti recenti. Inoltre, nel weekend di Sepang ha debuttato un nuovo pacchetto di aggiornamenti che ha stravolto la W17, caratterizzata da una finestra d’utilizzo molto più ristretta e da una quadra tecnica più complicata da individuare.
Proprio in Malesia, però, si è consumato il patatrac. Russell sperava di poter rimandare a dopo la tripletta asiatica l’introduzione del quinto motore: lo stesso motore che l’ha tradito a sole cinque tornate dalla bandiera a scacchi. Ha perso così il podio e punti importanti, condizionando inevitabilmente anche il weekend successivo a Singapore. La power unit si è surriscaldata, si è danneggiata gravemente e anche gli altri motori del pool erano ormai arrivati al limite. Da qui la partenza dal fondo nella gara domenicale di Marina Bay, conclusa in nona posizione e con la corsa frenata dall’Audi di Nico Hülkenberg. Il sabato, invece, la Sprint per lui è finita al secondo giro: la pista bagnata dalla pioggia l’ha beffato al passaggio sul rettilineo, dove ha piantato la sua W17.
La domanda sorge spontanea: perché George Russell ha rimandato così tanto l’introduzione di un nuovo motore, pur sapendo che quelli del pool erano quasi al limite del chilometraggio e rischiando una partenza dal fondo per penalità su piste dove sorpassare è così ostico? La risposta è molto semplice: sperava di poter arrivare fino ad Austin con un motore del pool per poi prendere la penalità in Texas. Proprio al Gran Premio delle Americhe — dove Kimi Antonelli ha il primo match point mondiale con 102 punti di vantaggio — la Mercedes dovrebbe portare il primo aggiornamento al motore con l’utilizzo dell’ADUO. Il britannico voleva sfruttare la penalità che comunque riceverà la prossima settimana per l’introduzione del nuovo turbo sviluppato con il primo gettone di ADUO per smarcare anche il quinto motore. Tante posizioni di penalità per ottimizzare il più possibile.
Tuttavia, questo non è più un piano percorribile per lui, che è scattato dal fondo a Singapore e dovrà scontare una penalità anche ad Austin per introdurre il nuovo turbo. Chi invece avrà "gratis" questo elemento è Kimi Antonelli: quando il bolognese ha cambiato la power unit a Monza ha introdotto nuove componenti, ma non il turbo. Dunque, in Texas per Kimi sarà un appuntamento senza alcun neo sul fronte delle penalità, e resterà tutto nelle sue mani per fare bene nel weekend in cui potrebbe avere la prima chance di incidere definitivamente il suo nome sulla coppa del campione di Formula 1, diventando anche il più giovane di sempre. Sono 102 i punti che lo separano da Russell, e per conquistare l’iride dovrà cercare di portare a casa la vittoria sperando che il compagno di squadra concluda dalla nona posizione in giù. Con la rimonta a cui George è chiamato per avere il nuovo turbo, Kimi può tirare un mezzo sospiro di sollievo. Inoltre, entrambi avranno la stessa specifica di monoposto, con Russell che tornerà alla versione aggiornata dopo il weekend di Singapore, dove non ha utilizzato gli sviluppi per una prova comparativa con Antonelli (che ha usato l’ultima versione della W17). Ma come dice Kimi, in linea con Toto Wolff, bisogna pensare un weekend alla volta. Perché se non sarà Austin, Antonelli avrà una seconda chance pochi giorni dopo in Messico oppure in Brasile, terra del suo idolo Ayrton Senna. Non è più questione di se, ma di quando per il nostro Kimi.