Perché Bottas non vuole correre a Imola? La verità dietro al caso tasse in F1, ma Verstappen lo tranquillizza: "Basta che le paghi". Bearman spaventato dal freddo: "Serviranno le catene da neve"

Perché Bottas non vuole correre a Imola? La verità dietro al caso tasse in F1, ma Verstappen lo tranquillizza: 'Basta che le paghi'. Bearman spaventato dal freddo: 'Serviranno le catene da neve'
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L'ipotesi Imola a dicembre accende il paddock a Sepang: Bottas punge il Fisco italiano, Verstappen lo richiama all'ordine sulle imposte e Bearman teme le temperature polari sull'Enzo e Dino Ferrari
1 ottobre 2026

La Formula 1 si è ritrovata nella notte italiana nel paddock di Sepang. La pista malese non ospitava la massima categoria a quattro ruote scoperte da quasi dieci anni, con Max Verstappen vincitore della sua seconda gara in carriera nel 2017. Oggi la Malesia torna in calendario, ma con la dicitura di Gran Premio del Bahrain. Questo perché Sakhir è stata ufficialmente cancellata lo scorso aprile a causa della guerra in Medio Oriente, ma gli organizzatori sono riusciti a trovare il modo di disputare la tappa del Bahrain senza andare fisicamente in Bahrain. La situazione geopolitica, però, potrebbe presto avere ulteriori impatti sul Mondiale, con Qatar e Abu Dhabi ancora a rischio.

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Entro i primi dieci giorni di ottobre la Formula 1 dovrà decidere le sorti delle ultime due tappe in calendario. Liberty Media, la FIA e i promoter locali stanno monitorando attentamente la situazione per tenere aperta ogni possibilità. Si tratta, infatti, sia di tutelare la sicurezza dei team, dei piloti e di tutti gli addetti ai lavori, sia di rispettare i rigorosi accordi commerciali presi con sponsor e network televisivi. Un terreno decisamente fragile su cui muoversi, destreggiandosi tra logistica, sicurezza e cavilli contrattuali. Per il momento Qatar e Abu Dhabi rimangono confermate, ma Imola è stata avvisata di tenersi pronta: qualora non fosse possibile andare a Yas Marina per l’ultimo appuntamento, sarà l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari a chiudere la stagione.

La stagione scenderebbe così a ventidue Gran Premi rispetto ai ventiquattro originariamente previsti, poiché l’Arabia Saudita non è stata sostituita e il Qatar non avrà una gara, a differenza del Bahrain che sta finanziando e curando la tappa in scena questo weekend in Malesia. A peggiorare il quadro per Losail c'è il fatto che il paese non sia ancora considerato "green", ovvero una destinazione del tutto sicura dove viaggiare, mentre Abu Dhabi sulla carta lo è. Anche la MotoGP, esattamente come la Formula 1, segue da vicino l'evoluzione dei fatti, dato che il Motomondiale dovrebbe fare tappa in Qatar tre settimane prima del Circus. Un finale di stagione ancora estremamente incerto, mentre i piloti hanno già espresso chiaramente le proprie preferenze.

“La Formula 1 non dovrebbe correre in un luogo attualmente coinvolto in un conflitto armato”, sono state le parole di Max Verstappen. “Andiamoci, ma alle giuste condizioni. Mi fido pienamente della Formula 1 e della FIA: prenderanno la decisione corretta perché dispongono di molte più informazioni di noi”, ha aggiunto l’olandese. Imola è un tracciato amatissimo dallo stesso Max, ma correrci a dicembre presenta diverse incognite. “Ci sono posti peggiori dove stare in inverno, basterà assicurarsi di non guidare al buio e pagare le tasse, non c'eèst alcun problema fiscale”. Ma cosa c’entrano le tasse in tutto questo? A sollevare per primo la questione a Sepang durante il media day è stato Valtteri Bottas.

“La questione della tassazione italiana sulle prestazioni degli atleti è il motivo per cui nessun pilota ama correre lì. Spero si continui a correre al caldo in Qatar e Abu Dhabi”, ha commentato il finlandese. Esatto, le tasse sulle prestazioni professionali degli atleti. Le parole di Bottas riportano alla mente il caso esploso lo scorso aprile con l'indagine della Guardia di Finanza di Bologna, scaturita dagli esposti dell'avvocato Alessandro Mei. L'inchiesta amministrativa ha messo nel mirino le ritenute d'acconto non versate all'Erario sui compensi maturati dai piloti stranieri durante i GP disputati a Monza, Imola e, nel 2020, al Mugello. Per la legge italiana, infatti, i piloti — ad eccezione dei portacolori di Ferrari e Racing Bulls, o dei residenti fiscali in Italia come Kimi Antonelli — sono considerati lavoratori autonomi. Le scuderie straniere, agendo da committenti, ricoprono la figura di sostituto d'imposta e avrebbero dovuto versare le imposte generate dall'attività svolta sul suolo nazionale.

Una vicenda che vedeva le Fiamme Gialle ipotizzare un'omissione di versamenti potenzialmente milionaria, ma che nel paddock si è ormai lasciata alle spalle dopo che i protagonisti e i team coinvolti hanno provveduto a saldare le somme dovute all’Agenzia delle Entrate. “Se la Formula 1 deciderà di andare in Medio Oriente, sarà perché non lo reputa pericoloso, altrimenti non si assumerebbe un simile rischio. E poi ad Abu Dhabi non ci sono tasse, giusto?”, ha concluso Bottas con una battuta. Di certo a Yas Marina non ci sarebbero problemi di freddo o di nebbia, insidie che al contrario salirebbero facilmente lungo le rive del Santerno. A scherzarci sopra è stato anche Oliver Bearman che, prima di debuttare in F1 con la Haas, ha vissuto da queste parti come terzo pilota Ferrari e membro della FDA: “Beh, preparate catene da neve e guanti riscaldanti!”. L’importante, però, come ha ricordato Verstappen, resta saldare il conto con il fisco.

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