F1. Fame d’aria: ecco perché la Ferrari ha aperto le feritoie della SF-26 in Messico

F1. Fame d’aria: ecco perché la Ferrari ha aperto le feritoie della SF-26 in Messico
Pubblicità
La Ferrari, così come altri top team, è intervenuta sul sistema di raffreddamento delle componenti vitali della SF-26 in Messico: ecco il perché di questa misura
30 ottobre 2026

L’atmosfera rarefatta di Città del Messico causa una fame d’aria alle componenti vitali delle monoposto di Formula 1. I 2.200 metri di altezza del mare a cui sorge l’Autodromo Hermanos Rodriguez rappresentano una sfida tecnica notevole per gli ingegneri, soprattutto in chiave affidabilità. Non è una sorpresa, dunque, che la maggior parte dei top team abbia optato per sistemi di cooling più estremi, con monoposto con ampi sfoghi. È vero per la Ferrari, che in Messico estremizza le aperture, con cinque feritoie nella zona del cofano motore e cinque sulle pance.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Sono visibili molte feritoie anche sulla McLaren MCL40 di Lando Norris e Oscar Piastri. La scuderia di Woking sceglie una strategia diversa rispetto alla Mercedes a parità di power unit. Il team ufficiale della Stella a tre punte non è infatti intervenuto in alcun modo sul sistema di raffreddamento della power unit, a tutto vantaggio dell’efficienza aerodinamica. Sulla Red Bull RB22 si nota un numero maggiore di feritoie nella zona del cofano motore, di concerto con piccole modifiche alle pance.

L’aria rarefatta di Città del Messico rappresenta un pericolo per tutte le componenti vitali della monoposto, power unit in testa. Non stupisce che la Ferrari abbia optato per un approccio conservativo, visto e considerato che il suo turbo più piccolo rispetto alla concorrenza è sì un vantaggio in termini di raggiungimento del regime di rotazione ideale, ma il componente rischia il surriscaldamento in maniera più marcata proprio per questa maggior efficienza. Non è detto che la Rossa opti per una configurazione così aperta anche nel prosieguo del weekend: potrebbe tornare sui suoi passi, se lo ritenesse necessario.

D’altronde, aprire la monoposto ha anche i suoi risvolti negativi. Feritoie ampie vanno infatti a sporcare l’efficienza aerodinamica della vettura, in un contesto in cui la deportanza generata è inferiore. È un altro effetto della rarefazione dell’aria, che comporta assetti a massimo carico – alla Montecarlo, per intenderci – a fronte di una deportanza generata decisamente inferiore. Considerando che l’attuale generazione di vetture crea meno carico della precedente, non ci stupiremmo di vedere una serie di errori da parte dei piloti nella prima sessione di libere in debito di ossigeno a Città del Messico.

Pubblicità