"Voleva vincere, per questo è scontento": Vasseur sposa la rabbia Leclerc ad Austin e rivela il vero limite Ferrari

'Voleva vincere, per questo è scontento': Vasseur sposa la rabbia Leclerc ad Austin e rivela il vero limite Ferrari
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Dal sorpasso su Verstappen al nodo della qualifica: Frédèric Vasseur analizza il podio della Ferrari in Texas, difendendo la frustrazione di Leclerc e spiegando perché la SF-26 perde la finestra perfetta in Q3
25 ottobre 2026

Il bilancio del Gran Premio degli Stati Uniti in casa Ferrari lascia intravedere due linee di lettura ben distinte, quasi opposte nella percezione emotiva ma perfettamente coerenti nell'analisi dei dati. Da un lato c'è il sorriso sul podio di un Charles Leclerc che, piazzando il sorpasso decisivo su Max Verstappen al giro 49 con una strategia soft-medium-hard impeccabile, ha estratto tutto il potenziale residuo dalla SF-26 aggiornata. Dall'altro c'è il volto scuro dello stesso monegasco a fine gara, consapevole che il passo mostrato sul passo gara ad Austin avrebbe potuto spalancare ben altri scenari se solo il sabato pomeriggio non avesse presentato il solito ostacolo.

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A fare da cuscinetto tra la frustrazione del pilota e la solidità dei numeri ci pensa Frédéric Vasseur. Il Team Principal della Rossa non cerca alibi né concede spazio ai drammatismi, riportando la discussione sui centesimi di secondo e sulle dinamiche sottili che oggi regolano la Formula 1. “Non dobbiamo affrettare le conclusioni”, esordisce il manager francese al termine della gara texana. “Siamo arrivati quarti e quinti in qualifica, ma a tre decimi dalla seconda posizione. Non è un disastro. Ieri eravamo lì, e nel complesso penso che il weekend sia andato bene. Tutto ha funzionato come ci aspettavamo: dal primo giro delle FP1 fino all'ultimo della gara, la macchina era in forma. Forse ci siamo persi qualcosa soltanto negli ultimi due giri della Q3”.

È proprio lì, in quella finestra ristrettissima che separa una prima fila da una terza fila, che si concentra il nodo nevralgico della Ferrari attuale. Il paradosso di Austin risiede tutto nella facilità con cui la monoposto trova ritmo in gara e nella drammatica sensibilità con cui reagisce quando le si chiede di spingere al limite assoluto nell'ultimo tentativo del sabato. Vasseur punta l'attenzione proprio su questa finestra operativa estrema: “La realtà è che la finestra di utilizzo delle gomme è strettissima. Non appena ne sei leggermente fuori, perdi subito due o tre decimi. E oggi, con i primi otto così vicini, due decimi possono significare sei posizioni in griglia. Puoi passare da una prestazione super al nulla per una semplice raffica di vento, per aver fatto slittare un po' troppo le gomme nel giro di lancio o per aver dovuto rallentare. Ieri tra la P2 e la P6 c'era un solo decimo di scarto. Se guardate il giro veloce di Charles in Q2, capite che avremmo potuto fare un lavoro perfetto in Q3, ma si tratta di dettagli infinitesimali”.

Ed è questa la chiave per comprendere la frustrazione con cui Leclerc ha tagliato il traguardo. Nonostante la brillante gestione delle mescole e l'aggressività mostrata per scavalcare la Red Bull di Verstappen, l'amaro in bocca resta. Un atteggiamento che Vasseur non solo non critica, ma promuove a pieni voti come motore trainante della squadra. “Ho sentito Charles via radio ed era molto presto quando ha detto che il suo obiettivo era la vittoria. E quando punti alla vittoria e arrivi secondo, non sei felice. Ma questo è un atteggiamento che mi piace enormemente”, ammette Fred con un cenno d'intesa. “Questa frustrazione è facile da gestire perché sappiamo tutti dove dobbiamo lavorare. È la terza o quarta gara consecutiva in cui siamo la squadra che dimostra una crescita costante sin dall'inizio del weekend. Siamo sulla strada giusta, la base c'è e il passo c'è sempre stato dal venerdì alla domenica”.

Non si tratta quindi di bocciare il pacchetto di aggiornamenti né di mettere in discussione il setup di base. La sfida, estesa ormai a tutta la griglia visto l'equilibrio regnante e la difficoltà di lettura delle mescole Pirelli, sta nell'estrarre quell'ultimo centesimo quando l'evoluzione della pista cambia i valori in tavola in poche centinaia di metri. “La competitività non è solo una questione di pacchetto aerodinamico”, conclude Vasseur. “Riguarda il modo in cui metti le gomme nella giusta finestra di esercizio. A volte ci riesci perfettamente, altre volte no. Il nostro focus ora è unicamente su quel passo finale del sabato in qualifica. Il feedback della vettura è buono, la direzione è quella corretta. Dobbiamo solo imparare a leggere meglio l'ultimo dettaglio per assicurarci che la domenica parta già dal posto che ci spetta”.

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